IX Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione, Antigone Marche: 'La popolazione detenuta cresce'

Carcere 6' di lettura 28/12/2012 - A Moje di Maiolati, presso la Biblioteca La Fornace, Antigone Marche ha presentato il IX Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione; ospiti della serata Alessio Scandurra, coordinatore dell’Ossservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione, e Roberta Bartolozzi, della segreteria nazionale di Antigone.

Il rapporto è pubblicato dalla Edizioni Gruppo Abele ed è intitolato Senza dignità, a marcare la questione assolutamente primaria che viene in rilievo quando si guarda allo stato dei nostri penitenziari, una violazione palese delle norme costituzionali e dei diritti umani che in quanto tale ci coinvolge tutti, sia come corresponsabili di questa emergenza, sia come cittadini di uno stato che non riesce a garantire i diritti fondamentali sul proprio territorio. Accanto al rapporto in formato cartaceo quest’anno per la prima volta è stato prodotta anche una video inchiesta, consultabile su internet, dal titolo Inside carceri.

Questo rapporto nasce grazie alle informazione raccolte dai membri dell’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione di Antigone, un organo dell’Associazione costituito nel 1998 e composto da circa 40 volontari, autorizzato annualmente dal Ministero della Giustizia a visitare tutti gli istituti di pena presenti sul territorio nazionale. Il presente rapporto è il nono e sul sito di Antigone è disponibile un Rapporto on line che si compone di schede redatte per ogni singolo istituto e continuamente aggiornate dal lavoro di osservazione.

Gli esiti delle visite sono visibili sul sito www.associazioneantigone.it. È possibile acquistare, al prezzo di 15 euro, Senza dignità in libreria o attraverso l’associazione Antigone (mandando una richiesta a segreteria@associazioneantigone.ir) o attraverso la casa editrice (scrivendo a abbonamenti@gruppoabele.org).

Siamo abituati a pensare alle Marche come ad una regione attenta alle politiche di inclusione sociale ma in tempi recenti, almeno quanto alle sue carceri, le cose sembrano andare in modo diverso. Nelle Marche gli istituti di pena sono in tutto 7 e, al 30 novembre 2012, ospitavano 1.213 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 777 posti (tasso di affollamento del 156%). L’istituto più sovraffollato è quello di Ancona Monteacuto (228%), seguito da Pesaro (196%) e Fermo (173%). Rispetto alle altre regioni italiane, per affollamento, le Marche sono al sesto posto, precedute soltanto da Puglia (175%), Liguria (171%), Veneto (163%), Friuli Venezia Giulia (161%), e Lombardia (157%). Rispetto alla fine del 2011, quando il tasso di affollamento era pari al 151%, la popolazione detenuta è cresciuta di oltre 100 unità (nel dicembre 2011 le Marche erano la nona regione più sovraffollata d’Italia), in controtendenza rispetto al resto del paese, nel quale nell'ultimo anno la popolazione detenuta, seppur di poco, ha iniziato a scendere.

Paura delle misure alternative?
Dei presenti al 30 novembre 2012 gli stranieri erano 547, poco meno della metà (45%). A fronte di questo, al 31 dicembre 2011 i mediatori culturali attivi nelle Marche erano soltanto 3, 1 di area est europea, gli altri 2 di area nord africana.
Erano 733 i condannati (60%) e 227 i detenuti in attesa di primo giudizio (18%). Le donne erano 30, 11 i semiliberi. Le Marche sono la regione con il più basso numero di semiliberi dopo Valle d’Aosta, Molise, Basilicata e Trentino Alto Adige, tutte regioni però la cui popolazione detenuta arriva a stento alle 400 unità.
A novembre 2012 i detenuti usciti grazie alla legge 199/2011 che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi in detenzione domiciliare sono stati nelle Marche 106, ad anche qui le Marche segnalano un dato preoccupante. Si tratta del numero più basso dopo Valle d’Aosta (39 usciti – presenti 279), Basilicata (53 usciti – 441 presenti) e Molise (57 usciti – 391 presenti).

