IdV: Favia interviene in commissione Affari costituzionali

david favia 3' di lettura 11/03/2010 - Nella giornata di ieri l’on.David Favia dell’IDV è intervenuto ai lavori della I Commissione permanente Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni relativamente al Decreto legge 29/2010: Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione.

In particolare Favia, dopo aver definito imbarazzante la relazione introduttiva svolta dal relatore Giuseppe Calderisi del Pdl, in quanto vi si è in sostanza ammesso che il decreto in esame tende soltanto a risolvere il problema venutosi a creare per il Popolo della libertà nel Lazio, ha espresso l’auspicio che il provvedimento sia ritirato. “Non è infatti possibile cambiare le regole del gioco a gioco iniziato – ha sottolineato Favia - soltanto per trovare soluzione ad un problema interno di un partito dovuto a faide intestine.

Non c’era, d’altra parte, alcun bisogno del decreto: i listini in Lombardia e nel Lazio sono stati ammessi con provvedimento degli stessi uffici elettorali, quindi sulla base di un’autotutela amministrativa. Ma se anche i meccanismi di garanzia già esistenti non avessero funzionato, si sarebbe comunque dovuto affrontare il problema dopo le elezioni, non nell’imminenza delle stesse e nel pieno della campagna elettorale. Al di là di queste considerazioni di opportunità politica, ritengo che il provvedimento sia incostituzionale per più ragioni: in primo luogo perché non sussistono i presupposti di necessità e urgenza richiesti dall’articolo 77 della Costituzione per l’adozione di un decreto-legge; in secondo luogo perché la materia elettorale è sottratta alla decretazione d’urgenza e riservata alla legge formale del Parlamento, come si ricava dall’articolo 72, quarto comma, della Costituzione; in terzo luogo perché, trattandosi di elezioni regionali, la materia su cui incide il decreto è riservata alla legislazione regionale, ai sensi dell’articolo 122 della Costituzione; da ultimo, perché, com’è di per sé evidente, vengono violati gli articoli 2, 3, 48, 49 e 51 della Costituzione”.

Quanto al cosiddetto favor electionis, cui si è richiamato il Governo, Favia ha ricordato che nonostante si tratti di un principio importante, lo stesso certamente non può prevalere sul rispetto delle regole. “Non si può rimediare all’errore di singoli – ha detto al riguardo Favia - prevaricando le regole generali. Venendo al dettaglio dell’articolato, giudico insensato il comma 1 dell’articolo 1 del decreto, in base al quale la presenza nei locali del tribunale dovrebbe equivalere alla presentazione effettiva della lista. È evidente a tutti, infatti, che, soprattutto nelle grandi città, i tribunali hanno sedi così ampie che non è possibile accertare chi sia presente al loro interno ad una data ora. Non è possibile, dal punto di vista pratico, considerare presentata una lista se non sia stata materialmente consegnata in cancelleria. Parimenti ritengo che stravolga l’ordinamento il principio stabilito dal comma 2 dell’articolo 1, secondo cui, in particolare, la regolarità della autenticazione delle firme non sarebbe inficiata dalla presenza di una irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro della autorità autenticante: sarebbe come dire che un rogito notarile deve ritenersi valido anche se mancante della firma del notaio. In conclusione, ribadisco l’auspicio che il decreto-legge sia ritirato,convinto che, in ogni caso, la sua emanazione rappresenti una delle peggiori pagine politiche della legislatura fino a questo momento, come ben hanno capito anche tanti elettori del centrodestra”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-03-2010 alle 18:46 sul giornale del 12 marzo 2010 - 523 letture

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