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Acli: Primo maggio, il lavoro tra crisi e impoverimento

acli| 3' di lettura 29/04/2010 - La crisi economica non è affatto superata; anzi nei prossimi mesi, anche nella nostra regione, è destinata ad aggravarsi.

È vero che in Italia la cassa integrazione ha attenuato gli effetti più negativi della crisi, ma intanto la disoccupazione è cresciuta pesantemente e, se anche in alcuni settori oggi si notano i primi segni di ripresa della produzione, il numero dei disoccupati continuerà a crescere almeno per tutto il 2010. Su queste previsioni concordano tutti gli organismi internazionali, che periodicamente stanno monitorando l’andamento dell’economia dei singoli Stati europei e dei Paesi più avanzati a livello mondiale

Per questo la presidenza regionale delle Acli chiede ancora una volta che, accanto agli interventi volti a favorire la ripresa dell’economia, in Italia siano avviate serie politiche attive del lavoro per evitare che i costi sociali della crisi ricadano tutti sulle spalle dei più deboli: i lavoratori precari, i giovani, le donne, gli immigrati, le famiglie monoreddito. La crisi, quindi, richiede nuove politiche economiche, ma richiede anche nuovi strumenti normativi: servono le regole che impediscano nuove bolle finanziarie e le scelte capaci di realizzare quella “civilizzazione dell’economia” auspicata da Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate.

Negli ultimi decenni sono aumentate fortemente le disparità sociali; la diminuzione del potere di acquisto dei salari ha determinato un generale processo di impoverimento dei lavoratori; di contro, è cresciuta la quota di reddito derivante dalle rendite; in particolare, con la finanziarizzazione dell’economia è cresciuto il peso della finanza rispetto all’economia reale. Tutto questo ha avuto effetti dirompenti sulla vita di tanta gente. La perdita di centralità del lavoro, infatti, si è accompagnata ad una precarietà esistenziale percepita come crescente, con la conseguenza che molte persone si sentono sempre più sole nell’affrontare i problemi della vita quotidiana. La crisi ha accentuato questi processi aggiungendo ulteriori elementi di insicurezza.

A giudizio delle Acli, il lavoro è il bene su cui è necessario costruire più partecipazione e più cittadinanza, garantendo però quelle condizioni dignitose da tempo indicate dalla dottrina sociale della Chiesa. Perché si possa parlare di lavoro dignitoso, occorre che ai lavoratori siano garantite alcune tutele: un’indennità per tutti e non solo per alcuni in caso di perdita del lavoro; una progressiva stabilità e una pensione decente; ed occorre che siano riconosciuti alcuni diritti fondamentali: alla sicurezza e alla salute, a una retribuzione adeguata, a una formazione permanente, alla possibilità di conciliare tempi di vita e di lavoro.

Sono queste le richieste avanzate dalle Acli anche a livello nazionale. Sono queste le urgenze che vanno affrontate nel nostro Paese. Ma perché ci si muova in questa direzione, la persona, la sua dignità, il suo lavoro, i suoi legami sociali, devono tornare ad essere centro e misura dell’economia e della politica. Un’occasione per ribadire tutto questo sarà la festa regionale del 1° maggio con le ACLI che avrà luogo presso il campo sportivo di Aspio Terme di Camerano.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-04-2010 alle 18:41 sul giornale del 30 aprile 2010 - 593 letture

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