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Cgil, Cisl e Uil: 'Nelle Marche rischiamo di perdere 51 autonomie scolastiche'

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La Regione più realista del re. Le organizzazioni sindacali sono state chiamate in audizione questa mattina dalla I Commissione Assembleare per esprimere il loro parere sulla proposta di deliberazione sulla programmazione della rete scolastica per l’anno 2012/2013.

Il dibattito si è aperto sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche e sull'applicazione delle norme che impongono nel primo ciclo d’istruzione la generalizzazione del modello degli istituti comprensivi. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con una nota del 7 ottobre, chiedeva alla Regione Marche la riduzione di 12 autonomie. Ma le operazioni di dimensionamento hanno programmato una riduzione superiore al valore atteso, di 22 autonomie invece che 12, così distribuite: 1 ad Ancona, 6 ad Ascoli, 7 a Fermo, 6 a Macerata e 2 a Pesaro. Attualmente nelle Marche esistono 266 scuole autonome, di cui 39 sottodimensionate (cioè con un numero di alunni inferiore a 600 unità o 400 per le scuole di montagna): il Decreto Sviluppo prevede a partire dal prossimo anno che a queste scuole non venga assegnato nè dirigente scolastico né il dirigente amministrativo (Dsga).

Alla luce di tutto questo se il Consiglio Regionale dovesse deliberare l’attuale ipotesi, che sarà licenziata domani in I Commissione, dal prossimo anno nelle Marche ci saranno 215 autonomie scolastiche contro le attuali 266. “E’ incomprensibile un’operazione che prevedere la perdita di 39 autonomie in più rispetto alle richieste ministeriali -dichiarano i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal- chiediamo pertanto che si rinvii almeno di un anno l’operazione di modifica degli istituti comprensivi, visto che le norme lo consentono e c’è un ricorso pendente presso la Corte Costituzionale riguardante proprio la competenza esclusiva delle Regioni sull’argomento”.

“Ad oggi ci sembra di rilevare –proseguono le segretarie regionali dei sindacati scuola- che in alcuni casi Comuni e Province stiano mettendo a punto piani che vanno spesso molto al di là delle stime ministeriali, “tagliando” di più di quanto non dicano i numeri elaborati dal Ministero, dando così origine ad Istituti sovradimensionati rispetto ai parametri indicati dalle norme. Come OO.SS. vogliamo ribadire che un efficace piano di dimensionamento non può e non deve essere una mera operazione ragionieristica condizionata da rigidi parametri numerici ma deve misurarsi con l’effettiva realtà del territorio, senza però sottostare a logiche localistiche per non dire campanilistiche”.

A Comuni, Province ed alla Regione chiediamo con forza di assumere la funzionalità ottimale del servizio, più che il rispetto di “numeri ottimali”, come criterio che deve guidare le scelte con cui si disegna l’offerta formativa sul territorio: in questo senso devono essere attentamente commisurate la dimensione e l’articolazione delle istituzioni scolastiche. Serve a poco o a nulla, e può solo accentuare il disagio delle scuole, se la ristrutturazione della rete scolastica rimane una banale operazione di taglio. Può essere invece l’occasione, se gestita con intelligenza e lungimiranza, per una più equilibrata distribuzione del servizio sul territorio, finalizzata a prevenire alcune punte di criticità (come le classi congestionate) oggi purtroppo ricorrenti. Sarebbe un bel modo, anche questo, per voltare finalmente pagina, recuperando il senso e la prospettiva di una vera politica scolastica di cui da troppi anni ormai il Paese soffre la mancanza.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-01-2012 alle 18:58 sul giornale del 10 gennaio 2012 - 1191 letture