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La storia ritrovata: Ottorino Manni, la storia di un piccolo grande uomo

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Ottorino Manni

Torna "La Storia Ritrovata", forse la rubrica più amata e cliccata di Vivere Senigallia, curata fino al 2006 da Paolo Battisti.
Oggi la rubrica si trasferisce su Vivere Marche, dove è possibile leggere i vecchi articoli e trovarne uno nuovo ogni sabato.

Il 3 gennaio 1925 Benito Mussolini prese la parola alla Camera. Il fulcro del suo discorso può sintetizzarsi in questa affermazione: «Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c'è mai stata altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai». Quel discorso determinò l'avvento “ufficiale” della dittatura.

Due settimane dopo a Senigallia, il 17 gennaio, esalò l’ultimo respiro Ottorino Manni, anarchico, anticlericale, giornalista e scrittore. Il giorno dei funerali (in pieno regime fascista), nonostante la polizia avesse sbarrato le strade di accesso alla città e interrotto i collegamenti ferroviari, accorsero oltre duemila persone (una moltitudine, considerando i circa ventimila abitanti che all’epoca contavano Senigallia e le sue frazioni), molte delle quali provenienti dai paesi vicini. Alle 15,30 partì un corteo con in testa la fanfara cittadina. L’elogio funebre venne affidato a Sergio Sabatini (senigalliese, anarchico e poi comunista) sotto il controllo dei carabinieri, che, al termine della commemorazione, ordinarono agli intervenuti di disperdersi. Ma i presenti seguirono la salma fino al cimitero, dove assistettero all’inumazione.

Nel testamento, stilato alcuni mesi prima, Manni dava precise disposizioni per il funerale: “Niente preti, niente fiori, niente scenari di camera ardente, con relative candele accese ai lati della brandina”. Chi voleva spendere soldi, veniva invitato a destinarli alla stampa libertaria, o ai figli dei carcerati (disposizione che riguardò anche i suoi risparmi). Dettò anche il testo per la lapide: “Ottorino Manni – straziato da cento malattie – Sorretto da una sola idea – Tutto sfidò – Sempre lottò – Da forte – Le sue ossa alla terra – I suoi scritti alle genti-“.
Della sua scomparsa diedero annuncio tutti i maggiori fogli libertari italiani ed esteri. La notizia apparve anche su alcuni giornali non anarchici.

Manni era nato a Fano nel 1880, ma i suoi genitori si trasferirono a Senigallia quando lui era ancora molto piccolo. All’età di sei anni e mezzo venne colpito da una grave malattia (soffriva di un'anchilosi agli arti superiori e inferiori che gli ostacolava gran parte dei movimenti e che lo costrinse, per quasi tutta la vita, dentro casa) ma ciò non gli impedì di essere un osservatore attento ed un testimone prezioso del suo tempo. Torcicollo, poliartrite, nefrite, emorragie e poi crisi asmatiche e cardiache lo afflissero per tutta la sua esistenza. Nell’aprile del ’17 gli venne amputata la gamba sinistra, nel ‘21 l’arto destro.
Suonerebbe riduttivo però circoscrivere la figura di Manni ai suoi malanni fisici, dato che, seppure costretto all’immobilismo, il suo impegno e la sua passione civile lo resero un protagonista (non di primissimo livello, ma comunque rispettato e considerato) della sua epoca. La sua intensissima produzione giornalistica lo portò a diventare corrispondente di numerose testate (la maggior parte anarchiche) e, a fondare un periodico razionalista, “Il Solco” (il primo numero uscì il 4 maggio 1914, nel terzo numero comparve un intervento scritto di Benito Mussolini).

Manni dedicò tutta la sua attività di pensiero e di scritti alla lotta per la emancipazione degli oppressi e dei diseredati. L’obiettivo da raggiungere era quello di arrivare alla libertà sociale che, secondo il suo convincimento, si sarebbe potuta ottenere solo attraverso la via della rivoluzione.
Due furono le “presenze” decisive (anche se antitetiche) nella sua vita: Giovanni Mastai Ferretti (Papa Pio IX, senigalliese) ed Errico Malatesta (forse il più grande rivoluzionario italiano tra Ottocento e Novecento. Dedicò sessant’anni alla causa anarchica e fu uomo d'azione, teorico e grande divulgatore dei principi del movimento. In due momenti della sua vita eresse Ancona come centro dell’azione politica).

Manni, come dicevamo, inizialmente indirizzò le sue battaglie politiche distinguendosi come fervente anticlericale (la Chiesa vista come centro di potere da abbattere), poi fece dell'ideale anarchico la sua ragione di vita. Nei primi anni del novecento egli rappresentò un punto di riferimento centrale per i libertari di Senigallia e dei paesi e zone limitrofe, collaborando alla causa grazie agli scritti, ai dibattiti a cui riusciva a prendere parte e alle sue capacità organizzative. Da lui presero piede tutte le iniziative editoriali di stampo anarchico che animarono Senigallia fino all’ascesa del Fascismo. Un ruolo importante lo ebbe allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando, con la decisione di schierarsi conto l’intervento italiano nel conflitto, promosse una campagna antibellicista che riscosse un discreto interesse e che lo portò a divulgare e far conoscere le sue idee oltre i confini regionali.

Alcuni anni dopo la sua morte, a Manni verrà intitolata una targa, una via nel centro di Senigallia e un gruppo anarchico prenderà il suo nome.


Per la stesura di questo articolo ho attinto a piene mani dal volume “UN ERETICO IN PARADISO. Ottorino Manni: anticlericalismo e anarchismo nella Senigallia del primo Novecento”. Pubblicazione scritta da Roberto Giulianelli e stampata per i tipi della BSF edizioni (con il contributo del Comune di Senigallia e di Luana Angeloni, che ha scritto la presentazione del libro).


Ottorino Manni

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-05-2010 alle 15:44 sul giornale del 08 maggio 2010 - 2321 letture