counter

Giorgi: 'Quote rose nei cda, reale parità?'

paola giorgi 2' di lettura 29/06/2011 -

Soddisfazione, addirittura gaudio emergono dalle reazioni all'approvazione della legge sulle parità di accesso nei Cda delle società quotate in mercati regolamentati. Mi associo alla soddisfazione dell' approvazione di una legge che, sicuramente, rimanendo nell' ambito delle quote, facilita la rappresentanza di genere: l'italia oggi è collocata all'ultimo posto tra i paesi dell' UE come rappresentanza femminile sia nelle assemblee elettive che nei consigli di amministrazione delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate.



La legge approvata alla Camera invece stabilisce che i cda delle società precisate sopra dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015, in caso di inadempienze sono previste delle forti sanzioni pecuniarie. Qualcuno ha definito questa legge “una svolta epocale”, a mio parere proprio le reazioni all'approvazione devono essere stimolo di riflessione. Le cosidette quote rosa oggi sono necessarie per cercare di accelerare un processo di reale raggiungimento della parità tra uomini e donne, ma non possono essere l'unico modo di agire. Affermare che una legge che incrementa la presenza delle donne solo su base numerica sia una svolta epocale è, a mio parere, culturalmente non soddisfacente soprattutto se penso che già alla fine del 1800 l'associazionismo femminile conduceva battaglie per la rappresentanza femminile nei cda delle opere pie! Giusto, vista la grave situazione di svantaggio, “riservare” posti, giusto in quanto la donna ha caratteristiche e specificità diverse rispetto agli uomini che rappresentano un valore aggiunto, ma se accanto ai posti non creiamo un tessuto sociale e culturale che permetta alle donne di espletare i compiti senza dover rinunciare al proprio ruolo di madre, non esiste pari opportunità.

Lo svolgimento di un ruolo pubblico, amministrativo o istituzionale che sia, necessita un impegno forte e una presenza costante, come fa una donna “ normale” ad onorarli se non ci sono adeguate leggi di conciliazione o servizi dinamici che rispondono ad esigenze che, anche con un secolo di ritardo, mutano? Mi vanno benissimo le quote di genere, ma se non si crea un tessuto di reale sostegno alle donne, la mia paura è che da quelle quote possano trarre vantaggio solo coloro che possono economicamente permettersi un sostegno privato.


   

da Paola Giorgi
Consigliere regionale IDV




Questo è un articolo pubblicato il 29-06-2011 alle 18:44 sul giornale del 30 giugno 2011 - 2733 letture

In questo articolo si parla di cda, quote rosa, Paola Giorgi

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve https://vivere.me/mJ9





logoEV
logoEV