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Piano socio-sanitario, le osservazioni del comitato 'Se Non Ora Quando'

Se non ora quando 4' di lettura 14/12/2011 -

Come donne dei Comitati “Se Non Ora Quando” (SNOQ) delle Marche, abbiamo qualcosa da dire al presidente Spacca e al Consiglio regionale sul nuovo Piano Socio-Sanitario che andrà alla discussione nelle prossime settimane.



Colpisce che non si dia conto dei tagli al personale, e quindi ai servizi, che ci sono stati e che continueranno il prossimo anno: ogni tre operatori che andranno in pensione se ne assumeranno solo due, molti precari storici non verranno rinnovati né stabilizzati, operatori di servizi di assistenza esternalizzati a cooperative rischiano il posto; si tagliano posti di lavoro in settori critici, dove lavorano in prevalenza donne.

Colpisce che non si dia conto, parallelamente, dei tagli ai servizi di prevenzione, cura e assistenza, che verifichiamo ogni giorno direttamente e da anni, i cui effetti ricadono con maggior iniquità sui soggetti più deboli: vogliamo citare, a titolo di esempio, le UMEE, ormai impossibilitate ad operare per mancanza di personale, con le famiglie di minori disabili o con difficoltà che sono spesso costrette a rivolgersi a privati a loro spese. Gli altri settori, in particolare quelli dell'integrazione socio sanitaria, sono in grande sofferenza

Un piano socio-sanitario non può essere una declaratoria generica di obiettivi e intenzioni. Un piano socio-sanitario serio deve indicare strumenti, risorse, tempi. In definitiva, non può esistere una seria programmazione dei servizi di cura e prevenzione senza una politica delle risorse, senza un piano di assunzioni e stabilizzazioni del personale, senza una riorganizzazione delle attività di assistenza e cura ai cittadini ed alle cittadine costruita a partire da scelte politiche nette, riconoscibili, eque e responsabili.

Siamo consapevoli che il Governo ha tagliato i trasferimenti alle Regioni. Ma siamo anche convinte che i tagli non possono scaricarsi sui cittadini, e sui più deboli fra loro; anziché tagliare i servizi alle persone, si potrebbero ridurre e razionalizzare le sovrastrutture di gestione ed eliminare i tanti organismi inutili e costosi del sistema sanitario marchigiano, i tanti centri di spesa e di clientela delle consulenze d’oro. Noi pensiamo che un Piano debba garantire il necessario supporto finanziario al funzionamento del sistema dei servizi alle persone; non farlo significa creare i presupposti di una deriva privatizzatrice dei servizi.

Investire nel sistema di protezione sociale della popolazione e nel diritto alla salute significa investire nella qualità della vita delle comunità e creare buona occupazione. In particolare occupazione femminile. Occupazione stabile, non proliferazione di precariati che danneggiano maggiormente le donne privandole di tutele anche per la maternità.

Questa Regione deve puntare sulle donne, non ci basta nel Piano Socio Sanitario un paragrafo dedicato alla “medicina di genere” per sentirci valorizzate, servono fatti.

Ci chiediamo come mai nel Piano si dica ripetutamente che la famiglia è al centro del sistema socio-assistenziale; secondo Costituzione sono le persone ad avere dei diritti; ci viene il sospetto che si enfatizzi tanto la famiglia perché non si garantiscono più livelli di assistenza; tanto, in famiglia, c’è sempre una donna disponibile a supplire alla mancanza di servizi.

Vorremmo che la regione Marche investisse seriamente nei servizi educativi e in particolare negli asili nido; troppe donne sono costrette a lasciare il lavoro, o non lo cercano, perché non trovano posto al nido, oppure perché non ce la fanno a pagarlo. Monetizzare i servizi attraverso family card o voucher con i quali rivolgersi ai privati, significa porre le premesse per lo smantellamento della rete dei servizi pubblici.

Vorremmo sapere se il Piano intende occuparsi concretamente, e non solo a parole, del rilancio e potenziamento della funzione dei Consultori pubblici, per svolgere le funzioni proprie di tutela della salute, della procreazione, della sessualità, delle relazioni di coppia e di famiglia, delle competenze di cura ed educazione delle nuove generazioni” come la stessa normativa regionale prevede, e tra queste funzioni il ruolo di supporto e assistenza alle donne, alla maternità responsabile come la legge 194 prevede, compresa la diffusione della contraccezione, anche di emergenza, per evitare gravidanze indesiderate e malattie trasmissibili sessualmente.

Vorremmo infine sapere come il sistema sanitario regionale si fa carico dell’applicazione della legge 194 nelle strutture pubbliche, compreso il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza per via chirurgica o farmacologica (RU486) nelle circostanze previste dalla legge, nel pieno rispetto della dignità della donna e delle sue scelte, comunque difficili.


da SNOQ - Se non ora quando
Coordinamento regionale Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-12-2011 alle 16:47 sul giornale del 15 dicembre 2011 - 1259 letture

In questo articolo si parla di sanità, attualità, donne, marche, Se non ora quando, piano socio-sanitario, SNOQ

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