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Jesi: con il Macbeth prosegue l'omaggio della 45° stagione lirica del Pergolesi a Svobodan

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Conferenza stampa Macbeth

Lo straordinario lavoro dello scenografo ceco Josef Svoboda il filo conduttore della 45 stagione lirica del Teatro Pergolesi che nel decennio della scomparsa vuol omaggiarlo mettendo in scena, dopo “I puritani” di Bellini, un’altra opera di indiscussa valenza come il Macbeth di Verdi.

I materiali semplici, una rete di materiale plastico, con una tessitura metallica molto fine di produzione industriale, producono magici effetti e giochi di luce con cui la ricostruzione scenica di Benito Leonori, artista marchigiano allievo del maestro ceco, accompagna, insieme all’altrettanto attenta cura dei costumi di Nanà Cecchi, la regia Henning Brockhaus, riunendo così nuovamente insieme tre collaboratori del geniale scenografo.

Il ricordo di Svoboda, attraverso la citazione di aneddoti che ognuno dei protagonisti ha voluto rammentare, è stato il “trait d’union” anche della conferenza stampa di presentazione del Macbeth, che sarà rappresentato di venerdì 9 novembre alle ore 21.00, con replica domenica 11 alle 16.00.

Così dopo le parole dell’Assessore alla Cultura Luca Butini, che ha sottolineato come le note difficoltà economiche che ingessano l’attività di molti settori non riescono ad annullare la capacità progettuale e di sviluppo delle idee di chi è realmente capace, è stato William Graziosi, Amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini a ricordare come l’opera lirica sia un lavoro complesso, paragonato ad una torta ricca di decorazioni ed ingredienti raffinati, che ha la necessità del concorso di elementi diversi, dal direttore d’orchestra al coro, dai cantanti all’orchestra, dai tecnici fino a costumisti e scenografi, che tutti, in maniera coordinata con la guida del direttore artistico, sono parimenti importanti al raggiungimento del successo. E come in cucina lo chef sa che per ottenere la buona torta deve prendersi cura anche della scelta di qualità di ogni singolo ingrediente, anche nella lirica è fondamentale, tanto più in tempi di crisi economica quando occorre tener conto anche degli equilibri di bilancio, riuscire a riunire elementi di valore che solo con il lavoro congiunto ed affiatato possono raggiungere l’eccellenza. “Sotto questo punto di vista a Jesi possiamo essere orgogliosi dei successi raggiunti dal lavoro svolto da tutti gli artisti, ma anche dai giovani dello staff che si impegnano ogni giorno per la riuscita e da uno dei migliori “fornai” d’Italia e d’Europa, che è il Direttore Tangucci. Perché non bisogna mai dimenticare che non è per caso che certi spettacoli e certi artisti di assoluto prestigio vengono e tornano volentieri a lavorare a Jesi dando lustro alla città ed alla Vallesina”.

Tocca quindi proprio al “maestro pasticciere” Gianni Tangucci confermare come il successo di uno spettacolo consista in realtà nel permettere ad ognuno degli elementi concorrenti di raggiungere la percentuale più alta delle proprie potenzialità con la consapevolezza che il 100% è una vetta irraggiungibile durante uno spettacolo dal vivo. “Anche in questo Macbeth ci sono molti giovani e debuttanti nel ruolo, perché abbiamo la cognizione di essere un teatro di provincia che non vuol dire essere un teatro di seconda categoria ma un teatro in cui è possibile sperimentare e mettere alla prova le proprie capacità in un ambiente più protetto che metta gli artisti nelle condizioni migliori. Dico questo senza nessun complesso di inferiorità perché sappiamo di ottenere grandissimi risultati con le potenzialità di cui è possibile disporre”, conclude il Direttore Artistico.

Le particolarità dell’opera di Verdi sono poi illustrate dal Direttore d’Orchestra Giampaolo Maria Bisanti, che esprime l’impatto emotivo con cui affronta l’impegno di dirigere il Macbeth, che definisce dal punto di vista di un’intimità strettamente personale “un punto di arrivo”. “Abbiamo cercato di dare all’esecuzione l’impronta che il compositore voleva dare. Verdi è stato il compositore di melodramma stilisticamente più poliedrico, che con il Macbeth ha messo in scena un’opera complessa, ricca di personaggi e con un impatto emozionale unico, in un momento della sua vita particolarmente travagliato che si è tradotto in uno scambio epistolare nevrotico con il suo librettista per raggiungere il tipo di musica che aveva in mente”.

Le premesse per un'altra serata di grande spettacolo ed emozione ci sono quindi tutte, dopo il successo di pubblico e critica ottenuto da “I puritani” la premiata ditta della Fondazione Pergolesi Spontini è chiamata alla conferma dei livelli di eccellenza per cui oramai è nota. Una sfida contro la crisi e le polemiche, ma una sfida, ancor prima, contro se stessi, per riuscire a migliorare i propri record.



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Questo è un articolo pubblicato il 08-11-2012 alle 00:14 sul giornale del 09 novembre 2012 - 1841 letture