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Aperture domenicali: no alla liberalizzazione

Igino Cacciatori 2' di lettura 25/11/2011 -

E' una posizione netta, dura se vogliamo, senza se e senza ma. Il Consiglio Regionale della Confcommercio Marche si esprime in maniera chiara e definitiva sull'annosa questione delle aperture degli esercizi in deroga e sulla liberalizzazione degli orari.



"Diciamo no – le parole del Presidente di Confcommercio Marche Igino Cacciatori –, ad una liberalizzazione delle aperture in deroga e degli orari che rischia di far piombare nel caos un settore già messo a durissima prova da una congiuntura economica sempre più stringente e devastante". Con la recente manovra, il governo si è orientato nella direzione di una liberalizzazione sfrenata senza una specifica distinzione tra le realtà territoriali, questione che aggrava il senso del dispositivo. Il ministero ha infatti stabilito che trattandosi di legge statale, quella che dispone la liberalizzazione degli orari, delle domeniche e delle altre festività per le città d'arte e le città turistiche, i comuni potrebbero liberamente adeguarsi autoriconoscendosi come comuni turistici e città d'arte (in questo senso va anche una disposizione in itinere del settore turismo che di fatto stabilisce che i Comuni marchigiani o sono turistici o città d'arte).

"Si tratta di un fatto gravissimo – dice il Direttore Generale di Confcommercio Marche Massimiliano Polacco –, e la nostra organizzazione è impegnata per fronteggiare questa deriva di regolamentazione selvaggia sia a livello nazionale che a livello territoriale con l'impegno nella regione Marche. Le norme varate dal governo sulle deroghe penalizzano i lavoratori e rischiano di accrescere i costi delle imprese ponendole di fatto in una situazione di ulteriore emergenza gestionale. La frontiera che dobbiamo perseguire è quella di nazioni come la Francia e la Germania ferme sulla questione delle chiusure calmierate e controllate in un regime di parità di intenti e di regole. Questa è la traccia che va perseguita mentre il sasso gettato nello stagno dal governo, che poi ha nascosto la mano, può portare ad una serie di interpretazioni pericolosissime nella sostanza avendo un effetto negativo pur mettendo, solo apparentemente, tutti sullo stesso piano".

"Non è in questo modo – conclude la Confcommercio Marche –, che si possono risolvere i problemi delle PMI. Le nostre imprese hanno bisogno di altre norme-scudo nel credito, in primis, nella programmazione e nella riqualificazione dei contesti socio-economico-urbanistici".


   

da Confcommercio




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-11-2011 alle 15:30 sul giornale del 26 novembre 2011 - 1127 letture

In questo articolo si parla di economia, confcommercio, ascoli, igino cacciatori

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