Ferrari (Utp): 'La manovra finanziaria rischia di essere letale per il trasporto pubblico locale'

autobus trasporto pubblico 5' di lettura 23/09/2011 -

Di seguito un articolo del Nostro Presidente Nazionale Dr. Massimo Ferrari in merito alla Manovra finanziaria e alla sua ripercussione sul trasporto pubblico locale.



La manovra finanziaria approvata nei giorni scorsi dal Parlamento rischia di essere letale per il Trasporto Pubblico Locale, inclusi i servizi ferroviari regionali, che costituiscono la gran parte dell’offerta su rotaia nel nostro Paese. Infatti, sono stati eliminati i tre quarti dei trasferimenti che il governo centrale destinava alle Regioni per far funzionare questi servizi: una misura senza precedenti che si aggiunge ai tagli pure consistenti già registrati negli ultimi anni.

Prima considerazione: evidentemente l’esecutivo - pur tanto sensibile alle proteste suscitate dall’ipotesi di abolire le Province ed i Comuni più piccoli o di innalzare le soglie per l’accesso alla pensione, per non parlare del tabù della Patrimoniale – ha ignorato le vibrate rimostranze dei presidenti delle Regioni (inclusi autorevoli esponenti del centro destra, come Formigoni e la Polverini), ritenendo che la mazzata al Tpl potesse essere digerita senza traumi. Per tutti si è espresso Roberto Castelli: "E’ ora che i treni si reggano sulle proprie gambe", portando le tariffe ai mitici “livelli europei”, di cui si continua a straparlare da venti anni ogni volta che si tratta di alzare il prezzo dei biglietti, senza accorgersi che i “livelli europei” in certi casi sono già stati raggiunti (provate a calcolare quanto costa un week-end in treno per una famiglia tipo!). E senza, per altro, eguagliarne neppure lontanamente gli standard qualitativi. Si continua, invece, ad ignorare – a causa della diffusa impreparazione sui temi della mobilità – che treni e bus sono contribuiti in misura variabile in tutte le nazioni europee (inclusa la Gran Bretagna, fortemente improntata da indirizzi liberisti in materia) e nordamericane. Togliere ogni sostegno al trasporto pubblico significa ucciderlo nel giro di pochi mesi, come di fatto successe in Argentina ed Uruguay negli anni del tracollo finanziario. Si può fare? Certo, ma bisognerebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente. E farsi carico, poi, delle conseguenze in termini di congestione, inquinamento, maggior infortunistica, minor libertà di movimento (uno di quei diritti costituzionali ormai sul viale del tramonto).

Seconda considerazione: che fare adesso per evitare la debacle? La Regione Campania – più realista del re – ha già eliminato da lunedì scorso il 40% delle corse della Cumana, il 35% dei treni della Circumvesuviana, ha chiuso il sabato e la domenica Metrocampania, ossia la metropolitana Napoli-Aversa, aperta al traffico solo un paio prima, dopo ingenti investimenti e lunghissima gestazione dei cantieri. Questo nell’area urbana più densamente popolata d’Italia, dove l’alternativa viaria afflitta da paralisi incombente. Cosa c’è da aspettarsi nelle Marche, in Molise o in Sardegna dove già ora le corse sono diradate, con intervalli talvolta di parecchie ore tra un treno e l’altro?

La Lombardia – dove il peso del pendolarismo è particolarmente forte – studia scenari alternativi:
secondo Biesuz, presidente di Trenord, per far fronte al buco, bisognerebbe aumentare le tariffe del 60% (e si porta ad esempio il prezzo di un biglietto da 4 euro che dovrebbe salire a 10, senza accorgersi che, in tal caso, il rincaro sarebbe del 150%! Ahi, la matematica…). Questo in una Regione che ha già aumentato nel 2010 le tariffe di oltre il 20%. Siamo proprio sicuri che gli utenti continueranno a salire in vettura e che non crescerà esponenzialmente l’evasione, già a livelli di guardia? L’alternativa sarebbe quella di eliminare 1.000 treni su 2.200, cancellando del tutto i servizi la sera, il sabato e la domenica, come da anni succede nel Salento, ma qui siamo in presenza di città con decine di migliaia di abitanti ed una fortissima mobilità ad ogni ora del giorno.

Forse ci sarebbe una via d’uscita, dolorosa, ma meno devastante, per cercare di salvare il salvabile ed ha cominciato, timidamente, ad accennarne l’Assessore lombardo, Raffaele Cattaneo, che pure lo scorso anno l’aveva recisamente esclusa: quella di un’accisa aggiuntiva di 5 centesimi sul carburante da destinare al Tpl. In fondo anche l’automobilista avrebbe qualche vantaggio nel fruire di strade meno congestionate, se i pendolari continueranno a viaggiare in treno. In caso contrario – si calcola nella sola Lombardia – le code nel 2012 aumenteranno di ben 6.000 chilometri. Come dire, un fiume ininterrotto di lamiera a passo d’uomo da Milano a Nuova Delhi. E poi, certo, si tratta di eliminare gli sprechi che ancora si annidano nel settore. Personalmente, però, piuttosto che i treni suggerirei di monitorare attentamente le corse di bus (sovvenzionate) che spesso circolano semi vuote e sacrificare quelle, magari incentivando i servizi a chiamata ed il car sharing. Le ferrovie, invece, vanno per quanto possibile preservate. Perché si tratta di un patrimonio infrastrutturale irrinunciabile (la strada non è minacciata di estinzione ed i bus, eventualmente, si potranno in futuro ripristinare, se ci saranno risorse disponibili). E poi perché il treno è l’unico mezzo competitivo con l’automobile, che, in mancanza di alternative, diventerebbe l’unica nostra risorsa a disposizione per spostarci (o, meglio, per rimanere bloccati nell’ingorgo perenne).


da Antonio Bruno
Segr. Prov. Associazione Utenti Trasporto Pubblico





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-09-2011 alle 17:22 sul giornale del 24 settembre 2011 - 1534 letture

In questo articolo si parla di antonio bruno, politica

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