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Pesaro: frode fiscale per 150 milioni di euro, nei guai noto mobiliere e commercialista

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Guardia di finanza

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pesaro hanno sgominato un sodalizio criminoso composto da dieci persone, residenti tra le province di Pesaro e Salerno, responsabili di una pluralità di reati commessi per frodare il Fisco. Deferite all'A.G. 10 persone.

L’indagine, che ha interessato diverse città italiane (Pesaro, Urbino, Roma, Milano, Monza e Salerno) oltre alla Repubblica di San Marino e la Tunisia, ha permesso di acclarare precise responsabilità in capo ad una associazione a delinquere capeggiata da un noto imprenditore locale nel settore del mobile, un commercialista pesarese, un avvocato salernitano con studio anche a Monza e altri sette complici. Il sodalizio criminale, con ramificazioni in Tunisia e San Marino, sulla scorta di un articolato sistema societario, schermato anche mediante fiduciarie, utilizzava una società di comodo per simulare un enorme giro d’affari con l’estero; ciò consentiva di poter eseguire in Italia acquisti agevolati esenti IVA per milioni di Euro in materie prime per la fabbricazione di componenti e semilavorati destinati ai più famosi costruttori di mobili del pesarese.

Il bilancio della società di comodo veniva poi portato in pareggio attraverso l’utilizzo di fatture false emesse da due società salernitane. E’ stato così possibile accertare che nel corso degli ultimi anni sono stati sottratti al Fisco redditi per complessivi 89 milioni di euro ed emesse e utilizzate fatture false per 43 milioni. Il G.I.P. del Tribunale di Pesaro, in accoglimento delle richieste formulate dalle Fiamme Gialle di Pesaro alla locale Procura della Repubblica, ha autorizzato il sequestro di beni e valori per la cifra record di circa 20 milioni di euro, che i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Pesaro hanno eseguito, in Italia e San Marino, su ville, case, capannoni, terreni, quote societarie, conti correnti, depositi di titoli, assicurazioni, riconducibili all’organizzazione.

Più in particolare, è stato sottoposto a sequestro 1 milione e mezzo di euro e sono state rinvenute due cassette di sicurezza presso due istituti bancari della Repubblica del Titano dove periodicamente, al fine di fugare eventuali sospetti, la compagna rumena di uno dei sodali - incensurata - si recava per il trasporto di contanti, assegni e documenti. I componenti della banda rischiano pene fino a tredici anni di reclusione.



Guardia di finanza

Questo è un articolo pubblicato il 21-03-2013 alle 10:53 sul giornale del 22 marzo 2013 - 2398 letture