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comunicato stampa

Confesercenti sull'attività commerciale su aree pubbliche in forma ambulante

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Confesercenti

Il Ministero per i beni culturali, con Direttiva del 10 ottobre 2012, ha ritenuto necessario impartire al Segretariato generale, alle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici e alle Soprintendenze particolari disposizioni in relazione all’esercizio di attività commerciali e artigianali su aree pubbliche in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale.

Ciò “considerato che è sempre più frequente e rilevante nel dibattito pubblico la questione della compatibilità tra le attività commerciali all'aperto e ambulanti, di diversi genere e tipologia, e le esigenze di tutela e di adeguata qualità della valorizzazione del patrimonio culturale”, che desterebbe “crescente preoccupazione l'esercizio diffuso e talora incontrollato di attività commerciali, nonché di attivita' ambulanti di varia natura e tipologia, nell'ambito di aree pubbliche aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico, specie in quelle contermini ai complessi monumentali e agli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti” e, infine, che l'esercizio delle attività sopra menzionate potrebbe determinare “la compromissione delle esigenze di tutela del patrimonio culturale, in quanto potenzialmente configgente, oltre che con la corretta conservazione e protezione, anche con la salvaguardia dell'aspetto e del decoro dei beni e del significato culturale da essi espresso e rappresentato”.

La scrivente Confederazione, in proposito, fermo restando l’apprezzamento per la preoccupazione “inerente la tutela e la conservazione dei beni culturali, e nel riconoscere l’esigenza di “non abbassare mai la guardia” nei confronti di fenomeni di abusivismo, di esprimere alcune perplessità, peraltro già comunicate direttamente al Signor Ministro per i beni e le attività culturali, circa l’esigenza di prevedere ulteriori provvedimenti in eventuale contrapposizione con le posizioni consolidate dei commercianti su aree pubbliche, nonché di tutti quegli imprenditori (pubblici esercenti, fioristi, edicolanti, ecc.) che operano sulle aree pubbliche.

Ricordiamo, infatti, che l’art. 52 del Codice dei beni culturali (D. Lgs. n. 42/2004), già prevede che “con le deliberazioni previste dalla normativa in materia di riforma della disciplina relativa al settore del commercio, i comuni, sentito il Soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l'esercizio del commercio”. Trattasi di provvedimenti già ampiamente deliberati dagli Enti territoriali, i quali, secondo l’iter previsto dal Codice, non possono non aver sentito in merito le Soprintendenze.

Se, dunque, il Ministero per i beni culturali e le relative articolazioni sul territorio, esperite le proprie ricognizioni, dovessero individuare (improbabili) situazioni di mancata tutela di beni culturali da parte dei Comuni nel disciplinare il commercio su aree pubbliche, non vi è dubbio che occorreranno nuovi interventi, in collaborazione con i Comuni interessati.




Confesercenti

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-11-2012 alle 18:29 sul giornale del 23 novembre 2012 - 1641 letture