Le Marche seconda regione in Italia per ricchezza prodotta dalla cultura

Libri 3' di lettura 25/06/2013 - La classifica è contenuta nello studio “Io sono cultura - L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Marche presentato oggi in conferenza stampa a Roma e che verrà discusso il prossimo 4 luglio all’Università di Macerata nell’ambito degli appuntamenti del Festival della Soft Economy. Uno studio che rappresenta la migliore risposta possibile a chi sostiene che la cultura non produce PIL.

“La collaborazione della Regione Marche con Symbola e Unioncamere alla realizzazione di questo rapporto – commenta l’Assessore alla Cultura della Regione Marche Pietro Marcolini - fa parte di una strategia di sviluppo a base culturale. Il Rapporto è uno strumento conoscitivo estremamente utile per capire le innovazioni e le tendenze della nostra economia e come si posizionano le Marche rispetto ai trend emergenti. Anche quest’anno la nostra si conferma una delle regioni con la migliore performance culturale: dalle industrie di questo comparto arriva, infatti, oltre il 6% del valore aggiunto della nostra economia, incidenza per la quale siamo secondi soltanto al Lazio. Si tratta di un dato che corrobora l’investimento dell’istituzione regionale che punta a fare della cultura un vettore trasversale alle diverse politiche settoriali. Emblematico in questo senso è il progetto del Distretto culturale evoluto delle Marche, il cui primo avviso pubblico, chiusosi recentemente (21 giugno), ha registrato la presentazione di ben 20 progetti d’interesse regionale”.

“Nel mondo c'è una domanda di qualità che l'Italia sa intercettare - commenta Ermete Realacci, presidente di Symbola - Fondazione per le qualità italiane –. Non a caso quando l'Italia fa l'Italia e scommette su innovazione, ricerca e green economy e le incrocia con bellezza, qualità, legame con i territori, con la forza del made in Italy, è un Paese forte capace di competere sui mercati internazionali.”

Si tratta del primo rapporto in Italia a quantificare il peso della cultura nell’economia nazionale. Con risultati, spiegano Symbola e Unioncamere, che parlano chiaro: la cultura non si tocca. Non per un aristocratico riflesso condizionato che guarda al passato. Ma perché è la cultura - con nuove e impreviste contaminazioni: designer e piccoli artigiani, creativi e industrie, artisti e stilisti, smanettoni e contadini - a sostenere e far girare la parte più innovativa, dinamica e reattiva del nostro sistema produttivo.

La cultura infatti f rutta al Paese il 5,4% della ricchezza prodotta, equivalente a quasi 75,5 miliardi di euro, e dà lavoro a un quasi milione e quattrocentomila persone, ovvero al 5,7% del totale degli occupati del Paese. E allargando lo sguardo dalle imprese che producono cultura in senso stretto – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico e architettonico, performing arts e arti visive – a tutta la ‘filiera della cultura’, ossia ai settori attivati dalla cultura, come il turismo legato alle città d’arte, il valore aggiunto prodotto dalla cultura schizza dal 5,4 al 15,3% del totale dell’economia nazionale.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-06-2013 alle 17:15 sul giornale del 26 giugno 2013 - 2619 letture

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