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comunicato stampa

Pergola: collocazione dei Bronzi, interrogazione della senatrice Magistrelli

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Bronzi di Pergola

Interrogazione della senatrice Marina Magistrelli al ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4811 del 23 novembre scorso ha accolto il ricorso della Provincia di Ancona e per l’effetto disposto la revocazione della sentenza del medesimo CDS 3066/2008, confermando la pronuncia TAR Marche n. 1015/2003. Con tale sentenza il Tribunale decise di annullare gli atti dell’allora sottosegretario e del Soprintendente che sancivano il deposito a tempo indeterminato presso il Museo di Pergola (PU) dei bronzi d’età romana rinvenuti in località Cartoceto. Il CDS ha ora stabilito che: “in sede di rivalutazione della questione ( e fermo restando che ogni determinazione sul punto dovrà avere prioritariamente riguardo all’esigenza di preservare l’integrità del bene), nell’emanare altri provvedimenti o in sede di ulteriori accordi, le Amministrazioni coinvolte dovranno lealmente collaborare, al fine di individuare una soluzione allocativa (entro il termine di quattro mesi dal deposito della presente sentenza), in coerenza con quanto previsto nell’accordo del 27 luglio 2001”. Emerge con chiarezza in primo luogo che il criterio principe per decidere la collocazione del gruppo bronzeo è rappresentato dall’esigenza di salvaguardare l’integrità del bene.

A tal proposito nella sentenza n. 1015/2003 citata, confermata per effetto della revocazione, a pag. 18 si afferma in prima battuta che: “Sotto l’aspetto della salvaguardia del bene e dal punto di vista tecnico-conservativo, sia la sede museale di Pergola, sia il Museo Archeologico delle Marche in Ancona sono stati riconosciuti idonei ad ospitare il gruppo in via permanente (‘le due strutture sono ugualmente idonee’, secondo la relazione del CTU; in senso pressoché analogo si esprimono i pareri di parte)”. Tuttavia, poi, il medesimo collegio continua: “E’ emerso, però, che le due strutture sono provviste di diversi sistemi di salvaguardia e modalità espositive (sulle cui distinte caratteristiche si era espresso, esternando le proprie preferenze, l’allora direttore del Centro del Restauro di Firenze, odierno soprintendente per i beni archeologici delle Marche, firmatario di uno dei due atti impugnati). La sede museale di Ancona è munita di una teca climatizzata, posta in una sala destinata ad ospitare i bronzi, e ciò li protegge anche dalle particelle inquinanti portate dai visitatori (come evidenziato nella perizia d’ufficio); il museo è inoltre attrezzato con un laboratorio per il restauro, utile per eventuali interventi. La sede museale di Pergola è dotata di una sala con la protezione di un cuscino d’aria, con monitoraggio continuo dell’aria; le statue poggiano su un plinto antisismico.” Appare dunque evidente che la sede del Museo Archeologico Nazionale di Ancona presenta caratteristiche oggettive tali da offrire garanzie maggiori in ordine alla salvaguardia del bene, esigenza da ritenersi prioritaria per la scelta allocativa.

Prosegue poi il TAR che: “Quanto alla’aspetto della maggior fruibilità del bene da parte della collettività ed alle esigenze di studio del reperto, il perito d’ufficio ha rilevato che: 1) a fronte della causalità della scoperta del reperto, non appartenente e non collegato al luogo del ritrovamento ed alla sua storia (conclusione contestata dal Comune di Pergola con diverse argomentazioni) l’opportunità di collocare il gruppo nel Museo di Ancona, al quale sono destinate le opere legate al contesto dell’evoluzione storico-archeologica dell’intera regione; 2) come ‘un museo a carattere comprensoriale e diacronico come quello di Ancona risponda meglio ai requisiti di fruibilità da parte della collettività ed ed alle esigenze di studio’. “Con immediata chiarezza e completezza di argomenti emerge come, da un punto di vista oggettivo ed esclusivamente legato alle ragioni di tutela e di valorizzazione, la sede museale di Ancona è da reputare la più idonea alla luce degli interessi pubblici coinvolti. Ciò al netto di tutte, e proprio tutte, le rivendicazioni campanilistiche rispetto a beni archeologici che non appartengono né ad Ancona nè Pergola, ma al Paese intero, perché sono, come scolpito nella Costituzione, ‘Patrimonio della Nazione’.

E’ tempo che questo sia il criterio e il principio da applicare da parte della amministrazione al caso di specie, facendo così giustizia degli atteggiamenti e comportamenti del passato, non certo ispirati da tali valori, quali l’atto di forza con cui si impedì all’allora Soprintendente Lollini nel 1988 di portare i Bronzi nel luogo stabilito. Si interroga pertanto il Ministro competente, per conoscere le intenzioni dell’Amministrazione e le azioni che intendere compiere per conformarsi al decisum dell’autorità giurisdizionale.



Bronzi di Pergola

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-01-2012 alle 16:15 sul giornale del 09 gennaio 2012 - 1282 letture