Spacca sulle autorizzazioni per la realizzazione delle centrali biogas e del parco eolico

Gian Mario Spacca 13' di lettura 20/03/2013 - Premessa. Il principio ispiratore dell’azione regionale, anche nel settore energetico, è sempre stato e continuerà ad essere quello del pieno rispetto della legalità e della trasparenza.

Nel settore energetico, inoltre, come negli altri settori dell’Amministrazione, esiste una netta separazione tra le funzioni di indirizzo del governo regionale, espresse in atti di programmazione, e le funzioni di gestione dei singoli procedimenti di autorizzazione, affidati alle strutture tecniche. Riguardo alle funzioni di indirizzo del governo regionale, le scelte in materia energetica si collocano in un quadro complessivo statale e, in parte comunitario, da tempo caratterizzato da incertezze e contraddizioni, che hanno determinato oggettive difficoltà.

La strategia regionale e il Piano Energetico Ambientale. Il Piano energetico ambientale (PEAR), approvato con deliberazione amministrativa del Consiglio regionale n. 175 del 16 febbraio 2005, ha individuato nell’impiego e nello sfruttamento delle energie rinnovabili uno dei tre obiettivi principali della politica energetica regionale. Ha assegnato, pertanto, in primis alla fonte biomassa, e poi alla fonte eolica un ruolo prioritario.

Sulla base, infatti, di un’analisi delle peculiarità del sistema marchigiano, il PEAR afferma che: - le biomasse di origine agro-forestale possono garantire una quota significativa del fabbisogno energetico ed offrire nuove opportunità all’agricoltura regionale, attraverso l’innesco di una filiera agro-energetica che permetta di concentrare in ambiti territoriali ristretti l’offerta di biomasse (provenienti da colture dedicate e da residui agro-forestali) e la relativa domanda (per l’impiego di energia elettrica e termica e per l’impiego di biocombustibili). - per l’eolico, in Regione, sono presenti siti tecnicamente idonei ad ospitare centrali con soddisfacente producibilità e ridotto impatto ambientale.

Il Burden Sharing. Lo Stato, con decreto legislativo n. 28/2011, ha recepito la direttiva 2009/28/CE “Strategia europea 20-20-20” ed ha demandato ad un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico la ripartizione a livello regionale degli obiettivi al 2020 di produzione/consumo di energia elettrica e termica da fonte rinnovabile. La Regione Marche, per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile biomassa, biogas ed eolico, è ancora indietro nel raggiungimento degli obiettivi del Burden Sharing approvato con DM 15 marzo 2012 e da completare entro il 2020.

Energie Rinnovabili e Agricoltura. Oltre che degli obiettivi del Burden Sharing, la Regione deve tener conto delle scelte dell’Unione europea in materia di politica agricola. La stessa Unione europea ha individuato nell’uso attento e consapevole delle biomasse un strumento per aiutare le aziende agricole a rimanere competitive e presenti sul territorio, ed un complemento al reddito delle stesse aziende agricole. Ciò nella consapevolezza che l’alternativa spesso oggi non è tra coltivare food e coltivare non-food, ma tra coltivare e non coltivare. Dal 1990 in Italia sono stati abbandonati 21'000 chilometri quadrati di Superficie Agricola Utile (più di 2 volte la superficie delle Marche, dati ISTAT) e c’è il rischio di perderne ancora.

La Giunta regionale, anche confrontandosi con le categorie interessate (agricoltori in primis), ha preferito ridurre le potenze per favorire le filiere locali e la generazione distribuita, anche sotto la spinta giustissima di chi diceva "no alle biomasse d'importazione che distruggono l'agricoltura dei paesi del Terzo mondo". Adesso però si dice no alle biomasse coltivate, anche se coltivate nelle Marche. Soltanto recentemente l'UE ha riconosciuto, ad esempio, come improrogabile una nuova normativa di indirizzo sui biocombustibili e sulle biomasse, introducendo criteri di sostenibilità ed etica che nei documenti comunitari del 2004 (a cui il Pear ha fatto riferimento) erano completamente assenti. L'Italia ha recentemente recepito questo nuovo indirizzo tanto che nel 2013 è cambiato tutto il sistema degli incentivi per i biocombustibili e le biomasse, legando i benefici energetici anche all'analisi completa del ciclo della biomassa, quindi saranno penalizzate le biomasse d'importazione, sino ad oggi messe sullo stesso piano di quelle prodotte con maggiori criteri di sostenibilità.

