Utilizzo della pillola abortiva RU486 negli ospedali, Sel Marche: 'Difendiamo la libertà di scelta'

pillola abortiva ru486 2' di lettura 10/10/2012 - Apprendiamo di una relazione al Parlamento sulla L.194 depositata oggi dal ministro della Salute Balduzzi che l'aborto medico fatto con la pillola Ru486 a base di mifepristone è praticato ormai in quasi tutte le regioni, tranne le Marche.

Dai primi dati trasmessi dalle Regioni al ministero della Salute, si vede che questa metodica è stata usata nel 2010 in 3.836 casi (3,3% del totale degli aborti) e 3.404 casi nel primo semestre del 2011.e che nel 96% dei casi non presenta complicazioni.

Il principio che guida le nostre posizioni in materia è quello dell’autodeterminazione delle donne, rinnegando tutte le forme di violenza, anche quelle che rischiano di annullare le conquiste che il movimento delle donne ha ottenuto negli anni passati anche con l'approvazione della L.194.

L’interruzione di gravidanza con metodi non chirurgici, però , nelle Marche non si applica. A pensare male, ci verrebbe in mente che questa è una delle tante cambiali in bianco, in materia di diritti civili, che tutti i marchigiani (e le donne in particolar modo) devono pagare, per la presenza dell’UDC nella maggioranza che governa la Regione. Non sono passate inosservate le denunce che la Cgil nelle scorse settimane ha fatto circa la vicenda dell’ospedale di Fano dove tutti i ginecologi risultavano essere obiettori di coscienza causando, di fatto, lo stop al servizio di interruzione volontaria di gravidanza prevista dalla legge 194/78.
Al caso “Fano” è seguita la stessa vicenda di “diritti negati” anche nell’ospedale di Jesi dove tutti e 10 i ginecologi si sono dichiarati obiettori.
Sono trascorsi 34 anni dall’emanazione della legge sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza eppure la sua concreta attuazione è ancora piena di ostacoli di ogni genere tanto da mettere seriamente in pericolo la salute delle donne e i loro diritti.

Secondo i dati dell’ultima relazione annuale del Ministero della Salute, già nel 2009, a fronte di 2.458 interruzioni volontarie di gravidanza effettuate da donne residenti nelle Marche, il 24,7% degli interventi sono stati fatti fuori provincia di residenza; il 9,9% addirittura fuori regione, con percentuali quasi doppie rispetto alla media nazionale.
Desta preoccupazione anche la complessiva situazione dei 67 consultori familiari nelle Marche la cui operatività è resa sempre più difficile dalla mancanza di organico e in particolare delle necessarie figure professionali specialistiche a partire dalla figura del ginecologo.

Non possiamo accettare che nel 2012 vengano negati i diritti delle donne acquisiti con anni di lotte per le libertà individuali e civili.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-10-2012 alle 18:39 sul giornale del 11 ottobre 2012 - 2392 letture

In questo articolo si parla di sanità, politica, Sinistra Ecologia Libertà, pillola albortiva ru486

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