Matteo Ricci difende gli enti locali a Montecitorio

Matteo Ricci Presidente Provincia di Pesaro e Urbino 1' di lettura 05/09/2011 -

A Montecitorio la mobilitazione unitaria portata avanti da Regioni, Province e Comuni contro "i tagli insostenibili ai servizi, ai cittadini e all’economia dei territori" assume oggi pomeriggio i connotati di una maratona “non stop”.



Gli amministratori, con la regia della triade Conferenza delle Regioni-Upi-Anci, si compattano per contrastare "le misure di carattere ordinamentale considerate sbagliate e offensive della dignità delle istituzioni territoriali e di chi le governa". Una presenza che serve "per dare un segnale forte contro i provvedimenti inseriti nel decreto all’esame del Senato". Mare di governatori, sindaci e presidenti di Provincia in platea. Ma a salire sul palco sono in pochi, una decina al massimo.

Tra gli amministratori "prescelti" per la difesa degli enti locali anche Matteo Ricci. Che sale sul palco della sala conferenze per sottolineare in maniera decisa un concetto: "Si stanno uccidendo i territori, a discapito delle fasce più deboli. Un grande rischio anche per la democrazia, che viene sempre più indebolita. E’ sbagliata un’impostazione che ha partorito l’antifederalismo tout court, tutto il contrario di quello che doveva essere e ci era stato detto….". Le conseguenze? "Più buche nelle strade, meno servizi sociali, meno cultura, meno risorse per la scuola.

Si è verificato, purtroppo, quello che avevamo previsto da tempo. Ed è così ovunque, in tutto il Paese. La riprova è la presenza di oggi". Dura la vita degli enti locali, tra trasferimenti quasi azzerati, vincoli fissati dal patto di stabilità e "dibattiti poco seri, che non colgono l’essenza della riorganizzazione dello Stato". Ma Ricci non molla perché la causa è nobile: "Serve cambiare marcia. Così non c’è futuro per i territori…"






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-09-2011 alle 15:02 sul giornale del 06 settembre 2011 - 1466 letture

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Vede, Presidente, per le Province - magari da sopprimere - si stà verificando, anche se in proporzioni ovviamente più grandi, quello che accadde con Prodi e la sua finanziaria che non trovò di meglio (per risparmiare) di sopprimere addirittura gran parte delle le Circoscrizioni, che erano - con rappresentanti democraticamente eletti - un piccolo esempio, un nucleo di effettivo
decentramento...
Quando si vuol sopprimere e basta, senza avere predisposto la riorganizazzione delle rappresentanze terrioriali (di base) del "dopo", si corre il rischio di di fare quelli che a Fano chiamiamo "i guadagn del castagnar"... Cosa sono ?
Se lo faccia raccontare da qualche fanese doc. Lì in Provincia ce ne sono...
Saluti.

Presidente,
mi sa che, non per sfiducia sui fanesi che stanno lì a Pesaro, è meglio che per il significato del detto fanese "I guadagn del castagnar" le trascrivo l'appunto che mi ha inviato il mio amico Guido Ugolini, studioso di dialetto e costumi fanesi:

"Carissimo Giorgio, “el guadagn del castagnar” è stato oggetto di una nostra conversazione un paio d’anni fa, in redazione- vecchia sede. Questa la spiegazione più accettata basandoci sui ricordi della nostra fanciullezza fanese: ‘el castagnar, puret, intirisit dal fred dla Bora che niva su dal mar fin du lu aveva el trabicul sal foc dla carbunela e la padela furèta, per en fnì cum un ghiaciol, apriva ogni tant el sac du tneva le castagn cot e bulent e ne magnava una bela, fumanta e calda da scutas i dit e la lengua, ma pro almen en muriva. Sol che prendne una e pu un’altra e pu’ un’altra ancora arivava a la fin del sac sensa avè fat un baioc. Insoma saria cum a di’:° taja machì, taja maquà, salvi el bilanc mo tla prendi tel sac... vot!.
Questo il senso della parobola, politica a parte.
G.P.

Grande Metauro, complimenti.
......ma questi le orecchie non ce l'hanno per ascoltare........fiato sprecato.
Cordialità.