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Lotta all'inquinamento nell'Adriatico: Cardogna soddisfatto dell'approvazione della Legge regionale

Adriano Cardogna 4' di lettura 18/02/2014 - Un passo importante nella difesa delle coste marchigiane è stato fatto martedi (18 febbraio) dal Consiglio Regionale, con l’approvazione della legge che attiva il sistema costiero per la difesa del mare adriatico e del suo litorale.

“Le Marche – afferma Adriano Cardogna, Consigliere regionale dei Verdi e primo proponente della legge – anche in questa circostanza, non sono state a guardare, anzi, sono state protagoniste. Con questo atto è infatti la prima Regione nel bacino Adriatico-Ionico a dotarsi di un sistema organizzato di sensori costieri di rilevamento che, abbinati ad un modello matematico di previsione sviluppato in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche, è in grado di rilevare e successivamente prevedere lo spostamento in mare di idrocarburi o di altre sostanza inquinanti disperse a seguito di incidenti o per atti dolosi.”

“A questo proposito – dichiara il consigliere regionale – vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla stesura della Legge a cominciare dalla struttura competente della Regione Marche (P.F. Tutela del Mare), il prof. Alberto Felici - Direttore del corso TRIAM (Tutela delle Risorse Ittiche e dell'Ambiente Marino) dell'Università di Camerino e il Prof. Danovaro dell'UNIVPM, insieme al Corpo delle Autorità marittime e alla Commissione Ambiente del Consiglio regionale”.

Una strategia fondamentale per la difesa del mare. L'ultima notizia risale proprio a giovedì 6 Febbraio scorso, dove si è rischiato un grosso sversamento causato da una falla sulle tubature che trasportano idrocarburi dalla piattaforma al largo di Lido San Tommaso fin sulla terraferma, per fortuna dai danni contenibili.

“Naturalmente – sottolinea Cardogna – per garantire la piena operatività del sistema nelle 24 ore è auspicabile, in un futuro immediato, il coinvolgimento della Sala Operativa Unica Permanete (SOUP) per assicurare la massima tempestività degli interventi costieri nell’ambito della Protezione Civile ragionale”.

Con questa iniziativa la Regione Marche, che ha già condotto numerosi progetti Europei in partenariato con i paesi dell’Adriatico Orientale (Croazia, Slovenia, Bosnia, Albania) sul tema della lotta all’inquinamento del mare e delle coste, intende offrire un vero e proprio servizio di supporto alle altre Regioni italiane e agli altri Stati rivieraschi in tema di previsione e gestione di questo tipo di emergenze assumendo, all’interno della Macroregione, un ruolo di capofila nel fornire previsioni e knowledge. Questo sistema costiero di difesa dall’inquinamento si inquadra perfettamente nell’ambito della linea strategica per la Macroregione che vede il mare al primo posto e, come il Presidente Spacca ha ribadito durante l’incontro del 30 gennaio a Bruxelles, costituisce uno dei pilasti della “politica del mare”, il terzo, quello dell’ambiente.

Non va infatti dimenticata la vulnerabilità del bacino Adriatico-Ionico, definito dal Presidente Spacca “come un mare complesso” sia per le proprie caratteristiche intrinseche (bassi fondali, lento ricambio idrico), che per l’elevata pressione antropica a cui è sottoposto. “D’altro canto – conclude il consigliere Verde – questo mare che “unisce” e non divide le due sponde, ha un ruolo strategico per le economie dei paesi che vi si affacciano”.


SPECIFICHE 'TECNICHE SULLA LEGGE':

Il sistema, che integra e supporta le attività della Guardia Costiera, mira a contenere gli effetti dell’inquinamento a terra, anche attraverso un'adeguata preparazione degli Enti locali, Comuni, Provincie, Regione, chiamati a intervenire in caso di spiaggiamenti. La legge prevede, infatti, la formazione di personale volontario di protezione Civile in grado di intervenire con tempestività sulla costa e tende a promuovere una più stretta collaborazione con le Autorità marittime che operano in mare.

Nell’ambito del sistema regionale vengono anche archiviati dati territoriali utili alla difesa del mare e della costa che possono essere messi a disposizione degli altri Paesi che si affacciano sul mare e che fanno parte della Macroregione Adriatico-Jonica. I differenti sensori installati, quelli fissi montati lungo la costa, quelli mobili a bordo di pescherecci e delle imbarcazioni dei diportisti, i radar (di tipo tradizionale e per il rilevamento di idrocarburi) le antenne VHF, inviano le informazioni ad una sala di controllo regionale dove i dati vengono elaborati e resi eventualmente disponibili.


da Adriano Cardogna
Presidente del Gruppo Verdi, Regione Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-02-2014 alle 12:04 sul giornale del 19 febbraio 2014 - 827 letture

In questo articolo si parla di verdi, politica, adriano cardogna

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