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Unioncamere Marche, nel 2012 hanno cessato l’attività 11.606 aziende

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Le Marche. La regione più manifatturiera d’Italia e quella che vanta il primato di imprese artigiane. Punti di forza che nel 2012 si sono rivelati punti di debolezza per il sistema produttivo regionale.

Infatti , mentre in Italia il numero delle imprese è aumentato di 18.911 unità, nella nostra regione, secondo i dati diffusi oggi da Unioncamere Marche ed elaborati da Infocamere, le aziende registrate alle Camere di commercio sono diminuite in dodici mesi di 1.177 unità, con la scomparsa di oltre 3 mila posti di lavoro. Un risultato imputabile al fatto che 11.606 imprese hanno cessato l’attività mentre sono stati 10.429 i marchigiani che hanno avviato una nuova azienda. Nel 2011, che è stato pur sempre un anno di crisi, le imprese marchigiane erano invece aumentate di 100 unità.

“Peggio delle Marche” sostiene il Presidente Unioncamere Marche Adriano Federici “ hanno fatto solo Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, tutte regioni con una forte e diffusa presenza di piccole e medie imprese. Sono quelle che più hanno risentito della crisi per il crollo del mercato interno, solo parzialmente contenuto grazie alla buona domanda internazionale. Con la chiusura di oltre 11 mila imprese nelle Marche si sono persi anche migliaia di posti di lavoro , per non parlare di competenze e tradizioni importanti. Ora l’obiettivo deve essere quello di rimettere al centro dell’azione politica l’impresa e il lavoro, riducendo su entrambi i fronti la pressione fiscale e favorendo la nascita di nuove imprese ad elevato contenuto occupazionale e tecnologico”.

A pesare sul risultato negativo del sistema produttivo marchigiano, è stato il notevole calo delle imprese delle costruzioni (-584), frenate sia dal sostanziale blocco degli appalti pubblici e della nuova edilizia privata, sia dalle perduranti difficoltà di accesso al credito. A ciò, purtroppo, si aggiunge il calo delle imprese in agricoltura e nella pesca (-699) mentre la riduzione dei consumi interni ha pesato sul commercio (-420) e sui trasporti (-68). Pesante il bilancio del settore manifatturiero (-380) dove pesa soprattutto la riduzione delle imprese meccaniche (-115) e calzaturiere (-105). Male anche l’abbigliamento che perde 60 aziende e il mobile che ne lascia per strada 42. Particolarmente negativo il bilancio dell’artigianato che perde 533 aziende e chiude il 2012 poco sopra le 50 mila unità. Un saldo positivo si ha invece per i servizi e le attività professionali mentre sono cresciute anche le attività di alloggio e ristorazione (+152), in particolare agriturismo e bed & breakfast. In crescita anche le imprese cooperative (+41) che alla fine dell’anno erano 2.539.

Dall’analisi dell’andamento delle imprese marchigiane in base alla ragione sociale, risulta evidente come siano state soprattutto le imprese individuali a pagare il prezzo più alto della crisi (- 1.416) mentre sono diminuite anche le società di persone (-252). Al contrario, prosegue la crescita delle società di capitali (+487) che, per la prima volta, nella nostra regione, hanno superato il numero delle società di persone (34.977 contro 34.9419). Una dimostrazione di come i neoimprenditori marchigiani siano impegnati a creare forme societarie più moderne e strutturate rispetto ai loro padri.
Per quanto riguarda l’andamento delle imprese sul territorio regionale , il calo più consistente è stato nelle province di Macerata (-380) e Ancona (-378). Pesante anche il bilancio del sistema produttivo pesarese (-292). Più limitato il calo delle imprese a Fermo (-106) e ad Ascoli (-21).

I mesi più difficili per l’economia regionale, secondo Unioncamere, sono stati quelli tra gennaio ed aprile, con un calo di 1.560 imprese. Ad una illusoria ripresa nel secondo trimestre dell’anno (+990), hanno fatto seguito un terzo trimestre in discesa (-106) ed un quarto trimestre ancora più negativo (-491).



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-02-2013 alle 19:45 sul giornale del 12 febbraio 2013 - 1630 letture