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Emergenza carceri, anche la Regione Marche faccia la sua parte

carcere montacuto 1' di lettura 27/09/2010 -

La drammatica vicenda del detenuto “forse” suicidatosi nel Casa circondariale di Ancona avvenuta, stando alle cronache, in seguito all’assunzione di un cocktail di farmaci pone in evidenza il problema dell’uso degli psicofarmaci in carcere e più in generale della sanità penitenziaria.



La situazione esplosiva presente in quasi tutti gli istituti di pena italiani è spesso blandita attraverso l’uso massiccio di psicofarmaci generosamente elargiti per mantenere una situazione di pace all’interno delle carceri. La pena, sempre più disumana, diviene pena sedata. In quest’ossimoro vi è tutta l’ipocrisia di uno Stato feroce che tenta di porre rimedio alla propria crudeltà “proteggendo” i detenuti isolandoli dalla realtà carceraria attraverso una gabbia farmacologica.

Se le indiscrezioni, che individuano la causa della morte del detenuto tunisino nel suicidio avvenuto mediante l’assunzione di un cocktail di farmaci, dovessero trovare conferma ci si dovrà interrogare su quanto e come il diritto alla salute dei detenuti venga realizzato all’interno degli istituti di pena marchigiani sia in termini di prevenzione (presidi di supporto ed aiuto psicologico) che di prestazioni offerte ai detenuti con particolare attenzione alla somministrazione di psicofarmaci. Dal 2005 le regioni hanno competenze e responsabilità sulla sanità penitenziaria, non vorremmo che questa ennesima tragedia fosse troppo semplicisticamente risolta nell’ormai argomento retorico del sovraffollamento carcerario.


   

da Associazione Radicali Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-09-2010 alle 19:51 sul giornale del 28 settembre 2010 - 586 letture

In questo articolo si parla di attualità, carcere, radicali, Associazione Radicali Marche, carcere montacuto

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