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Il Consorzio di Bonifica delle Marche fa scuola in Europa, delegazione belga in visita a Pesaro

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Consorzio di Bonifica delle Marche

Il Consorzio di Bonifica delle Marche si dimostra all’avanguardia nella gestione operativa del reticolo idraulico regionale. Sabato infatti, una delegazione belga che si occupa della gestione di un polder è stata accolta in visita a Pesaro per una dimostrazione concreta del modello organizzativo delle aziende di presidio del territorio. Un modello che il Consorzio ha avviato per primo in Italia.

"Siamo alle porte dell’autunno e con l’arrivo delle piogge, inizia una fase delicata per la tutela del territorio – ha dichiarato l’avvocato Claudio Netti, amministratore straordinario dell’ente che ha in questi mesi ha avviato una piccola rivoluzione interna proiettata alla modernizzazione dei servizi e all’efficienza -. Le criticità ci sono ancora tutte e lo sforzo per ripristinare un corretto assetto idraulico su scala regionale deve continuare. Su questo fronte il Consorzio è impegnato in prima linea e sta portando avanti una struttura operativa molto innovativa, basata sul controllo del territorio da parte degli agricoltori, che diventano “sentinelle””.

Siamo gli unici in Italia ad aver avviato un simile processo?

“In questi termini sì, perché uniamo il presidio idraulico (voluto dall’ordinanza sulle esondazioni) con il presidio ambientale. Si riuniscono in un unico soggetto la Direttiva Alluvioni e quella comunitaria sulle Politiche agricole ambientali”.

In concreto?

“Nelle Marche sono previsti circa 700 presidi territoriali a cura delle imprese agricole locali. Tutto è iniziato nella provincia di Macerata, ma gradualmente si sta espandendo nel resto del territorio regionale”.

Come faranno le imprese a candidarsi per diventarlo?

“Abbiamo assegnato la sorveglianza del territorio a 33 agronomi. Ognuno si occuperà di un’unità territoriale che corrisponde mediamente a circa 7 o 8 comuni. Il loro compito, tra gli altri, sarà anche quello di selezionare le 700 aziende agricole di presidio che dovranno monitorare la situazione localmente”.

Il Consorzio dunque si propone come l’unica struttura operativa per il corretto scorrimento delle acque?

“Quanto a manutenzione ordinaria sì, e parliamo di rimozione degli alberi in alveo, di riprofilazione dei fossi occlusi e così via”.

Ma così non scavalcate gli enti pubblici?

“E’ matura la consapevolezza sia da parte della Regione, dei Geni civili, delle Provincie, dei Comuni e del Corpo Forestale dello Stato, che al pubblico debba restare la funzione di programmazione e indirizzo, mentre l’operatività debba essere affidata ad un’Azienda, che è appunto il Consorzio di Bonifica”.

Ci saranno cambiamenti di rotta con le imminenti elezioni per gli organismi del Consorzio?

“No. L’indirizzo dell’attività consortile è ormai patrimonio acquisito. L’idea che ci debba essere un’azienda per affrontare in termini “industriali” la soluzione dei problemi legati all’assetto idrogeologico è forte e condivisa da tutti”.

E la Regione?

“Pensi che l’assessore all’Agricoltura e Ambiente Maura Malaspina ha inserito nel Piano di Sviluppo Rurale importanti garanzie che vanno in questa direzione. Lo stesso assessore alla Difesa del Suolo Paola Giorgi, sta tessendo le fila per dare al Consorzio di Bonifica una capacità operativa capace di superare le strettoie di una burocrazia ossessiva che ha pesato fortemente sul cattivo stato dell’integrità territoriale. Tutti sono convinti che non ci si può ricordare dell’argomento solo quando le alluvioni provocano morti o inondazioni di fabbriche e abitati e ingenti danni all’agricoltura”.



Consorzio di Bonifica delle Marche

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-10-2014 alle 15:28 sul giornale del 07 ottobre 2014 - 823 letture