Favia sulla posizione dell'Idv in relazione alla vicenda Fiat

david favia 3' di lettura 12/01/2011 -

E’ ormai evidente come la questione della Fiat abbia creato un precedente senza pari che inciderà inevitabilmente anche sulle realtà locali. Nell’occhio del ciclone, nelle Marche, c’è ad esempio la Cnh di Jesi (Ancona), azienda del gruppo Fiat (New Holland Italia) che produce trattori. Ma non si tratta solo del gruppo Fiat.



Il rischio è che il sistema “prendere o lasciare” possa coinvolgere tante altre realtà in crisi come la Fincantieri di Ancona che arranca da tempo e perde commesse senza aver ricevuto, almeno al momento, risposte e proposte significative. La materia è troppo delicata ed è evidente, per noi, che nessuna delle parti in causa ha solo torti o ragione: noi stiamo coi lavoratori.

Ed è per questo che non siamo d’accordo con chi se la prende con una sola parte senza analizzare e proporre. Condanniamo, ad esempio, chi come Forza Nuova pensa di risolvere tutto con sterili slogan affissi all’ingresso della Confindustria di Pesaro e Urbino. Il fatto è che non si possono ignorare gli standard dei principali stabilimenti europei e i nuovi vincoli del mercato comune. Se i sacrifici sono ragionevoli e indirizzati al recupero dell’efficienza e della competitività, in nome della tanto decantata globalizzazione, non ci si può permettere di mancare la sfida solo per combattere un nemico apparente. Bisogna dialogare con il cambiamento e venire a patti, non respingerlo come qualcosa di estraneo e terrificante.

Non si può infatti pensare che sia giusto sottostare ai ricatti di Marchionne sui diritti fondamentali della rappresentanza sindacale: e in questo stiamo con la FIOM senza se senza ma, e soprattutto stiamo coi lavoratori. Al tempo stesso non è corretto nemmeno fare barricate anacronistiche. Certo è che un referendum non potrà risolvere la situazione. Il fatto è che purtroppo si è andati troppo oltre. Saranno pochi, probabilmente, i lavoratori che avranno il coraggio di rischiare di perdere un posto di lavoro sicuro per l’incerto. E questo, purtroppo, a discapito di diritti fondamentali. In ogni caso noi stiamo coi lavoratori e pensiamo che sia giusto accettare, da parte di tutti, le loro decisioni, per quanto poco spontanee.

In tutto questo i sindacati sono nel mezzo. Qualcuno pronto a difendere il posto e lo stipendio a patto di chiudere un occhio, qualcun altro con gli occhi ben aperti e la possibilità di mandare per strada centinaia di famiglie. L’unico modo per riparare all’attuale situazione, che sembra senza uscita, è quello di fermarsi e fare un passo indietro. L’obiettivo da non perdere di vista è senza dubbio la salvaguardia del lavoro. Ma è la concezione di lavoro e di partecipazione ad essere cambiato nel tempo e non si può più far finta che non sia così. Bisognerebbe sperimentare un nuovo modo di intendere relazioni e ruoli. Serve più dialogo e maggior coinvolgimento degli operai. Servono incentivi, premi, obiettivi comuni da condividere per essere una squadra.

In altre parole serve un reciproco riconoscimento e oltre a questo, però, sono necessarie anche linee guida rigide che contengano la libertà di mercato entro orizzonti sicuri. Non è possibile, quindi, cedere al ricatto della globalizzazione intesa come livellamento di salari o minaccia di delocalizzazione. Non è possibile investire tempo, energie e soldi pubblici in progetti destinati a fruttare altrove. Non è possibile lavorare dignitosamente e con impegno senza avere la certezza di veder ricompensato il proprio merito e i propri sacrifici. Obiettivo comune, dialogo e una semplice, ma rigida regolamentazione. Con questi presupposti si potrebbero salvare anni e anni di contrattazione collettiva, evitando che un Marchionne oggi e un altro domani si possano arrogare il diritto di stipulare in autonomia le condizioni di lavoro ottimali.


da David Favia
coordinatore regionale IdV




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-01-2011 alle 17:49 sul giornale del 13 gennaio 2011 - 843 letture

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