La Valutazione di impatto ambientale. Alla questione delle autorizzazioni energetiche è connessa quella della valutazione del relativo impatto ambientale (VIA). Rispetto alla VIA, la Regione Marche è stata molto più cautelativa dello Stato in materia di impianti a biogas e biomasse: 50 volte per le biomasse (1 megawatt la Regione e 50 megawatt lo Stato) e 17 volte per il biogas (3 megawatt la Regione e 50 megawatt lo Stato). Si è mossa rispettando sempre il principio della legalità nonostante le contraddizioni della normativa statale che l’hanno posta tra l’incudine e il martello. La disciplina della VIA, infatti, rientra nella materia della tutela dell’ambiente, attribuita dall’articolo 117 della Costituzione, alla competenza esclusiva dello Stato.

La normativa statale, pertanto, si impone sull’intero territorio nazionale e deve essere rispettata dalla Regione. Il decreto legislativo n. 152/2006, in particolare, ha fissato, per l’attivazione delle procedure di verifica concernenti gli impianti per la produzione di energia elettrica mediante combustione, il limite di potenza di 50 megawatt termici. Al di sotto di 50 megawatt termici la normativa statale non prevede alcuna valutazione di carattere ambientale.

La Regione nel corso del tempo ha assunto diverse iniziative per incrementare i livelli di tutela ambientale, anche contrapponendosi alle scelte statali. A conferma della linea di rigore rispetto alla realizzazione degli impianti, sempre portata avanti dalla Regione, l’articolo 57 della legge regionale n. 31/2009 aveva escluso la possibilità di rilasciare autorizzazioni per impianti da biomasse con potenza pari o superiore a 5 megawatt termici. La Giunta regionale, oltre ad escludere la realizzazione di questi impianti nel territorio regionale, con deliberazione n. 914/2010, ha previsto l’assoggettabilità VIA anche per impianti che prima non erano soggetti alla stessa e in particolare per impianti molti piccoli (0,25 megawatt elettrici).

Tale scelta rispondeva anche all’esigenza di coordinare il procedimento autorizzativo di competenza regionale con quello di VIA. La Regione aveva espresso così la chiara volontà di non consentire la realizzazione di impianti di media o grande dimensione nel suo territorio. La Corte Costituzionale, però, con sentenza n. 332/2010, ha dichiarato l’incostituzionalità dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 57 della legge regionale n. 31/2009 in quanto “in netto contrasto con la disciplina statale”.

Ha mantenuto, invece, il comma 4 dello stesso articolo che, però, era diventato inapplicabile poiché conteneva un riferimento al comma 1 dichiarato illegittimo dalla medesima Corte Costituzionale. L’articolo 24 della legge regionale n. 20/2011, per superare le questioni interpretative determinate dalla pronuncia della Corte, ha abrogato l’articolo 57 e ha ridefinito le soglie dimensionali per gli impianti a biomassa al di sotto delle quali non occorrono le procedure valutative. Ha previsto, in particolare: 1 megawatt termico per gli impianti alimentati a biomasse solide e liquide; 3 megawatt termici per gli impianti alimentati a biogas.

Tale scelta è stata determinata dalla necessità di rispettare ancora una volta le disposizioni statali (D.Lgs. n. 152/2006) in forma fortemente cautelativa, nonché di velocizzare la spesa del PSR ed evitare il disimpegno delle risorse. La legge regionale n. 3/2012, poi, ha stabilito la sottoposizione a verifica di assoggettabilità a VIA dei progetti che prevedono soglie dimensionali pari a: - 1 megawatt termico per gli impianti alimentati a biomasse solide; - 3 megawatt termici per gli impianti alimentati a biogas. Tali soglie sono notevolmente inferiori a quelle previste dalla normativa statale. Con tale normativa la Regione si colloca fra quelle che in Italia hanno maggiormente garantito la tutela ambientale. Solo dopo la legge regionale n. 3/2012, lo Stato ha comunicato alla Regione l’esistenza di una procedura di infrazione, aperta già nel 2009, per mancato rispetto, da parte dello stesso Stato, della direttiva comunitaria in materia di VIA.

