Calendario venatorio: la Lac ricorre al Consiglio di Stato

caccia 3' di lettura 11/10/2010 -

Dopo il pronunciamento del TAR Marche, che ha negato la sospensiva nel ricorso presentato contro il calendario venatorio regionale, la LAC - Lega per l’Abolizione della Caccia sta valutando, con i suoi legali, la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato.



Non convincono, infatti, le motivazioni addotte dal TAR Marche, anche perché quelle stesse “osservazioni”, inserite dalla LAC nel ricorso al calendario venatorio della Sicilia, erano state invece accolte dal TAR siciliano. In particolare, risulta inconcepibile quando il TAR delle Marche sostiene che la normativa europea non possa essere direttamente applicabile al calendario venatorio marchigiano, quando invece la nuova Legge Comunitaria la riprende fedelmente. Come pure è molto grave che nell’Ordinanza del TAR non venga tenuto in alcun conto il parere dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, che è l’organo scientificamente preposto al monitoraggio sullo stato di salute delle specie animali sottoposte a prelievo venatorio. Del resto, il perenne stato di agitazione in cui si trovano i dipendenti dell’ISPRA, quasi tutti giovani laureati con un futuro molto “precario”, nei confronti del Ministero dell’Ambiente, la dice lunga sulla considerazione che viene data da chi governa in Italia nei confronti dei nostri giovani laureati e nella ricerca in genere…

Nel nostro Bel Paese la gestione della fauna, per la legge “patrimonio indisponibile dello Stato”, quindi appartenente a tutti i cittadini, anche a quelli che a caccia non vanno, viene delegata alle varie Regioni, le quali poi, per opportunità politico-elettorali, a loro volta la delegano ad una esigua minoranza di cittadini (appena l’1%): i cacciatori! Una situazione inaccettabile, che peggiorerà in modo esponenziale quando verrà attuato, in tutte le sue forme, il tanto proclamato Federalismo, grazie al quale le Regioni faranno a gara a chi concederà più deroghe ai cacciatori. Anche le Marche, ovviamente, non fanno differenza, come nel caso del calendario venatorio. Solo che stavolta, per soddisfare troppo le “esigenze” della parte più becera del mondo venatorio, i nostri politici hanno finito con lo scontentare anche la parte più “responsabile” dei cacciatori, che ha criticato anch’essa pubblicamente il calendario.

In particolare la decisione di anticipare l’apertura della caccia al cinghiale, la forma di caccia più pericolosa, al 2 ottobre, in un periodo in cui sui passi montani è aperta anche la caccia alla migratoria, ma soprattutto quando gli alberi conservano ancora le loro foglie ed i boschi brulicano di raccoglitori di funghi, castagne, escursionisti ecc…, che possono quindi essere facilmente scambiati in prede da uccidere! Si comprende quindi quanto questa situazione sia esplosiva ed a rischio di incidenti, perché, come dimostrano purtroppo le statistiche stilate alla fine di ogni stagione di caccia, sono poi decine e decine i morti e centinaia i feriti tra i cacciatori e comuni cittadini causati da questo pericoloso “passatempo” riservato a pochi privilegiati.


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-10-2010 alle 17:17 sul giornale del 12 ottobre 2010 - 615 letture

In questo articolo si parla di attualità, caccia, Danilo Baldini

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