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comunicato stampa

Inrca: il consigliere regionale Eusebi, "Quando una crisi può diventare una opportunità"

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Paolo Eusebi Idv

Al di là delle polemiche sterili contro un Avvocato che a tempo perso purtroppo fa anche il sindaco di Ancona e che da avvocato valente qual è vince le cause, credo che la crisi della ditta vincitrice potrebbe si allungare i tempi ma potrebbe essere l'occasione per migliorare la progettazione del nuovo INRCA, rendendolo più idoneo alle funzioni primarie che deve volgere come Istituto Nazionale di ricerca e Cura per gli Anziani, superando le forti critiche degli stessi Sanitari dell'Inrca, degli Amici dell'Inrca e di numerosi “esperti”.

Del resto, come si può dimenticare che Ancona, da sempre città bianca, aveva e continua ad avere diverse eccellenze. Di certo una delle più datate (il Salesi è del dicembre 1900) è quella dell’Inrca. E’ infatti il 1844, l’anno in cui viene istituito ad Ancona l’Ospizio dei Poveri per iniziativa della Congregazione dei Mercanti e degli Artisti con scopi di assistenza e beneficenza, nell’ambito del vecchio ospedale della SS. Trinità e S. Anna, ospitato nei locali del Convento di S. Francesco alle Scale. Il 10 marzo 1871 Vittorio Emanuele II legalizza l’Ospizio dei poveri vecchi. Nel 1881, a seguito di una donazione della Provincia di Ancona, l’Istituto diventa pubblico ed assume la denominazione di “Ospizio dei Poveri Vecchi e di Mendicità Vittorio Emanuele II”.

Nel corso degli anni l’ospizio si trasforma in un vero gerontocomio, tanto che nell’agosto del 1961, diventa Istituto di Riposo e Cura per Anziani (IRCA) e, quindi, nel 1963, ne viene riconosciuto il carattere nazionale (INRCA) mentre nel 1968, la definitiva consacrazione quale “Istituto di Ricerca a carattere scientifico (IRCCS)“: Unico istituto in Italia specializzato sui problemi degli Anziani. Particolare importanza gli studi dell’INRCA su i rapporti tra senescenza e cellule staminali, genetica, infiammazione, medicina molecolare. In pratica, una ricerca scientifica sui problemi del complesso fenomeno invecchiamento-disabilità. Grazie all’Inrca si è infatti sviluppata e radicata quella “cultura” sull’invecchiamento della popolazione basata appunto sugli aspetti demografici ed epidemiologici delle persone che invecchiano, sulla qualità della loro vita, sulle malattie correlate, sulle cure, sulla prevenzione e sulla riabilitazione, sui meccanismi fisio-patologici legati alla vecchiaia, sulla farmacovigilanza geriatrica, sulle cronicità e sulle invalidità più frequenti negli anziani.

Del resto oggi che la vita media si è notevolmente allungata, gli anziani rappresentano si un problema che deve essere affrontato realizzando un’adeguata rete di servizi socio-sanitari ma sono soprattutto da considerare una grossa risorsa da valorizzare opportunamente trasformando la terza età in una vera longevità attiva, Insomma un intero universo che abbiamo il dovere morale di preservare considerando che l’Inrca, tanto come Istituto scientifico per gli anziani quanto come Agenzia Nazionale dell’invecchiamento può rappresentare per il Governo e per le Regioni il punto di riferimento per articolare sui diversi territori e nelle diverse realtà una politica in favore della terza, quarta e quinta età.

E le Marche, una delle regioni più longeve d’Italia hanno il diritto-dovere di valorizzare l’Inrca non solo quale loro patrimonio storico ma soprattutto quale punta di diamante delle Marche nel Paese su di un fronte non facile come quello in favore degli anziani e della loro salute. In tal senso ho presentato la seguente interrogazione al Presidente Spacca e all'Assessore Mezzolani.



Paolo Eusebi Idv

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-07-2014 alle 11:23 sul giornale del 17 luglio 2014 - 690 letture