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Crisi dell'Autotrasporto: Confartigianato, da inizio crisi perse 900 imprese

4' di lettura 29/12/2013 - Secondo Gilberto Gasparoni segretario di Confartigianato Trasporti & Logistica Marche tra il primo trimestre 2009 e il terzo trimestre 2013, cioè dall'inizio della crisi a oggi, hanno chiuso in Italia quasi 16 mila imprese (-14,7%) del settore dell'autotrasporto merci.

Lo rivelano i dati diffusi dalla Cgia. Attualmente, secondo Confartigianato sono attive poco meno di 93 mila aziende. Nelle Marche ci sono 4.100 imprese di autotrasporto iscritte all'Albo dopo la chiusura di circa 900 ditte con la perdita di oltre 3.500 posti di lavoro. Di queste, il 75,5% e' costituito da imprese artigiane. Alle 93 mila realtà presenti sul nostro territorio nazionale vanno aggiunte almeno altre 40 mila attività prive di automezzi che svolgono quasi esclusivamente un'attività di intermediazione. Il 90% delle merci italiane viaggia su gomma.

Per l'occupazione del settore, afferma Elvio Marzocchi presidente di Confartigianato Trasporti & Logistica Marche, non ci sono dati statistici puntuali sugli addetti: tenendo conto che nell'ultimo censimento Istat sulle Imprese il numero medio di addetti per impresa del trasporto merci su strada e' di 4,3 (anno 2011), la Cgia stima, che in Italia siano occupate tra le 350-400.000 persone. Dall'inizio della crisi hanno dunque perso il posto di lavoro quasi 70 mila addetti e di questi come detto oltre 3.500 sono marchigiani, una debacle come se fossero stati licenziati i due terzi dei lavoratori del porto di Ancona. A livello territoriale la regione che ha subito la contrazione piu' forte e' stata il Friuli Venezia Giulia con un - 20,7%. seguono Toscana (-19,1%), e Sardegna (-17,9%) mentre nelle Marche la flessione è del 15,4%.

In Italia si sono perse complessivamente 15.948 imprese. Le ragioni dello stato in cui versa l'autotrasporto sono molteplici. La crisi è evidente anche per la flessione delle merci da trasportare – 8% nel solo 2013 nell’autotrasporto. Secondo uno studio presentato dal Ministero dei Trasporti nel 2011, l'Italia presenta il costo di esercizio per chilometro piu' alto d'Europa: se da noi e' pari a 1,542€, in Austria e' di 1,466€, in Germania 1,346€, in Francia 1,321€. Ma in Slovenia e' di 1,232€, in Ungheria di 1,089€, in Polonia di 1,054€ e in Romania di 0,887€.

Abbiamo i costi di esercizio più alti d'Europa - sottolinea Gasparoni di Confartigianato - per colpa di spese vertiginose ed i continui aumenti, delle assicurazioni, del gasolio, dei pedaggi autostradali e per il cabotaggio illegale, per l'eccessiva tassazione e per i ritardi nel pagamento dei servizi di trasporto, che strangolano le piccole imprese. I vettori dell'est hanno imposto una guerra dei prezzi che sta strangolando molti piccoli padroncini. Pur di lavorare - conclude Marzocchi - si viaggia anche a 1,10-1,20€ al chilometro, mentre i trasportatori dell'Est, spesso in violazione delle norme sui tempi di guida e del rispetto delle disposizioni in materia di cabotaggio stradale, possono permettersi tariffe attorno ai 90 centesimi al chilometro.

Con queste differenze non c'e' partita. Nonostante il legislatore abbia imposto i costi minimi, l'apertura del mercato italiano ai vettori provenienti dall'Est sta mettendo in seria difficoltà anche il nostro settore. In base agli aumenti registrati in questi anni, secondo la Confartigianato, tra il gennaio 2009 e lo scorso novembre, il prezzo alla pompa del gasolio per autotrazione e' aumentato del 55,7%. Oggi, un litro costa mediamente 1,692€. In Italia il prezzo del gasolio è il più caro tra tutti i 28 Paesi dell’Ue. Anche i pedaggi autostradali hanno subito un incremento molto importante del 17,2%, contro un + 7% dell’inflazione.

Marzocchi, presidente di Confartigianato Trasporti, non esclude azioni forti se la situazione non cambierà nel 2014 con la vera attuazione degli accordi sottoscritti con il Governo. Siamo di fronte ad una vergognosa legalità che porta anche le aziende italiane a delocalizzare nei Paesi dove i controlli sono meno stringenti rispetto all'Italia, senza che l'UE intervenga. Non vogliamo assistenzialismo ma legalità, denunciamo questa situazione da anni e se le cose non cambieranno, saremo costretti prima o poi a protestare. Secondo Confartigianato questa crisi del settore comporta una crisi per l'intero sistema Paese. Servono controlli omogenei sui vettori compresi quelli esteri e rispetto delle regole ovunque, va regolamentato il cabotaggio illegale, questo chiediamo al Governo e all'Europa.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-12-2013 alle 15:24 sul giornale del 30 dicembre 2013 - 1711 letture

In questo articolo si parla di confartigianato, economia, Confartigianato Trasporti Marche, confartigianato trasporti, trasporto merci

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