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Pil in calo del 3.4%, il reddito dei marchigiani scende a 25.380 euro

unioncamere 3' di lettura 28/09/2010 -

Prodotto interno lordo diminuito nel 2009 del 3,4 per cento. Le Marche si scoprono più povere sia delle altre regioni dell’Italia centrale (-2,0 per cento) sia della media nazionale (-3,0 per cento).



E’ quanto emerge da una indagine pubblicata da Unioncamere Marche e realizzata analizzando i dati forniti dall’Istituto Tagliacarne di Roma. “La flessione del Pil marchigiano” commenta il presidente Unioncamere Alberto Drudi “è dovuta ad una progressiva riduzione dei consumi delle famiglie residenti e degli investimenti delle imprese, anche se per quanto riguarda questi ultimi, siamo la regione che ha perso di meno (-6,2 per cento) dopo la Valle D’Aosta (-5,9). Per risalire la china occorre restituire fiducia alle famiglie e continuare a sostenere il sistema produttivo, soprattutto chi vuole investire in ricerca, innovazione e internazionalizzazione. Compiti che il sistema camerale e le istituzioni stanno cercando di svolgere nel migliore dei modi, mentre serve maggior sostegno dal sistema bancario regionale”.

Il Pil marchigiano a prezzi correnti, alla cui formazione concorrono il valore aggiunto dell’intera economia, le imposte indirette sui prodotti e le imposte sulle importazioni, lo scorso anno si è fermato a 39,9 miliardi di euro, rispetto ai 41,3 miliardi di euro dell’anno precedente. Per quanto riguarda singoli settori, il maggior contributo al Pil marchigiano è fornito dai servizi privati con 17,6 miliardi di euro ed un calo di appena lo 0,9 per cento rispetto al 2008. I servizi no profit hanno prodotto 6,9 miliardi di euro, con una crescita dell’1,3 per cento. A crollare sono state le attività agricole (-16,4 per cento) che si attestano su un Pil di 546 milioni di euro. Anche l’industria, che contribuisce al Pil delle Marche con 10,7 miliardi di euro, denuncia un calo del 9,2 per cento rispetto agli 11,8 miliardi dell’anno precedente. A pesare negativamente soprattutto la meccanica (-17,8) e il sistema moda (-9,0) mentre il settore delle costruzioni cresce del 4,1 per cento. Il quadro è ancora più negativo se si considera il Pil regionale a prezzi costanti del 2000. In tal caso si registra un calo del 5,4 per cento che coinvolge tutti i settori produttivi. Che il 2009 sia stato un anno difficile per l’economia regionale, lo si vede anche dall’esame del reddito medio per abitante che è stato di 25.380 euro, con una perdita secca di oltre mille euro rispetto ai 26.475 euro dell’anno precedente.

Nel 2009 gli investimenti delle imprese marchigiane, pur in calo del 6,2 per cento. sono stati pari a 7,8 miliardi di euro di cui 4,9 nei servizi, 2,4 nell’industria e 410 milioni in agricoltura. “Per fortuna” precisa Drudi “pur nelle difficoltà, le imprese marchigiane non si sono arrese ed hanno continuato a credere nella ripresa, evitando un crollo degli investimenti. Se abbiamo fatto meglio di tutte le altre regioni ad eccezione della piccola Val D’Aosta, il merito è di tutto il sistema istituzionale e sociale che non ha mai lasciato soli i nostri imprenditori”. Se questo è lo scenario attuale dell’economia marchigiana, come sarà il futuro? Per l’Unioncamere Marche, che ha disegnato gli scenari di previsione fino al 2013, dobbiamo aspettarci ancora un periodo di difficoltà seguito da un miglioramento della situazione per chi cerca un lavoro, con un ulteriore incremento del tasso di disoccupazione dal 6,6 attuale al 7,4 per cento alla fine del 2011 ed una discesa al 6,7 nel biennio successivo, mentre il valore aggiunto dovrebbe risalire dell’1,5 per cento per la fine del prossimo anno e di un ulteriore 2,1 entro il 2013. “Ma il futuro” conclude Drudi “è una terra incognita e dobbiamo unire i nostri sforzi per arrivare la 2013 in una situazione ancora migliore di quella descritta di nostri scenari di previsione”.


   

da Unioncamere




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-09-2010 alle 16:35 sul giornale del 29 settembre 2010 - 601 letture

In questo articolo si parla di economia, unioncamere

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