Il lavoro che manca
Al 30 giugno 2012 i detenuti lavoranti erano 186 (di cui solo 9 non alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria), rispetto ai presenti lavorava solamente il 15,45% dei detenuti. Si tratta della regione con il più basso numero di lavoranti dopo il Friuli Venezia Giulia (14,45), la Calabria (14,47%), il Molise (14,65%), l’Umbria (15,18%) e la Campania (15,39%). La percentuale dei lavoranti non alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, rispetto ai lavoranti complessivi, è addirittura la più bassa d’Italia (4,8%).
Sempre al 30 giugno 2012 lavoravano alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria ad Ancona Monteacuto 40 detenuti (393 i presenti), a Barcaglione 14 detenuti (36 i presenti), ad Ascoli Piceno 24 detenuti (135 i presenti), a Camerino 10 detenuti (50 i presenti), a Fermo 14 detenuti (78 i presenti), a Fossombrone 28 detenuti (162 i presenti), a Pesaro 45 detenuti (326 i presenti). I 9 lavoranti non alle dipendenze svolgevano le loro mansioni a Pesaro (4), Ascoli Piceno (4), Barcaglione (1). L’unica lavorazione penitenziaria è attiva a Pesaro (falegnameria) e dà lavoro a 10 persone.

Morire di carcere
Dei 104 detenuti deceduti in Italia dall’inizio dell’anno, 56 dei quali per suicidio, (ai quali vanno aggiunti quattro decessi, di cui 3 per suicidio, avvenuti nelle camere di sicurezza subito dopo l’arresto), 2 suicidi sono avvenuti ad Ancona Monteacuto, 1 decesso a Pesaro per malattia.

Il piano carceri
Nella nuova rimodulazione del Piano carceri 4 sono gli Istituti che dovrebbero essere costruiti ex novo: Camerino, Catania, Pordenone, Torino. Di questi, Camerino sembrerebbe l’Istituto più prossimo alla realizzazione essendo l’unico per il quale il Dap dichiara: “Gara pronta per la pubblicazione” (tutti gli altri sono ancora in fase di progettazione). Ma dalle parole che il Capo del Dap, Giovanni Tamburino, ha pronunciato durante la sua visita ad Ancona, alla fine di ottobre, è evidente che questo Istituto non si farà. Ancora più incerti, però, sembrano i lavori di ristrutturazione, presenti nel Piano carceri, riguardanti istituti marchigiani. Infatti alla voce Lavori di recupero di istituti esistenti sarebbero stati stanziati 1.5milioni di euro per la Casa circondariale di Ancona Montacuto. Ma nella relazione alla Presidenza della Repubblica della Direzione generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi, Ufficio edilizia penitenziaria e residenziale di servizio, datata 12 settembre 2012, si perde traccia della ristrutturazione di Montacuto e invece appaiono due diversi interventi per l’altro carcere di Ancona, la Casa di reclusione di Barcaglione. Uno riguarderebbe la voce di ristrutturazione padiglioni curati dalla stessa Direzione generale (per 100 posti) e l’altro riguarderebbe la ristrutturazione dei padiglioni curati dal Piano carceri (240 posti). Vale la pena ricordare che questo istituto, concepito come carcere minorile, fu consegnato dalle Opere Pubbliche all’Amministrazione Penitenziaria dell’allora Ministero di Grazia e Giustizia nel 2004, dopo oltre un quarto di secolo di lavori e anche il ripensamento, in corso d’opera, della sua destinazione d’uso che ha ovviamente comportato ulteriori spese e lavori senza poterne permettere mai il suo pieno utilizzo. A luglio 36 erano i detenuti presenti e questo numero, dall’entrata in funzione dell’Istituto, non è mai stato superato. Speriamo ora che lo stanziamento di questi nuovi fondi possa almeno servire ad aumentarne l’accoglienza, anche in considerazione della sua nuova destinazione, disposta dal Capo del Dap alla fine di settembre, che lo configura come carcere a regime custodiale a trattamento avanzato, arricchendo l’offerta trattamentale al momento ancora carente.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-12-2012 alle 15:05 sul giornale del 29 dicembre 2012 - 2272 letture

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