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Goletta Verde, 11 i punti ad allarme rosso: foci di fiumi e torrenti sotto accusa

Goletta Verde presenta le criticità del mare 8' di lettura 05/08/2011 -

Le foci di fiumi e torrenti i talloni d’Achille del sistema depurativo marchigiano: sono 11 i punti segnalati dai biologi di Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente che ogni estate compie il periplo del mare italiano per diffondere informazione e sensibilizzazione su tutti i fattori che determinano la qualità delle acque, la gestione delle coste e gli abusi sul demanio, realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, di Corepla, Consorzio Ecogas e Novamont.



Ad illustrare i dettagli della istantanea scattata dai tecnici di Legambiente sul livello di inquinamento microbiologico delle acque regionali, questa mattina erano presenti Luigino Quarchioni, presidente di Legambiente Marche, Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde, Contrammiraglio Giovanni Pettorino, Direttore Marittimo delle Marche e Comandante del porto di Ancona, Franco Barbetti, direttore Tecnico Operativo del COOU, Luigi Ferrando, consulente sulle raccolte Novamont. Mettendo sotto la lente di ingrandimento punti critici, mala depurazione e rischi sanitari connessi, i biologi a bordo del laboratorio mobile di Goletta Verde, anche nelle Marche, hanno scattato un’istantanea, evidenziato tutte quelle località dove, per l’elevata presenza batteriologica, i livelli di inquinamento microbiologico meritano particolare attenzione. La situazione riscontrata dai prelievi effettuati lungo i punti individuati evidenzia delle falle considerevoli nel sistema depurativo regionale che riflette le proprie carenze proprio presso la foce di fiumi e torrenti. Specifichiamo che da due anni Goletta Verde ha deciso di campionare foci di fiumi, torrenti e scarichi di depuratori, quindi tratti di mare che per definizione sono interdetti alla balneazione, al fine di indagare l’apporto del carico batterico che arriva in mare da fiumi e scarichi, primo indicatore dei problemi legati alla depurazione.

Quella di Goletta Verde è un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi che costantemente e durante tutto l’arco dell’anno vengono condotti dalle autorità competenti. Passando al dettaglio dei dati monitorati, la provincia di Ancona, con l’esame delle acque campionate presso la Foce Esino, che insiste nel comune di Falconara Marittima, rientra nell’elenco delle località con problemi di inquinamento da batteri fecali: l’esame realizzato indica la presenza di unità formanti colonie doppia a quanto previsto dalla normativa e quindi viene giudicata come fortemente inquinata. Nella provincia di Ascoli Piceno, la Foce Fiumea San Benedetto del Tronto, che ricade proprio al confine tra l’Abruzzo e le Marche, è risultata inquinata. Nello stesso comune, il prelievo compiuto presso il depuratore, ha riportato un risultato fortemente inquinato. Nel comune di Grottammare, il campionamento effettuato alla foce del Torrente Tesino ha indicato la presenza di acque fortemente inquinate. Non migliore la situazione della Foce Fiume Aso, che insiste nel territorio del comune Pedaso, risultata anch’essa fortemente inquinata. Tre le segnalazioni nella provincia di Pesaro Urbino, la Foce Metauro, ricadente nel comune di Fano, dove sono stati prelevati campioni di acque fortemente inquinate, la Foce Fiume Foglia, che insiste nel comune di Pesaro, anch’essa fortemente inquinata e il Fiume Tavollo, afferente al comune di Gabbicce mare, dove le analisi compiute a valle del depuratore, indicano anche qui valori batteriologici superiori al doppio di quanto consentito dalla legge. Quest’ultimo punto segna proprio il confine tra le Marche e Emilia Romagna. Nella provincia di Macerata i nostri biologi hanno riscontrato altri due punti critici. Il primo, nel territorio comunale di Porto Recanati, dove, in località Scossicci, la Foce Musone è stata classificata come fortemente inquinata. Il secondo, campionato nel comune di Civitanova Marche, presso la Foce Chienti è risultato inquinato. Allarmante anche la situazione evidenziata dal prelievo condotto nelle acque della foce del fiume Tenna in località Marina Falerniese, appartenente al territorio comunale di Porto Sant'Elpidio: i valori batteriologici riscontrati risultano talmente alti da essere difficilmente quantificabili.

