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Ancona: abusivismo in spiaggia a Portonovo. Pioggia di denunce

3' di lettura 04/12/2014 - Dopo un esposto in Procura sulla mancata demolizione di opere abusive sulla spiaggia di Portonovo arriva la pioggia di denunce per 21 persone.

Nei giorni scorsi il personale del Comando Forestale del Conero a Sirolo ha deferito alla Procura della Repubblica di Ancona 21 persone, per la maggior parte residenti nel capoluogo dorico, proprietari dei terreni all'interno del parco del Conero, territorio protetto, per diversi abusi edilizi lungo la spiaggia di Portonovo.

L’indagine era partita alla fine di luglio, a seguito di delega della locale Procura per la verifica di una denuncia riguardante presunti abusi edilizi. E' così che il Comando forestale del Conero si recava dapprima presso gli uffici del Comune di Ancona, per acquisire copie del Piano Particolareggiato Esecutivo di Portonovo e dei verbali di sopralluogo del febbraio 2009, relativi alla verifica dell’ottemperanza di alcune ordinanze di demolizione di opere abusive realizzate sul luogo oggetto di indagine, emesse a suo tempo dal Comune di Ancona.

Dall’esame della documentazione raccolta, in particolare, è stato possibile constatare che nell’area in questione, a quella data, risultava ripristinato lo stato dei luoghi, non essendo presenti sul posto le strutture abusivamente realizzate, ma solo alcune imbarcazioni tirate a secco. Infatti, tali aree sono destinate a verde e sviluppo della vegetazione autoctona e su di esse sono vietate costruzioni di ogni tipo e movimenti di terreno che alterino la morfologia originaria dei luoghi.

Successivamente, durante un recente sopralluogo nell’area in collaborazione con un tecnico del Comune di Ancona, sono stati eseguiti alcuni rilievi tecnici dai quali è stato possibile accertare che una particella posta a confine con la spiaggia demaniale, inizialmente di proprietà di una cooperativa, è stata frazionata in tre parti, delimitate per lo più con funi sorrette da paletti in ferro infissi al suolo e con altro materiale di varia natura, quali vecchie tavole da surf, recinzioni da cantiere, tubi Innocenti, tavole, etc., fino alla retrostante falesia.

Nelle particelle così delimitate sono stati depositati dei natanti e, in assenza delle necessarie autorizzazioni, sono state realizzate delle opere per il loro stazionamento, come scali di alaggio, staccionate in legno tipo fioriera, manufatti in legno, una piattaforma in metallo e legno, oltre a modeste opere di spianamento e riporto, realizzate per rendere le aree pianeggianti, e basamenti in cemento, resti di manufatti demoliti presumibilmente nel corso del 2013.

Sembrerebbe anche che l’attività di scavo al piede della scarpata, da parte dei possessori dei terreni, non sia stata più eseguita, almeno per l’anno in corso, e che l’alterazione del suo equilibrio geologico sia dovuta a mareggiate, ad agenti climatici e alla natura instabile della stessa falesia, che agiscono sulle pareti già sub-verticali, derivate dall’attività di scavo già eseguita negli anni scorsi, con esposizione della scarpata a rischio di piccoli crolli o frane e pericolo per l’incolumità di chi si transita lungo la spiaggia. “Gli accertamenti sono risultati molto complessi- ha aggiunto il Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Ancona -a causa della numerosità degli interessati e degli interventi realizzati che, anche se di piccola entità, potrebbero causare nel tempo grossi danni all’ambiente protetto”.

Durante l’operazione, inoltre, sono stati effettuati anche rilievi fotografici trasmessi alla locale Procura della Repubblica insieme agli atti di rito.








Questo è un articolo pubblicato il 04-12-2014 alle 16:25 sul giornale del 05 dicembre 2014 - 1245 letture

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