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I dati di Banca d\'Italia sull\'economia regionale

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Presentato martedì il sondaggio autunnale della Banca d\'Italia sull\'economia regionale cui hanno preso parte 135 imprese delle Marche.


Secondo i giudizi degli imprenditori, rimane negativo il livello degli ordini, con cali del fatturato del 70 per cento, il doppio rispetto a quanto rilevato nello stesso periodo del 2008. Le aziende industriali (con almeno 20 addetti) che hanno fornito a Bankitalia il loro giudizio sulla crisi, prevedono un nuovo periodo di stagnazione nel 2010. Solo un dieci per cento, le “ottimiste” che si aspettano nei prossimi mesi segnali di ripresa. Non c\'è da stupirsi del clima poco speranzoso, visto che la stessa Confindustria Marche ha messo in evidenza nei mesi scorsi come la produzione industriale nei primi sei mesi del 2009 sia calata del 13%, più accentuata nel settore della meccanica seguita a ruota da tessile, calzature e mobili. Un terzo delle aziende interpellate da Bankitalia ha ammesso di aver ridimensionato gli investimenti e un quarto del totale prevede ulteriori riduzioni nel 2010. A peggiorare il quadro delle imprese industriali, la previsione per metà di esse di chiudere l\'esercizio del 2009 senza utili: la restante metà si divide tra un 20 per cento che prevede utili e un 30 per cento che si aspetta di chiudere in perdita.


La fase recessiva nella nostra regione coinvolge in misura maggiore l\'attività edilizia, seguita dal terziario. Non si salva neanche l\'export che secondo il report della Banca, nel primo semestre 2009 ha visto diminuire l\'attività del 28,9 per cento, sopra la media nazionale che ha registrato un calo del 24,2 per cento. A farne le spese soprattutto le esportazioni per il settore degli elettrodomestici (-40 per cento), del mobile (-30 per cento), del tessile (-20 per cento). Il mercato del lavoro è rimasto invariato per numero di occupati nei primi sei mesi del 2009 (stime regionali Istat), soprattutto per via di iscrizioni in anagrafe di residenti stranieri. I lavoratori che pagano di più lo scotto della recessione sono i precari, che hanno visto ridurre il numero di contratti a termine del 14,3%, soprattutto tra le donne. Così nei primi nove mesi del 2009 si è intensificato il ricorso alla cassa integrazione guadagni (Cig): le ore complessivamente autorizzate sono aumentate del 242% rispetto 2008.



Questo è un articolo pubblicato il 11-11-2009 alle 10:07 sul giornale del 12 novembre 2009 - 743 letture