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Pesaro: incendio in carcere, sventato dalla grande professionalità dei poliziotti penitenziari

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“Il detenuto straniero che nei giorni scorsi aveva aggredito un poliziotto nel carcere di Pesaro si è reso responsabile, pochi giorni fa, di un grave episodio che poteva avere gravissime conseguenze. Ha infatti dato fuoco alla cella, bruciando tutto quello che era nella sua disponibilità: materasso, cuscino, tavolo e armadietto".

"Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari in servizio, che sono rimasti intossicati. Ripeto, sono stati bravi i poliziotti penitenziari di servizio a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza”. Lo dichiara Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria, segnalando che il grave evento è accaduto martedì scorso nel carcere di Pesaro.

“La situazione, a Pesaro e nelle carceri italiane, resta grave e questo determina difficili, pericolose e stressanti condizioni di lavoro per gli Agenti di Polizia Penitenziaria”, prosegue il sindacalista dei Baschi Azzurri. “E sebbene l’Italia risulti di fatto inadempiente rispetto alla sentenza Torreggiani della Corte europea per i diritti dell'uomo, il rinvio al giugno 2015 per un'ulteriore valutazione sull'attuazione delle misure decise dal governo per affrontare il problema del sovraffollamento segna il fallimento delle politiche penitenziarie adottate dal DAP, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria".

"Perché se il numero dei detenuti è calato, questo è la conseguenza del varo – da parte del Parlamento – di 4 leggi svuota carcere in poco tempo. Ma il DAP non ha migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti. Occorre dunque rivedere il sistema dell’esecuzione penale il prima possibile, altro che vigilanza dinamica nelle galere. E allora serve una nuova guida all’Amministrazione Penitenziaria, da mesi senza un Capo Dipartimento, capace di introdurre vere riforme all’interno del sistema a partire dal rendere obbligatorio il lavoro in carcere”.

Capece torna a sottolineare le criticità delle carceri italiane: “Un problema è la mancanza di lavoro, che fa stare nell’apatia i detenuti. Ma va evidenziato anche che l’organico di Polizia Penitenziaria è sotto di 7mila unità, che non è pensabile chiudere strutture importanti di raccordo tra carcere, istituzioni e territorio come i Provveditorati Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria a meno che non si voglia paralizzare il sistema, che il carcere non può continuare con l’esclusiva concezione custodiale che lo ha caratterizzato fino ad oggi. E fatelo dire a noi che stiamo tra i detenuti, in prima linea, 24 ore al giorno”.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-10-2014 alle 15:32 sul giornale del 28 ottobre 2014 - 1112 letture