Chiaravalle: ecco perché bombardarono la città nel '44, con particolari inediti

Il giorno dopo il bombardamento di Chiaravalle 4' di lettura 02/02/2014 - Recenti e sorprendenti notizie contenute in documenti pubblicati da alcune associazioni di ex aviatori americani ed inglesi fanno finalmente, e drammaticamente, luce sul bombardamento di Chiaravalle del 17 gennaio 1944, durante la frequentatissima fiera di Sant’Antonio, una tragedia che causò 180 vittime accertate, molti feriti e la quasi completa distruzione del nucleo urbano della città.

E le rivelazioni, a cui ha dato grande impulso Franco Felici, chiaravallese che attualmente vive a Plano in Texas, dimostrano quanto il destino possa essere beffardo e crudele. A Chiaravalle ci si è arrovellati sulle motivazioni di quel bombardamento. “Perché gli alleati – si sono sempre chiesti i chiaravallesi - scelsero proprio la cittadina della Bassa Vallesina per sganciare decine e decine di bombe che causarono morte e distruzione?”.

Ebbene, stando ai documenti inediti che, dopo un’accurata ricerca siamo riusciti a reperire, le responsabilità del disastro sono da attribuire principalmente alle condizioni meteorologiche. Quel 17 gennaio di settanta anni fa, Chiaravalle, identificata dagli americani come “marshaling yard” – un centro di smistamento – fu scelta come obiettivo di bombardamento perché Sulmona e Giulianova, che secondo gli ordini ricevuti dal comandante della missione, il capitano Charles M. Cook e dai piloti del 340° gruppo da bombardamento americano dovevano essere il target primario e secondario della missione, erano semplicemente “coperte di nuvole”.

Il diario di guerra redatto dai piloti americani riporta chiaramente la situazione incontrata sugli obiettivi principali di Sulmona e Giulianova e chiarisce che “gli equipaggi dei sei bombardieri Mitchell B-25 del 487°, 488° e 489° Squadrone del 340° gruppo da bombardamento, decollati da Pompei alle 12,05 anziché ritornare alla base con le bombe a bordo presero l’iniziativa di dirigersi verso Chiaravalle, un importante centro di smistamento, per sganciare il loro carico intorno alle ore 14,10”. Anche in un altro documento redatto da aviatori americani, intitolato Tactical Diary, rintracciabile su internet all’indirizzo www.warwingsart.com, si legge la medesima versione dei fatti.

Entrambi i documenti evidenziano come la missione di bombardamento si sia conclusa “very successfully”, con pieno successo. Ma c’è di più. Approfondendo le notizie si scova un'altra pubblicazione, sempre rintracciabile sul web all’indirizzo http://57thbombwing.com340th history 487th, che conferma località, data ed il fatto che Chiaravalle fosse considerata dagli alleati un “centro di smistamento”.

In molti si chiedono di che cosa anche se alcuni ritengono che la presenza del grande stabilimento della manifattura tabacchi e della ferrovia con relativa stazione abbia fatto pensare agli americani di essere di fronte ad un centro di raccolta e di raccordo di mezzi e attrezzature naziste.

Un altro link, www.reddog1944.com/44-1-17 Chiaravalle.htm, consente l’accesso ad una mappa aerea di Chiaravalle utilizzata dagli equipaggi dei sei aerei (ma per alcuni storici erano una dozzina n.d.r) che bombardarono la città per documentare e riferire i punti di caduta e di esplosione sul tessuto urbano di circa una cinquantina di bombe.

Fino ad ora si conoscevano diversi particolari del bombardamento grazie allo studioso chiaravallese Fabrizio Ilacqua che, sull’argomento, nel 2004 scrisse un documentato libro, sposando la tesi dello storico inglese Eric Morris contenuta nel volume “La guerra inutile”. “Il bombardamento di Chiaravalle - scrive Ilacqua - come tutti i bombardamenti degli angloamericani in Italia, hanno sì contribuito a liberare la penisola, ma hanno prodotto, come danni collaterali, più morti di quanti ne abbiano provocati le rappresaglie tedesche”.

In ogni caso, quella drammatica giornata si è tramandata di generazione in generazione ed anche il poeta chiaravallese Massimo Ferretti, cui ora è intitolata la biblioteca comunale, ne scrisse con versi addolorati. “Quando tornammo – dopo la tragedia d’una guerra con trincee civili – un castello era Chiaravalle, un maniero rovinato dalla Storia”.

Che strano il destino! Pochi giorni fa si è celebrato a Chiaravalle il 70° anniversario di una tragedia che ha gettato dolore e morte per le vie del paese proprio nel giorno della frequentatissima fiera di Sant’Antonio. Per i più giovani il 17 gennaio è esclusivamente sinonimo di gioia, divertimento festa ma c’è ancora chi ricorda quel dramma e se ne addolora. Eppure nessuno sapeva nulla di questi documenti e della fatalità che si è abbattuta su Chiaravalle in quel lontano 17 gennaio 1944. Chissà se i cittadini di Sulmona e Giulianova ne sono al corrente? Chissà se sanno che il destino quel giorno fu benevolo con loro perché le loro città erano “coperte di nubi” e voltò drammaticamente le spalle a quei 180 chiaravallesi che stavano vivendo gioiosamente la fiera di Sant’Antonio, ancora più lieti di farsi accarezzare da quel tiepido sole invernale. Quel sole, quel cielo azzurro che avrebbero rappresentato la loro condanna senza appello, quel cielo terso di nubi che di li a poco avrebbe portato morte e distruzione, immenso dolore e tante, inconsolabili, lacrime.








Questo è un articolo pubblicato il 02-02-2014 alle 12:38 sul giornale del 03 febbraio 2014 - 3079 letture

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Purtroppo la verità è che CHIARAVALLE fu bombardata perchè l'italia fascista aveva dichiarato guerra a pressoché tutto il mondo civile perpetrando grandi infamie nei confronti di altre nazionale ed in guerra, purtroppo dalla seconda guerra mondiale in poi, le vittime sono principalmente civili e le sorti di una guerra possono cambiare: si va per vincere e si è sconfitti severamente.
CHIARAVALLE era un nodo ferroviario, l'occupazione nazista aveva delle basi nell'anconetano e quindi si è bombardato un obiettivo.
Come logica militare tutto è lineare. Almeno la storia ci insegni la pace ed il rispetto del prossimo anche se da quello che si legge uno stato di guerra c'è sempre nel mondo.

Gianluca Fenucci

07 febbraio, 16:56
Nel mio articolo, dopo aver visaionato documenti inediti, volevo solo mettere in evidenza che purtroppo quel 17 gennaio 1944 bombardarono Chiaravalle perchè gli obiettivi primari di Sulmona e Giulianova erano coperte di nubi. Un destino tragico, anche perchè quel giorno c'era la Fiera di S.Antonio. Sul resto delle analisi non ci piove
Gianluca Fenucci




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