Wwf: 'Gestione errata e populistica dei fiumi'

Wwf 4' di lettura 14/12/2011 -

La stampa locale marchigiana, in particolare quella di Ancona e Macerata, su esortazione di Comuni e Province invita i cittadini possessori di terreni in cui insistono canali e fossi alla loro pulizia dalla vegetazione. Sembra quasi che eventuali disastri ed esondazioni siano dovuti all’inerzia e disattenzione dei cittadini mentre la realtà è ben diversa, sono state proprio le amministrazioni pubbliche ad avere perseguito una politica di gestione del reticolo idrico, fallimentare, sbagliata e prodromo ineludibile di futuri disastri quali esondazioni e frane.



Il WWF Marche condivide la preoccupazione delle Amministrazioni pubbliche e dei cittadini per eventuali esondazioni ma non può non denunciare proprio la pessima politica di affollare zone industriali e residenziali in aree di esondazione incuranti delle possibili conseguenze future. Inoltre i nostri politici e tecnici non si sono mai preoccupati degli effetti del cambiamento del regime delle piogge per il riscaldamento globale da anni evidenziato sia dagli scienziati che dalle associazioni di conservazione ambientale come il WWF. Bisogna comunque distinguere tra pulizia dei fossi, relativamente importante per la ridotta dimensione dei loro bacini, e la pulizia dei greti fluviali e affluenti, ben più rilevante nella determinazione di eventi calamitosi e disastrosi come le alluvioni e le frane di fango. Davvero improvvida e disastrosa in tutto il territorio marchigiano è stata la costosa, ma pagante in consenso elettorale, opera di rettificazione degli alvei fluviali e costruzione di nuovi argini che hanno eliminato naturali zone di espansione. Questa pratica, sollecitata anche dai privati per l’acquisizione di aree edificabili o agricole, e diffusa negli ultimi 30 anni in tutte le aste fluviali agisce in maniera profonda riducendo i tempi di corrivazione. Le acque discendono più rapide e si ha incremento di forza erosiva e probabilità di frane e alluvioni. Per contro spesso la “pulizia dalla vegetazione” dei fossi, come pure la loro cementificazione, diffusissima in città e paesi, aggrava questo pericolo riducendo ancora i tempi di corrivazione. Le acque arrivano più rapidamente ai fiumi aumentandone a dismisura la portata ed i possibili danni e disastri.

Se si aggiunge l'indiscriminata cementificazione delle piane alluvionali, fatta spesso senza alcun criterio idrogeomorfologico, si possono ben comprendere le preoccupazioni del WWF. Riteniamo l’approccio fin adottato nella gestione dei nostri corsi d’acqua, del tutto sbagliata, più politico che coerente con le moderne direttive scientifiche di salvaguardia. Non pensare di agire sui tempi di corrivazione, considerare il corso d’acqua come solo un canale, denotano quanto poco o niente gli amministratori si siano preoccupati di gestione ambientalmente e corretta del territorio. Gli interventi fino ad oggi fatti hanno di molto peggiorato la sicurezza idrogeologica del nostro territorio. E ciò nonostante le sollecitazione del mondo culturale più avanzato, quello delle associazioni e tecnici ambientali. Il nostro paese non può permettersi di spendere ad ogni pioggia consistente decine di milioni di euro in danni, oltre ai lutti ed alle attività economiche bloccate per mesi in questi giorni in cui la manovra economica sensibilizza la gente sui maggiori costi di una gestione errata e populistica dei fiumi.

Per il WWF le strategie urgenti da adottare sono quindi: -garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo: la solo ingegneria idraulica, infatti, è insufficiente ed è necessario progettare anche con competenze di idrogeologia, ecologia, biologia della conservazione e pianificazione; - rivedere il 'Piano strategico idrologico' previsto dal Ministero Dell’Ambiente e della Tutela del mare e del territorio integrandolo con azioni diffuse di rinaturalizzazione sul territorio basata sul recupero della capacità di ritenzione e diffusione delle acque nelle zone collinari e montane da parte della vegetazione naturale; - riduzione progressiva e smantellamento di tutte le opere di rettificazione ed inalveamento forzato delle aste fluviali e bacino imbrifero con rimozione delle opere di cementificazione dei fossi: - recupero delle aree di esondazione naturale in pianura (ampliamento delle aree golenali, ripristino e ricostruzione zone umide...); - incremento della permeabilità diretta nel sottosuolo delle zone cementificate nelle aree industriali e antropizzate (pavimentazioni permeabili); -garantire una corretta aratura dei terreni in pendenza controllando davvero le cosiddette “arature a rittochino”, oggi vietate, che portano sedimenti a colmare i fossi di scorrimento e frane in terreno agricolo. - e, se non si vogliono spendere come danni e rimborsi ai cittadini, ripristino dei finanziamenti ordinari per la difesa del suolo drasticamente tagliati anche nell’ultima manovra.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-12-2011 alle 17:49 sul giornale del 15 dicembre 2011 - 1803 letture

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