Finanziaria Regione Marche, Zinni: 'L'inizio della fine?'

6' di lettura 11/12/2013 - “Per la prima volta da quando esistono le Regioni in Italia – dice il Consigliere Regionale e relatore di minoranza della finanziaria Giovanni Zinni – l'interrogativo se siamo “all'inizio della fine” è più che pertinente.

Gli effetti dei tagli previsti negli ultimi anni sono chiari: mancano all'appello milioni di euro su sanità, trasporti, servizi sociali, ambiente e territorio, pmi, ecc. Il che non sarebbe necessariamente un male, a sentire i portavoce dell'antipolitica. Ma questo è in realtà il problema minore: quello principale è che manca una prospettiva istituzionale ed, a questo punto, costituzionale. Le regioni nel corso degli anni si sono rafforzate sul canale della legislazione concorrente quale sviluppo delle materie conferitole. Fino al decreto 78 che segna una rottura in discesa in questo senso. Oggi, a distanza di pochissimi anni, gli ultimi governi nazionali, sulle scie degli scandali veri o presunti delle spese politiche dei consigli, hanno provveduto ad aumentare questi tagli ed infine a stabilizzarli.

La finanziaria regionale delle Marche si presenta alla sua approvazione perfettamente calata in questo scenario: solo sulla sanità mancano all'appello 7,5 miliardi di euro per le regioni e non si sa quanti dei restanti se ne prenderanno per la nostra regione. Ma il versante delle entrate è nebulotico a 360 gradi: i fondi comunitari non sono che solo stimati, visto che a tutt'oggi manca la definizione in UE della nuova programmazione 2014-2020; le entrate tributarie idem, visto che con la legge di stabilità il disastroso governo Letta cambia ogni giorno le carte in tavole; le entrate proprie regionali ed i trasferimenti statali si riflettono su queste ultime ed, infine, la lotta all'evasione si scontra con l'impoverimento del ceto medio, delle famiglie e delle imprese. Le previsioni di entrata, è proprio il caso di dirlo, barcollano ai limiti della fantasia.

Sul versante della spesa permangono invece i soliti vizi: per ogni materia seria dove si interviene, la maggioranza di centrosinistra riesce ad appiccicarci una spesa inutile. Viene fatta la riforma dell'Erap con un amministratore unico ma non si vendono gli immobili agli affittuari, si vara la riforma della stazione unica appaltante e le “siringhe” (ed altre forniture) ancora vengono comprate nelle aree vaste alla rinfusa, si adotta un fondo anticrisi per imprese e si sprecano i soldi con i progetti di internazionalizzazione di Svim, si erano aumentati i fondi per il turismo negli anni passati e si bruciano importanti risorse con aeroporto ed interporto, si iniziano a ridurre le spese per il consiglio e si mantengono gli stipendi dei super-dirigenti (troppi nella sanità), si manda in scivolamento pensionistico del personale risparmiando e poi si fa un nuovo bando di concorso per dirigenti, i fondi per la comunicazione del Presidente Spacca non finiscono mai, si mantengono i servizi sociali ma poi ne beneficiano tendenzialmente gli extracomunitari residenti a scapito dei cittadini Italiani, si fa una finta riforma del trasporto pubblico locale sempre con le stesse aziende pubbliche senza farne una unica regionale, si spendono soldi inutili sulla legge della “pace” o dei marchigiani all'estero quando la disoccupazione tocca picchi drammatici, si tengono leggi inutili come la 52 del 1974 sull'ambiente (doppiata da altre leggi) e poi si tagliano le leggi per lo sport, mancano i soldi per la sicurezza, le risorse per le imprese potrebbero essere di più con una profonda manutenzione di tutte le leggi regionali, ecc. Insomma da un lato lo spreco attribuito alle Regioni è un epiteto ingeneroso perché la vita quotidiana dei cittadini è comunque parzialmente garantita in ogni campo, proprio dal meccanismo regionale: dai teatri alla caccia, dalla formazione professionale all'ambiente, dai rifiuti allo sport, dai trasporti alla sanità, ecc.

Ma d'altra parte il vizio, di non razionalizzare ai principi dell'essenziale e del buon senso la politica regionale, offusca l'immagine delle stesse. Nella Regione Marche milioni di euro necessari per vivere, ed impegnati seriamente spesso con il concorso di tutte le forze politiche, vengono sviliti da altrettanti milioni di euro buttati in un sistema politico a vocazione clientelare quale è quello del centrosinistra marchigiano. Le prove verranno a galla con molte polemiche in seno alla maggioranza proprio da quest'anno, in virtù del concetto della “coperta corta” delle risorse. E forse è “l'inizio della fine” per le Regioni in Italia ed anche per la Regione Marche. A questo punto l'intervento del legislatore nazionale è d'obbligo: o si riformano le Regioni o è meglio chiuderle, insieme alle Province, immaginando un nuovo ente intermedio della pubblica amministrazione.

A questo proposito, in risposta anche alle banali tesi renziane di riduzione delle indennità ed altri costi della politica, ho presentato un ordine del giorno molto forte dal quale mi aspetto per lo meno un dibattito vero e non sugli spiccioli spesi dal Consiglio rispetto a quanto fatto dalla Giunta e da Spacca e dalle Regioni in Italia. Per quanto riguarda le proposte, alcune accolte in commissione, altre ancora da discutere in aula, mi sono impegnato per ripristinare le pari opportunità fra i cittadini italiani e quelli stranieri in materia di case popolari, abolendo il ricongiungimento facile per i secondi e prevedendo il requisito di cinque anni di residenza nell'accesso ai bandi, un organo di controllo del Consiglio sull'Erap, la finalizzazione tutelata dei fondi dello sport per i diversamente abili, la contrattazione dei dipendenti regionali distaccati in Assam con la Giunta, la semplificazione di alcune leggi superate, interventi per i Comuni, ecc. proprio per non limitare il ruolo della minoranza ad una mera critica di rito e per onorare il lavoro costruttivo della Commissione assieme all'Assessore al bilancio. Infine ho presentato, collegata alla finanziaria, una mozione che dica al Governo nazionale che se non vengono rivisti in sede UE i trattati del fiscal compact e del patto di stabilità, è meglio uscire dalla troppo costosa moneta Euro in maniera tecnica e programmata. Su questo versante tutta la politica deve assumersi delle responsabilità. In definitiva voterò contro questa finanziaria perché contiene la disgraziatissima riforma sanitaria Mezzolani-Ciccarelli e perché permane la linea politica contraddittoria ed assistenziale nell'alleanza fra Spacca e la sinistra.”


da Giovanni Zinni
Consigliere Regionale PdL




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-12-2013 alle 20:13 sul giornale del 12 dicembre 2013 - 1111 letture

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