Lo Stato ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale n. 3/2012, rilevando che il ridotto limite stabilito dalla Regione non sarebbe comunque conforme alla normativa comunitaria. In pratica lo Stato ha imputato alla Regione una violazione della direttiva comunitaria riconducibile alla sua diretta responsabilità, in quanto la stessa norma statale disattende la direttiva europea. La Regione è pertanto in attesa della sentenza della Corte costituzionale per poter valutare se intervenire ulteriormente in materia.

L'individuazione delle aree non idonee. La definizione delle aree non idonee è stata legata alla tempistica della revisione del Piano energetico ambientale regionale al fine di assicurare una visione organica e complessiva della materia. Riguardo all’individuazione delle aree non idonee, la Regione si è inizialmente concentrata su quelle relative al fotovoltaico. Non poteva essere previsto dal PEAR, infatti, il rilevante sviluppo del fotovoltaico e, in particolare, del fotovoltaico a terra, fortemente agevolato dalla normativa statale (II conto energia - DM 19 febbraio 2007). In relazione agli enormi impatti in termini di consumo di suolo agricolo e di paesaggio, con deliberazione amministrativa del Consiglio regionale n. 13/2010, sono state prioritariamente definite, nel rispetto delle Linee guida nazionali, le aree non idonee alla realizzazione di tali impianti.

Per le altre fonti, in assenza di un quadro certo nazionale sia per gli aspetti quantitativi sia per quelli qualitativi, e considerati i minori effetti dell’incentivazione statale sulle biomasse (certificati verdi) si era deciso di procedere all’individuazione delle aree non idonee alla realizzazione degli impianti a biogas e biomasse contestualmente alla revisione del PEAR, per assicurare un quadro organico. Dai dati a disposizione (Statistiche - GSE), risultava, in particolare, che la Regione, nell’anno 2011, si attestava al 2,7% del dato nazionale per numero di impianti e allo 0,9% del dato nazionale per produzione di energia elettrica da biomassa.

Lo stesso DM 10 settembre 2010, al punto 17, nel dare la facoltà alle Regioni di individuare le aree non idonee alla installazione delle varie tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili, sottolineava l’opportunità di inserire tale provvedimento nell’ambito dell’adeguamento del PEAR al burden sharing. In una fase immediatamente successiva si è intensificato l’impegno per individuare delle taglie idonee a garantire il minimo impatto ambientale e al tempo stesso una reale integrazione con le attività dell’agricoltura locale. La Giunta regionale, infatti, con deliberazione n. 935 del 27 giugno 2012, ha approvato l’accordo di collaborazione della Regione Marche con l’Università Politecnica delle Marche per la revisione del PEAR, che è stato sottoscritto il 23 luglio 2012.

Per accelerare il percorso, la Giunta, nella seduta del 15 settembre 2012, ha incaricato espressamente, ai sensi dell’articolo 21 del Regolamento interno, il dirigente del Servizio Territorio e ambiente di individuare, in attesa dell’approvazione dell’aggiornamento del PEAR, le aree non idonee alla realizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica da biomasse e biogas. Con deliberazione amministrativa dell’Assemblea legislativa regionale n. 62 del 15 gennaio 2013 è stato approvato l’adeguamento del PEAR con l’individuazione delle aree non idonee alla installazione degli impianti a biomassa e a biogas, il cui obiettivo non è quello di bloccare gli investimenti nel settore, ma di rendere gli stessi più compatibili con le caratteristiche ambientali, paesaggistiche del territorio regionale oltreché rispondere alle esigenze di produzione distribuita di energia da fonte rinnovabile su piccola media taglia e di sviluppo delle aziende agricole e forestali.

La Giunta regionale, peraltro, con deliberazione n. 1191 del 1° agosto 2012, ha rafforzato, nell’ambito dei procedimenti, il peso delle valutazioni ambientali e la riduzione degli effettivi negativi sull’ambiente e sul paesaggio, prevedendo anche l’intervento dell’ARPAM.

