DC: aborto e obiezione di coscienza, la questione è politica

Franco Rosini 3' di lettura 21/09/2012 - Siamo grati al comunicato avverso della Rifondazione Comunista riguardo all'opinione che la Democrazia Cristiana ha espressa circa la vicenda dei medici obiettori di Jesi. La loro posizione è sempre stata questa, che addirittura arriva a definire “retorica oscurantista e medievale” l’aver difeso il diritto alla vita del nascituro, nonché quello della madre di poter portare a termine la propria gravidanza anche contro le situazioni di disagio che potrebbero indurla ad abortire.

La sinistra ha sempre avute tali posizioni e le rispettiamo, ma appunto per questo la vera questione è politica. Poiché la legge 194, ancorché avallata allora da un Referendum, è da ritenersi ormai superata e quindi da rivedere, il problema si pone riguardo ai cattolici dormienti che governano insieme alle sinistre. Il comunicato della Rifondazione Comunista dimostra ulteriormente (in ciò sta la nostra gratitudine ad esso) di come chi ha una concezione laica e cristiana della vita e della società, non possa condividere con le sinistre l’alleanza politica; esso evidenzia che le sinistre non possano rappresentare in alcun modo, per i centristi di area cattolica, la prospettiva per un’aggregazione di Governo. Tanto più se, in vista delle prossime elezioni politiche, parliamo di Governo nazionale. Lo diciamo agli esponenti dell’UDC, nonché ai cattolici del PD ed agli altri eventualmente dispersi altrove…

Come puntualizzò Giovanni Paolo II, anche quando non fosse possibile scongiurare completamente una legge abortista, occorrerebbe almeno agire per limitarne i danni e diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. È in questo che il campo politico d’ispirazione cristiana è mancato negli ultimi decenni: sul piano della promozione di una cultura alternativa alla concezione materialista della vita umana che ne nega l'inviolabilità e la sacralità.

Personalmente sono convinto che non fu tanto la vicenda di tangentopoli a determinare il crollo e la sospensione della presenza politica della Democrazia Cristiana, quanto piuttosto l’aver questa, ad un certo punto, allentato sui pertinenti principi di riferimento, sugli attinenti valori della stessa ragion d’essere. Essa non avrebbe mai dovute trascurare le idee fondamentali che ne ispirano l’azione politica e giustificano la propria esistenza. I tempi cambiano, ma la verità resta, anche quando sembra che tutto gli vada contro. Tuttavia, a causa del proprio eccessivo realismo politico di responsabilità di potere, del voler essere forza politica aggregante da aspirare a portar dentro quasi tutti, la DC finì con l’accantonare i temi autentici della vita comunitaria originati dal Cristianesimo e sviluppati dalla Dottrina sociale della Chiesa. Fu un errore storico gravissimo, soprattutto per le conseguenze che ne subì poi il Paese, il quale perdette la guida culturale e politica di questo Partito straordinario.

E allora che fare? Non c’è che una soluzione: costruire finalmente in Italia il Partito Popolare Europeo. Solo questo potrebbe rimettere politicamente le cose a posto, ridando a tutti i moderati italiani quella casa perduta, un tempo rappresentata dalla Democrazia Cristiana.






Questo è un editoriale pubblicato il 21-09-2012 alle 20:17 sul giornale del 22 settembre 2012 - 2229 letture

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