Silvetti (Pdl): \'Merloni, sostegno ad operai e niente delocalizzazioni\'

daniele silvetti 5' di lettura 10/03/2010 - Daniele Silvetti, candidato al consiglio regionale per il Pdl nella circoscrizione provinciale di Ancona, illustra la sua ricetta per superare la crisi della Merloni e chiede un nuovo piano energetico per le Marche.

Daniele Silvetti, lei è consigliere regionale uscente per il Pdl in cerca di riconferma. Come sta portando avanti la campagna elettorale?
“Sto organizzando incontri su tutto il territorio, dove stanno lavorando i miei gruppi storici. Ho diversi amici che mi danno una mano per Ancona, ma che mi aiutano anche sul resto della provincia. Stiamo facendo una campagna elettorale con i convegni sui temi e con le classiche cene. Sono moderatamente ottimista, e al tempo stesso realista: punto alla riconferma, visto che sono anche nel coordinamento provinciale del Pdl provinciale, quindi c’è un tipo di consenso sulla persona ed uno più strettamente legato al ruolo politico”.

Nella scorsa legislatura ha seguito da vicino l’iter della legge regionale sui rifiuti e l’approvazione del piano casa. Cosa non la convince di queste due leggi?

“Semplicemente, la Regione ha voluto prendere iniziativa senza tener conto delle necessità dei territori. Sulla questione dei rifiuti, non sono stati risolti i problemi dei comuni, soprattutto per gli aspetti più pratici. La Regione si è lavata le mani su questioni fondamentali, come la discarica di Filottrano e quella di Cingoli. Non ha risolto il problema dell’affidamento delle operazioni di raccolta e smaltimento di rifiuti. Il piano casa, invece, è un palliativo che prevede troppi vincoli e troppi lacci per le categorie produttive. Il piano nazionale approvato dal governo consentiva di lavorare con margini di tempo maggiori, mentre la giunta regionale, condizionata dai propri equilibrismi politici interni, ha partorito un mezzo pasticcio”.

Questione energia: come giudica l’attuale piano energetico ed ambientale regionale?
“Partiamo da un presupposto: questa regione ha un deficit energetico che supera il 50%. E questo è un dato di fatto, non una considerazione politica. L’altro dato di fatto è che questo piano energetico regionale è del tutto inadeguato, perché non prevede nessuna programmazione su base provinciale. Prendiamo la provincia di Ancona: abbiamo la raffineria Api, la turbogas di Jesi, la riconversione Sadam e il rigassificatore che dovrebbe sorgere a largo di Porto Recanati. La nostra provincia è satura, e dobbiamo fermarci. Anche le altre province dovranno farsi carico delle responsabilità energetiche. Personalmente, io sono a favore delle fonti rinnovabili, e credo che rappresentino la strada più percorribile”.

Le fonti rinnovabili sembrano mettere d’accordo Spacca, Rossi e Marinelli. Sul nucleare, invece, sembra esserci più confusione. Il vostro candidato Marinelli, a tal proposito, è sembrato molto scettico.

“Io sarei favorevole al nucleare. Per me è un’energia pulita, che ha dimostrato di poter dare buoni frutti in nazioni molto vicine a noi. Penso alla Francia: producono talmente tanta energia che possono esportarne una parte, producendo ricchezza. Ma è chiaro che il tema del nucleare, in campagna elettorale, rischia di essere un boomerang per chiunque”.

Occupazione: la Merloni sembra essere al centro dell’interesse di un acquirente cinese. Come valuta questa prospettiva?
“Prima di tutto, vanno salvaguardati i lavoratori. La crisi era prevedibile, per certi versi: da tempo si sapeva che la Merloni era in grossa difficoltà, ed è stato fatto di tutto per poter nascondere il caso Merloni dietro al paravento della crisi internazionale. Ad ogni modo, io ho più volte proposto alla Regione l’istituzione di un sussidio sociale per le famiglie che stanno vivendo il dramma della disoccupazione. E’ da qui bisogna partire. Solo successivamente si potrà pensare alla salvaguardia dell’impresa e di tutto l’indotto: la sospensione degli studi di settore, per un certo periodo, potrebbe essere un incentivo per stimolare la ripresa. Quanto all’ipotesi cinese, sarà da vedere se gli acquirenti decideranno di andare fino in fondo. Sarebbe preferibile cercare un acquirente italiano, che abbia a cuore le problematiche dei lavoratori e del marchio. E da protezionista, direi che si deve scongiurare qualsiasi ipotesi di delocalizzazione”.

Confindustria sembra avere una ricetta completamente diversa dalla sua, soprattutto in materia di delocalizzione.

“E’ un problema loro. Dovessi governare da domattina, penserei ad incentivare l’internazionalizzazione, cioè la promozione del marchio, non certo il trasferimento di linee produttive in altri paesi”.

Sarebbe favorevole al prolungamento della cassa integrazione per un altro anno?
“Si. L’anello debole della catena, al momento, è proprio l’operaio. Proteggere il dipendente, allo stato attuale delle cose, deve essere la priorità”.

Il Pdl è ancora alle prese con il “caos liste” in Lazio e in Lombardia. Non c’è il rischio di una caduta di immagine del partito, con conseguenze anche nelle altre regioni?
“Nell’immaginario comune si, è sicuramente un fatto negativo, soprattutto nelle due regione interessate. Ricadute elettorali in altre regioni, però, non credo ci saranno. Dove ci sono liste forti e candidati motivati con progetti seri, tutta questa vicenda passerà in secondo ordine. Il problema vero, comunque, non è tra ex An ed ex Fi. Dobbiamo ragionare sulla natura stessa del Pdl: prevale la concezione di un vero partito strutturato con regole ben precise, o l’immagine di un partito leggero ostaggio dei vari leader locali? Sarà sicuramente una questione che verrà affrontata dopo le elezioni”.

Il vostro candidato presidente, Erminio Marinelli, sembra essere molto forte nel civitanovese e nel fermano, ma è ancora poco conosciuto nel resto della regione. Può essere limite?
“C’è indubbiamente una difficoltà. Le province di Ancona e Pesaro sono le più popolose, ed è proprio su queste che Marinelli deve puntare per cercare di farsi conoscere di più. Deve fare un investimento, in termini di presenze. Anche perché ha già saputo dimostrare di essere un candidato capace e che conosce i problemi del territorio. Per questo dovrà impegnare risorse e tempo per farsi conoscere ad Ancona e Pesaro. Ad Ascoli, invece, sarà molto forte Massimo Rossi, ma potrebbe essere un problema più per il centro-sinistra che per noi, visto che abbiamo già vinto alle elezioni provinciali, e dove credo potremmo contare anche sui voti di una parte dell’Udc”.






Questa è un'intervista pubblicata il 10-03-2010 alle 17:00 sul giornale del 11 marzo 2010 - 1097 letture

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