Mario Andrenacci, Presidente Anci Marche interviene sulla manovra finanziaria

Mario Andrenacci 3' di lettura 21/07/2011 -

“I contenuti della manovra economico-finanziaria per gli anni 2012-2014 riguardanti il comparto dei Comuni sono in aperto contrasto e in palese violazione del processo di attuazione del federalismo fiscale e dei suoi principi fondanti ed irrinunciabili.



La manovra è inaccettabile perché ancora una volta prevede tagli insopportabili sui bilanci comunali, che seguono quelli già effettuati negli anni precedenti, in percentuali irragionevoli e del tutto sproporzionate rispetto al peso dei Comuni sul deficit della PA. I tagli andranno a colpire o azzerare la spesa per lo sviluppo e per investimenti e la spesa per il sociale, incidendo su un settore delicatissimo che già risulta ampiamente sottodotato rispetto ai bisogni reali. La manovra continua a proporre le misure già sperimentate lo scorso anno che evidentemente non hanno prodotto effetti positivi, data l’esigenza di un nuovo e pesante intervento. La manovra è iniqua, perché aggravando ulteriormente quanto già stabilito lo scorso anno, carica sulle spalle dei Comuni e degli altri enti territoriali l’obiettivo di riduzione della spesa pubblica. Infatti, mentre gli effetti derivanti dalla riduzione di spesa a carico delle amministrazioni centrali appaiono incerti e aleatori, i tagli sui fondi dei Comuni sono immediati e certi ed è la chiara negazione ed antitesi della prospettiva federalista e determina l’automatica interruzione del difficile percorso di attuazione del federalismo fiscale e della legge n.42 del 2009 che i Comuni, con senso di responsabilità, stavano portando avanti.

La manovra viola l’articolo 119 della Costituzione e la legge delega n.42 che detta i criteri generali di coordinamento della finanza pubblica, nonché appare in contrasto con i consolidati orientamenti della giurisprudenza costituzionale in materia di federalismo fiscale. La manovra mette in crisi gli stessi capisaldi che stanno alla base di un assetto istituzionale in senso federale non valorizzando, ma mortificando il ruolo delle Autonomie territoriali, il rapporto fra istituzione locale, territorio e cittadino, determinando il peggioramento dei servizi offerti, accentuando le diseguaglianze sociali, limitando l’autonomia politica degli amministratori e centralizzando, oltre ogni ragionevolezza ed esigenza di coordinamento, le scelte dei Comuni. La manovra assegna un obiettivo ai Comuni non conforme al peso che essi hanno sul deficit complessivo della PA e che non prende in alcuna considerazione lo sforzo fino ad ora compiuto per risanare i conti, pari a 3 miliardi di euro aggiuntivi rispetto alla manovra vigente che prevedeva una riduzione dei trasferimenti pari a 2,5 mld di euro ed un obiettivo di patto di stabilità di 2,5 miliardi. Per quanto riguarda il Patto di stabilità appare evidente che con il taglio sul versante delle entrate e la rigidità della spesa corrente l’alternativa a cui Comuni saranno chiamati sarà o cancellare voci di spesa essenziali o sforare il patto di stabilità, le cui regole risultano ottuse e irragionevoli. La manovra poi, in contrasto con i principi costituzionali di autonomia finanziaria e di gestione, riduce le entrate assegnate di ben 3 miliardi di euro; pertanto nel 2014 le risorse da più di 11 miliardi di euro passano a 7 miliardi di euro. Il patto di stabilità viene regionalizzato in modo da costruire un obiettivo unico regionale, individuando nelle regioni il soggetto che opera il coordinamento degli spazi finanziari sul territorio, ma mantenendo le sanzioni a carico dei comuni.

La manovra, prevedendo nel computo della spesa per il personale anche quella delle società ai fini del calcolo della soglia del 40%, determinerà il blocco certo dell’accesso al turn-over per il 90% dei Comuni, con effetti gravissimi sulla qualità e continuità di servizi essenziali.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-07-2011 alle 19:28 sul giornale del 22 luglio 2011 - 2508 letture

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