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'Endurance': protagonisti anche il primo ministro Maktoum e la moglie Haya figlia di re Hussein

5' di lettura 10/06/2012 - Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum è un autentico personaggio a 360 gradi. Sessantatre anni il prossimo 15 luglio, il primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti è anche governatore di Dubai.

La stella polare alla quale ispira il proprio mandato è quella di garantire alla propria terra e al proprio popolo le migliori opportunità per confrontarsi con il resto del mondo al massimo livello. A dimostrarlo c’è il paragone che può essere fatto fra ciò che erano Dubai e gli Emirati prima della sua leadership e cosa sono diventati oggi quegli 83mila chilometri quadrati che si affacciano sul Golfo Persico; non è ardito parlare di vero e proprio miracolo, figlio di scelte coraggiose, magari ardite, ma capaci con il tempo di aver fatto di questi territori degli autentici crocevia economici su scala mondiale. Oggi Dubai non è più solo una “porta verso l’Oriente”, già di per sé ruolo invidiabile e ricco di prospettive, ma uno degli snodi principali del business planetario. Il principale artefice di tutto questo è “Big Mo”, come viene chiamato affettuosamente Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum in patria.

Terzo della generazione degli Al Maktoum, una delle figure di maggior spessore politico del mondo arabo, ambizioso per sé e per il suo Paese, decisionista quanto serve per dettare i tempi dello sviluppo nazionale, musulmano assai tollerante, Sheikh Mohammed ha alle spalle solidi studi in economia e finanza condotti nel suo Paese e nel Regno Unito, ma è apprezzato anche per la sua smisurata passione per la poesia. Scritti, quelli dell’emiro di Dubai, vissuti con lo spirito di una persona che, contrariamente all’iconografia del regnante, avverte il bisogno di condividere i propri sentimenti e la propria attività con la sua gente. In questo senso, Sheikh Mohammed è stato un precursore sul fronte del web e dei social network. Oltre al sito personale http://sheikhmohammed.ae, dispone infatti di un profilo su Facebook e uno su Twitter, che registrano quotidianamente migliaia di contatti. Per via del grande flusso di richieste di amicizie su Facebook, di recente i fan hanno avuto accesso alle foto, agli slogan, agli spostamenti, alle poesie che lui stesso scrive, su una nuova pagina appositamente strutturata per soddisfare la domanda dei fan. Precursore anche da questo punto di vista, Sheikh Mohammed dà l’idea di aver capito come superare la fisiologica distanza che storicamente separa i governanti arabi, di fatto leader non eletti, dal proprio popolo.

E da questo punto di vista i social network si affermano come dei media che permettono di costruire delle relazioni di fiducia con un target di età inferiore ai 25 anni. Non è un caso che gli utenti dei social network arabi siano l'8,3% del totale mondiale. Il che significa che quasi un decimo dei profili su Facebook è di un ragazzo o una ragazza che vive in Medio Oriente. Il fatto che Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum sia uno statista impegnato su tutti i fronti non gli impedisce di essere anche il maggiore proprietario di cavalli del mondo e un grande promotore dell’endurance a livello internazionale. Il suo legame con i cavalli, del resto, è fortissimo anche perché, come “Big Mo” ripete spessissimo, la casa del cavallo è in Arabia e il cavallo ha contribuito a scrivere le pagine più importanti della storia di queste genti. “Non riesco a quantificare il mio amore per i cavalli – ha confessato più volte - perché ce l’ho nel sangue, è nella mia anima e nella mia storia”. L’impegno nell’endurance di Sheikh Mohammed è di vecchissima data, supportato costantemente dall’obiettivo di veder riconosciuto alla “maratona a cavallo” lo status di sport olimpico: l’endurance non a caso è sport nazionale negli Emirati e, alla lunga, ha finito per coinvolgere anche altre famiglie reali, determinando le condizioni per una diffusione sempre più forte e per una crescita diffusa su scala mondiale.

A spalleggiarlo nella promozione degli sport a cavallo negli Emirati e nel mondo c’è la moglie Haya bint Al Hussein, riconfermata presidente della Federazione equestre internazionale fino al 2014 e membro del Comitato olimpico internazionale, figlia di re Hussein di Giordania e donna di grande dinamismo e forte impegno anche nelle politiche umanitarie dell’Onu. Anche i cavalli, quindi, sono un tratto distintivo della personalità e della volontà di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum di vivere in relazione costante con il mondo, di essere ispirato sempre e comunque da un’ottica globale nelle proprie scelte. Andò in questo senso, per esempio, la realizzazione di Dubai International Endurance City, l’enorme complesso costruito per ospitare i Mondiali di endurance 2005. Per rendere l’idea di cosa sia questa cittadella dell’endurance, basti pensare che è dotata di un vet-in con 15 ingressi, strutture fisse per l’accoglienza del pubblico, ristoranti, sale convegni, esclusivi salotti a disposizione degli sponsor e scuderie dotate di ogni comfort per i cavalli. Nei pressi dell’arena dove si svolgono le operazioni di gara, venne costruito ex novo un prestigioso quanto esclusivo resort di 115 camere, il Bab Al Sham, quartier generale in occasione delle gare ma che è immediatamente diventato un luogo di vacanze esclusive e affascinanti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-06-2012 alle 15:46 sul giornale del 11 giugno 2012 - 1591 letture

In questo articolo si parla di attualità, regione marche, ancona, endurance

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