Pesaro: evasione fiscale, primo semestre scovati 31 evasori totali per 34 milioni di euro

Guardia di Finanza, controllo scontrini 3' di lettura 06/07/2012 - In questa prima metà dell’anno i militari dei Reparti della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Pesaro e Urbino hanno individuato 31, tra imprenditori e professionisti, che, sottoposti ad attività di verifica fiscale, sono poi risultati essere evasori totali. Nel complesso, sono stati constatati 34 milioni di euro di redditi occultati al fisco, 5 milioni di euro di I.V.A. dovuta e 500 mila euro di ritenute non operate.

In questa prima metà dell’anno, nell’ambito della lotta all’evasione fiscale, i militari dei Reparti della Guardia di Finanza del locale Comando Provinciale hanno intensificato le attività ispettive nei confronti di quei soggetti che risultano sconosciuti al Fisco - ma che poi di fatto svolgono regolare attività commerciale o professionale - e di quelle aziende che utilizzano il lavoro “nero”.

A tal riguardo, su tutto il territorio della provincia sono stati individuati 31 tra imprenditori e professionisti, che, sottoposti ad attività di verifica fiscale, sono poi risultati essere evasori totali. Nel complesso, sono stati constatati 34 milioni di euro di redditi occultati al fisco, 5 milioni di euro di I.V.A. dovuta e 500 mila euro di ritenute non operate.

Per ciò che riguarda l’utilizzo di manodopera in “nero”, sono stati eseguiti controlli nei confronti di 53 aziende, di cui 23 sono risultate irregolari. E’ emerso che prevalentemente sono gli alberghi e i ristoranti (incidenza del 40%) ad aver utilizzato lavoratori irregolarmente assunti, seguiti da commercianti al dettaglio (27%), attività manifatturiere (23%) e commercianti all’ingrosso (10%). E’ stato riscontrato, inoltre, che la nazionalità di questi lavoratori irregolari è prevalentemente rumena. In questo settore è stato possibile constatare redditi occultati al fisco per 2 milioni di euro, 500 mila euro di I.V.A. dovuta e 250 mila euro di ritenute non operate.

Si segnala, in particolare, il caso di un’azienda che commercializzava accessori e arredi per la casa, che dall’anno 2008 aveva posto in essere un collaudato meccanismo di frode fiscale, consistente nell’aprire e chiudere partite I.V.A. ogni due anni (nello specifico ne ha attivate e chiuse tre, nel gergo apri e chiudi ovvero sliding door) senza però provvedere a presentare le relative dichiarazioni per l’attività commerciale svolta in quest’arco di tempo e pur insistendo sempre nello stesso edificio. Il sistema, così congegnato, aveva lo scopo di far passare inosservate al fisco le attività dell’azienda in questione, che a causa del continuo cambio di partita I.V.A., doveva risultare inattiva e non produttiva di redditi. Ma l’esecuzione di un accurato controllo ha fatto emergere il comportamento fraudolento dell’impresa. Sono stati recuperati a tassazione 2 milioni di ricavi occultati e I.V.A. dovuta per 400 mila euro.

Ancora, il caso di un’impresa che effettuava la compravendita e locazione immobiliare, che, nell’anno 2010, ha posto in essere molteplici negozi giuridici, provvedendo a rilasciare ai clienti regolare fattura ma non istituendo una regolare contabilità e, quindi, omettendo di presentare la prescritta dichiarazione dei redditi. L’attività ispettiva ha fatto emergere un’evasione di 1 milione di euro di ricavi, 100 mila euro di I.V.A. dovuta e 35 mila euro di contributi previdenziali occultati.






Questo è un articolo pubblicato il 06-07-2012 alle 08:43 sul giornale del 07 luglio 2012 - 1610 letture

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