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Operazione Chiarizia 2: torna in manette Annibaldi, sgominata banda di estorsori

2' di lettura 02/08/2014 - Una banda criminale dediata all’estorsione e alla riscossione di soldi legati allo spaccio di stupefacenti che operava tra le province di Pesaro e di Ancona, concentrando gli affari malavitosi nel senigalliese e nel fanese.

Si è concluso con cinque arresti per estorsione ed aggressione la seconda parte dell' "operazione Chiarizia", un nuovo filone di inchiesta concluso dai Carabinieri della Compagnia di Senigallia. Le indagini, avviate tre mesi fa, erano partite dall'aggressione avvenuta a San Lorenzo in Campo lo scorso 25 gennaio. Vittima un 41enne di Arcevia residente a Castelleone di Suasa. In manette è tornato Francesco Annibaldi, 32enne nato a Fabriano ma residente a Pergola, già arrestato il 15 gennaio.

In quella circostanza l'operazione "Chiarizia", scaturita sempre a seguito di una aggressione, si era conclusa con dieci indagati coinvolti a vario titolo nel traffico di cocaina ed estorsioni. Stavolta i nuovi sviluppi hanno portato al fermo di una banda criminale dedita all’estorsione e alla riscossione di soldi legati allo spaccio di droga. In manette sono anche finiti Alessia Leandra Viviano, 24enne nata a San Cataldo e residente a Pergola, moglie di Annibaldi, ora ai domiciliari, la madre dello stesso Annibaldi Giuliana Pienzetti, 61enne nata a Borgo San Lorenzo e residente a Pergola, che si trova nel carcere di Villa Fastiggi. Rinchiusi a Montacuto Besim Useini, 30enne macedone, e Moreno Sgreccia, 26enne nato a Jesi, entrambi residenti a Sassoferrato. I primi tre sono accusati di concorso in estorsione continuata, perché, in più circostanze e sotto minaccia avrebbero costretto la vittima a consegnare loro circa 2500 euro.

Gli altri due, esecutori dell’aggressione, sono ritenuti invece responsabili di concorso in tentata rapina ed estorsione. Il provvedimento cautelare è stato disposto dal Gip del Tribunale di Pesaro Lorena Mussoni su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro Giovanni Fabrizio Narbone. Da quanto emerso dall'impianto accusatorio, è stato smantellato un gruppo che, agli ordini di Annibaldi, minacciava ed estorceva soldi alle vittime allo scopo di mantenere la famiglia e far fronte alle spese legali a seguito del primo arresto di Annibaldi. Dalle indagini è anche emerso che il 32enne nel periodo del carcere utilizzava le visite della madre per affidarle dei "pizzini". Messaggi scritti a mano da Annibaldi che venivano letti alla vittima da una delle due donne.

A ricevere minacce, in un’occasione, era stata anche la moglie del 41enne, raggiunta da una delle due donne all’interno della sua attività commerciale. I due complici sarebbero invece stati utilizzati per compiere materialmente l'estorsione di denaro.








Questo è un articolo pubblicato il 02-08-2014 alle 00:54 sul giornale del 02 agosto 2014 - 2168 letture

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