Aperture dei negozi, Confesercenti scrive alla Regione: 'Contrastate la liberalizzazione'

Ilva Sartini 3' di lettura 23/12/2011 -

Non neghiamo la gravità della situazione economica nella quale versano il Paese e, quindi, la Regione. Anzi, da tempo insistiamo sulle pesanti conseguenze che una crisi così lunga ha determinato sulle famiglie e sulle imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni. Riteniamo, però, che la liberalizzazione totale delle aperture festive e l’allargamento degli orari dei negozi inseriti nel decreto Monti con l’intenzione di dare nuovo impulso all’economia, siano del tutto sbagliati.



L’idea che le famiglie italiane non consumino sufficientemente a causa dei limitati orari di apertura dei grandi centri commerciali è, infatti, inaccettabile. La gente non compra perché mancano i soldi e non perché i negozi sono aperti troppo poco. E se mancano i soldi è perché l’economia non cresce, le piccole realtà commerciali chiudono e i posti di lavoro si assottigliano. Come si fa a non capire che il lavoro passa proprio dalle pmi e che la qualità urbana e lo stesso sviluppo del turismo hanno bisogno di città vive, di negozi, di pubblici esercizi, di imprese turistiche e di artigianato, che la liberalizzazione totale di orari ed aperture ucciderebbe? La liberalizzazione selvaggia delle aperture e degli orari è soltanto un altro regalo alla grande distribuzione e un’ ulteriore batosta per le piccole imprese, non in grado di competere a livello di pubblicità e di gestione del personale con i grandi iper. Nelle città italiane sono scomparsi negli ultimi sette anni 100.000 imprese commerciali e 300.000 posti di lavoro.

Con le aperture ininterrotte non aumenteranno i consumi, non migliorerà il servizio, non aumenterà l’occupazione. Nei prossimi 5 anni, al contrario, avremo 80.000 imprese che usciranno dal mercato e 240.000 posti di lavoro che andranno persi. Le nostre città saranno sempre più vuote e meno sicure. Quote di consumi si trasferiranno dal piccolo e medio dettaglio alla grande distribuzione che già oggi detiene il 70% della quota mercato di consumi alimentari. Per tutti questi motivi la nostra associazione si sta mobilitando a livello nazionale e nei territori contro questa decisione del Governo Monti. A tal proposito, ci appelliamo alla Regione Marche, perché sollevi l’illegittimità del provvedimento in quanto in disaccordo con il titolo V della Costituzione che delega interamente alle regioni la programmazione commerciale nei territori di riferimento. Un compito, questo, del quale gli enti locali non devono farsi espropriare per la ‘suprema ragione’, peraltro inesistente, di garantire la concorrenza e di incrementare le vendite.

Se Lei, come chiediamo, intraprenderà tale iniziativa, anche insieme ad altre Regioni, saremo al Suo fianco,per sostenere un’azione volta a tutelare le tante piccole e piccolissime attività commerciali che danno lavoro a molti marchigiani e garantiscono la qualità e la vivibilità delle nostre città e dei nostri paesi.

In attesa di positivo riscontro, con l’occasione, porgiamo i più sinceri auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-12-2011 alle 14:39 sul giornale del 24 dicembre 2011 - 1297 letture

In questo articolo si parla di economia, confesercenti, liberalizzazione, aperture dei negozi

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