“Anche nelle Marche non possiamo che evidenziare la situazione di inquinamento causata da alcune foci, indice di una mancata depurazione e da scarichi fognari non adeguati – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde -. Un problema che purtroppo accomuna l'Italia intera. E' dal 1998 che il nostro Paese avrebbe dovuto mettersi in regola con i sistemi di depurazione delle acque reflue, come richiede la Direttiva Europea 1991/271/CE ma, ad oggi, la copertura del servizio in Italia arriva appena al 70% degli abitanti, lasciando una ampia parte della popolazione sprovvista di sistemi adeguati di trattamento delle acque. Il termine ultimo per adeguarsi - continua Carpentieri - era stato fissato a fine Dicembre 2005, ma a molti anni di distanza il "Belpaese" si ritrova con un sistema ancora deficitario e con l'ennesima procedura d'infrazione europea aperta a suo carico. L’obiettivo della comunicazione dei dati raccolti dai biologi di Goletta Verde, a caccia di foci di fiumi, scarichi sospetti e punti critici sotto il profilo della depurazione, è quello di stimolare le autorità competenti nazionali e regionali a sanare quanto prima queste situazioni". “Le analisi realizzate da Goletta Verde nella nostra regione espongono a chiare lettere la necessità di estendere impianti depurativi efficienti a tutto il territorio, e non parliamo solo dei comuni costieri che ospitano le foci incriminate ma anche dei comuni dell’entroterra a monte delle stesse foci – afferma Luigino Quarchioni, presidente Legambiente Marche -. Secondo un’elaborazione di Legambiente su dati Utilitas 2009 sarebbero 400.000 i marchigiani sprovvisti della copertura del servizio: risulta prioritario, dunque, adoperarsi per colmare questo deficit che di certo non rende onore alla nostra regione. Cosi come prioritario è tutelare i paesaggi costieri delle Marche che, come dimostrato dal nostro recente dossier sul consumo di suolo, sono sotto la morsa del cemento per ben il 58%. Questo significa – continua Quarchioni – che su 169 km di costa, le Marche contano ben 98 km di costa ormai trasformati a usi urbani e infrastrutturali. Vogliamo enfatizzare questo dato perché riteniamo che lo sviluppo sostenibile di un territorio debba passare sì dalla qualità delle acque e dalla capacità depurativa ma anche nell’ottica di un sistema che veda le coste tutelate dal cemento e da un forsennato consumo di suolo. Le due scommesse che lanciamo oggi sono dunque efficienza della depurazione e revisione del Piano Paesaggistico per fissare un vincolo di in edificabilità assoluta per i tratti di costa che non sono ancora contagiati dall’urbanizzazione”.

Per concludere con una nota positiva, il territorio marchigiano ha già iniziato un cammino verso la qualità, in cui istituzioni, cittadini e operatori si muovono sinergicamente verso un futuro dove qualità ambientale, il turismo sostenibile e lo sviluppo economico saranno coniugati all’unisono. Esempi concreti di tali esperienze sono le 14 località premiate con le vele della Guida Blu di Legambiente e Touring Club, dove vengono indicate quelle località caratterizzate da politiche attente al rispetto dell’ambiente che mettono in campo modalità di accoglienza turistica che si distinguono per la qualità dei servizi offerti e dei territori. Quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha detto in conferenza il direttore Tecnico Operativo del COOU, Franco Barbetti. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha sottolineato Barbetti - questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno nella Regione Marche il Consorzio ha raccolto 6.631 tonnellate di oli lubrificanti usati, un dato in aumento rispetto alle 6.081 tonnellate recuperate nel 2009: 3.316 in provincia di Ancona, 1.347 a Macerata, 987 ad Ascoli Piceno e 981 a Pesaro-Urbino e Fermo. Il Monitoraggio scientifico I prelievi alla base delle nostre considerazioni, vengono eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente, l'altra anima della Goletta Verde, che viaggia via terra a bordo di un laboratorio mobile grazie al quale è possibile effettuare le analisi chimiche direttamente in situ con l'ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell'acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità).



Scarica il pdf I punti critici delle Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-08-2011 alle 16:45 sul giornale del 06 agosto 2011 - 1819 letture

In questo articolo si parla di attualità, fiume, inquinamento, legambiente, mare, costa

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