Cna: microimprese, faro della ripresa

CNA 4' di lettura 12/10/2010 -

Sono 400 mila su un totale di 1,5 milioni. Le imprese artigiane di Marche, Emilia Romagna, Toscana e Umbria rappresentano l’elemento centrale del sistema produttivo delle loro regioni, contribuendo alla formazione del 18 per cento del Pil. E’ a loro che guardano con speranza i cittadini dell’Italia centrale per la ripresa dell’economia e il rilancio dell’occupazione.



A sostenerlo, è una ricerca dell’Istituto Freni di Firenze, realizzata su incarico delle Cna delle quattro regioni e presentata ad Ascoli Piceno. A commentare i risultati del sondaggio, dopo i saluti del presidente della Cna Marche Renato Picciaiola, sono stati chiamati il presidente dell’A.A.STER Aldo Bonomi, Luca Ferrucci dell’università di Perugia, Gian Luca Gregori dell’Università Politecnica delle Marche e Sergio Silvestrini, segretario nazionale Cna. A coordinare il dibattito il giornalista del Corriere della Sera Isidoro Trovato. “La Cna e le altre associazioni di categoria - ha sostenuto Renato Picciaiola - attraverso una forte azione di tutela degli interessi, debbono aumentare la capacità di rappresentanza della piccola e media impresa nei confronti delle istituzioni e delle altre forze sociali ed economiche sul territorio, perché dove è più forte la presenza dei piccoli e medi imprenditori è anche più elevato il benessere, migliori i servizi e più diffusa la coesione sociale.

Ma come valutano i cittadini il lavoro dei piccoli imprenditori? Sul piano degli aspetti negativi, la percezione è completamente dominata dal rischio economico (54 per cento), dal peso della responsabilità, sia nei confronti dei familiari sia dei dipendenti, dal poco tempo libero a disposizione. Ma il piccolo imprenditore trova più soddisfazione a fare il proprio lavoro, vi trova una realizzazione personale che molto spesso il lavoratore dipendente non ha. Ma la crescita delle piccole e medie imprese, secondo l’85 per cento dei cittadini di Marche, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, è frenata dalla concorrenza sleale dei paesi a basso costo del lavoro mentre quasi il 90 per cento denuncia le conseguenze del lavoro nero, che penalizza più di ogni altro proprio le aziende che rispettano le normative e gli obblighi di legge. “Le piccole imprese - ha affermato Sergio Silvestrini - sono e saranno ancora per molti anni un volano potente per il lavoro e per l’occupazione. Non vogliamo aiuti. Vogliamo credito a costi accessibili, una burocrazia moderna e non una corsa tra mille ostacoli della pubblica amministrazione, un fisco che aiuti l’impresa e il lavoro. Se qualcuno pensa che sia troppo lo dica!”. Sicuramente non lo pensano i cittadini e gli imprenditori intervistati dall’istituto Freni. Infatti, secondo quanto emerge dal sondaggio, il 90 per cento degli intervistati pensa che le piccole imprese sono il “cuore pulsante dell’economia” . Creano ricchezza e posti di lavoro in silenzio, senza ricevere agevolazioni e sussidi, rischiando in proprio, resistendo non solo a regole del gioco che cambiano in continuazione, ma anche alla concorrenza sleale e all’illegalità. Nella percezione dei cittadini la creazione di nuovi posti di lavoro è affidata principalmente alle nuove tecnologie (70 per cento) , all’informatica (65%) e all’assistenza alle persone (43%). Emerge inoltre il ruolo del turismo e delle energie rinnovabili come settori suscettibili di espansione e di nuova occupazione. Proprio per questo, secondo Luca Ferrucci, “in questo Paese occorre pensare ad una politica industriale che metta al centro i temi delle piccole e medie imprese. Negli ultimi anni vent’anni non si è visto nulla di serio in questa direzione . E’ giunto il momento di affrontare seriamente questi argomenti perché il gap che tutt’ora persiste tra politica e realtà economica non è più accettabile”.

Per Gian Luca Gregori “a superare prima la crisi saranno le imprese capaci di affermare il proprio marchio, di presentare prodotti di alta qualità e di fare reti per competere sui mercati internazionali”. Un concetto, quello delle reti commerciali necessarie per entrare sul mercato globale, che è stato ribadito anche da Aldo Bonomi, il quale ha inoltre sottolineato “la necessità di dare credito agli artigiani, rappresentanti di una realtà imprenditoriale flessibile e creativa, capace di mettere in rete idee, conoscenze, competenze, relazioni, innovazione.”






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-10-2010 alle 18:46 sul giornale del 13 ottobre 2010 - 632 letture

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