I fatti recenti. Circa i fatti specifici di questi ultimi giorni, in data 11 marzo l’Amministrazione regionale è venuta a conoscenza dell’esistenza di un’indagine da parte dell’Autorità Giudiziaria penale nei confronti di tre dipendenti regionali addetti al settore del rilascio delle autorizzazioni energetiche, a carico dei quali si ipotizza l’aver costituito un cartello, con soggetti esterni, finalizzato alla progettazione e realizzazione di impianti a biogas e biomasse. A carico di un dipendente vi è un’ipotesi accusatoria concernente un progetto di parco eolico. Nell’ambito di tale attività detti dipendenti avrebbero favorito i titolari delle imprese nella realizzazione dei loro progetti, procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale. In base alle notizie acquisite sono dunque coinvolte le procedure concernenti le autorizzazioni rilasciate a 7 impianti. L’Autorità inquirente sta ancora verificando le ipotesi accusatorie.

I provvedimenti regionali già assunti. L’Amministrazione regionale si è immediatamente resa disponibile per assicurare all’Autorità Giudiziaria la massima collaborazione per lo svolgimento dell’indagine, esprimendo massima fiducia nell'operato della Magistratura. La Giunta regionale ha incaricato l’Avvocatura regionale di seguire costantemente l’evolversi della vicenda, al fine dell’adozione delle misure più idonee a tutelare le prerogative della Regione, ivi compreso il risarcimento di eventuali danni in qualità di parte lesa. Come già evidenziato, nelle Marche, infatti, anche nel settore energetico, esiste una netta separazione tra le funzioni di indirizzo del Governo regionale, espresse in atti di programmazione, e le funzioni di gestione amministrativa dei singoli procedimenti di autorizzazione dei progetti energetici, affidati alle strutture tecniche competenti.

La Regione, inoltre, si è già immediatamente attivata, sempre attraverso l’Avvocatura regionale, per valutare le singole autorizzazioni interessate dall’indagine e proporre gli eventuali e conseguenti provvedimenti, compresi l’annullamento o la revoca nel caso di sussistenza dei relativi presupposti di legge. Sul piano organizzativo, la Giunta regionale ha già affidato le competenze in materia di autorizzazioni energetiche, comprese quelle relative a biogas, al dirigente Antonio Minetti. Tale decisione è stata assunta dopo che la Giunta ha deciso, in via cautelativa, la sospensione dall’incarico del dirigente Luciano Calvarese. I tre dipendenti regionali coinvolti sono stati assegnati ad altre strutture. La Giunta regionale conferma piena fiducia nell’operato della Magistratura e ribadisce che la linea maestra del rigore, della legalità e della trasparenza è sempre stata e sempre continuerà ad essere principio ispiratore di ogni scelta della Regione. Si riconferma, altresì la piena disponibilità al dialogo e al confronto politico con tutti i soggetti interessati, su un piano di rispetto nel merito in base a valutazioni che evitino qualsiasi forma di strumentalità, su una vicenda che appare circoscritta a casi specifici.

Un esempio di questa disponibilità al confronto è rappresentato dall’incontro con i Comitati svoltosi il 16 marzo, programmato prima dell’emergere di questa vicenda. E’ stato istituito uno specifico tavolo con i Comitati, coordinato dalla Segreteria Generale della Giunta regionale, che tra i suoi compiti avrà anche quello di un rilettura approfondita delle normative di autorizzazione per garantire, nelle fasi istruttorie dei procedimenti, un approfondimento della partecipazione e del rispetto degli aspetti ambientali e paesaggistici, in applicazione del principio di precauzione. Tale tavolo potrà offrire anche uno specifico contributo alla luce del quadro che si delineerà con la pronuncia della Corte Costituzionale sulla normativa regionale di settore, attesa a giorni. Mercoledì si riconfermano gli impegni assunti di massima disponibilità al confronto e al dialogo con tutti i soggetti interessati, siano essi Comitati o Enti locali. L’auspicio della Giunta regionale è che possa essere fatta luce al più presto sull’intera vicenda nel pieno rispetto delle normative vigenti.


da Gian Mario Spacca
presidente Regione Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-03-2013 alle 15:57 sul giornale del 21 marzo 2013 - 1989 letture

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