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Servizi sociosanitari, Comitato Associazioni Tutela: 'Comuni e Regioni non si accordano'

Cure, assistenza, anziani, solidarieta' 3' di lettura 23/12/2014 - Dunque nell’incontro del 22 dicembre, Comuni e ANCI non si sono messi d’accordo con la Regione sul entità e caratteristica del fondo regionale che dovrebbe evitare maggiori oneri agli utenti che fruiscono di servizi diurni e residenziali.

Le nuove tariffe e le ripartizioni delle spese - derivanti dall’accordo tra Regione e enti gestori, rispetto al quale l’ANCI, non ha mai detto una parola chiarificatrice – caricano su utenti e Comuni spese ulteriori che dovrebbero essere compensate da un fondo regionale di imprecisata entità. Ora forse i Comuni, dopo mesi e mesi, passati tra il silenzio e l’ossequio, hanno capito cos’è davvero in gioco. Ma non bisogna confondere i piani.

- La delibera regionale (1331/2014) frutto di accordo con gli enti gestori prevede in moltissimi servizi fruiti da migliaia di utenti una sottostima delle tariffe. Le nostre organizzazioni, lo hanno denunciato da subito e forse per queste sono state dalla Regione forzatamente estromesse, dal Tavolo nato dopo le proteste culminate nella manifestazione del novembre 2013, nel silenzio complice dei componenti. Ciò ha ripercussioni sulla qualità e sostenibilità dei servizi. Quando un servizio è sottostimato del 20/30%, gli effetti sono invisibili solo a chi decide di non voler vedere.

- In alcuni servizi, illegittimamente la Regione, sempre in accordo con gli enti gestori, prima ha abbassato le tariffe (anche del 20/40%) poi ha messo un tetto al finanziamento regionale, obbligatorio per legge, violando la normativa nazionale sui livelli essenziali di assistenza (con una riduzione del finanziamento del 65%).

- Con il fondo di solidarietà la Regione prevede, se ne dovrà verificare la legittimità, contribuzioni (ad esempio disabili in Centro diurno) anche per chi non ha redditi.

Ma occorre evitare ogni doppiezza e ambiguità.

Le quote a carico degli utenti sono regolamentate da precise norme nazionali, che i Comuni sono obbligati ad applicare. Norme che la gran parte dei Comuni ha sempre disatteso, caricando sugli utenti, al fine di ridurre le proprie spese. Le modifiche che entreranno in vigore in gennaio confermano ad esempio per le persone con disabilità (non coniugate e senza figli) come sono la quasi totalità degli utenti dei servizi diurni e residenziali, che il reddito di riferimento sarà solo quello dell’utente (e non dei familiari) che determinerà (non potendo aver mai lavorato) a meno di violazione della norma nessuna compartecipazione a suo carico. Dunque, per la grandissima maggioranza degli utenti la quota sociale (esclusa indennità nel residenziale) sarà a carico dei comuni. Comuni che, dunque, in tantissimi casi dovranno ridurre o azzerare gli oneri (soprattutto nei diurni) a carico degli utenti.

Chissà che Comuni ed ANCI toccati nell’unica corda cui finora hanno mostrato sensibilità (quella del finanziamento) non aprano gli occhi su quello che sta accadendo chiedendo la modifica della delibera sulle tariffe. Magari, non guardando solo i loro bilanci ma anche le esigenze ed i diritti dei loro cittadini più deboli. Questo è anche l’augurio che porgiamo agli amministratori per le prossime festività.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-12-2014 alle 19:29 sul giornale del 24 dicembre 2014 - 1093 letture

In questo articolo si parla di politica, Comitato Associazioni Tutela

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