Abitazioni in aree a rischio idrogeologico, il 77% dei comuni marchigiani

7' di lettura 22/10/2009 - Una regione sottoposta al rischio di frane e alluvioni: il 99% dei comuni delle Marche sono classificati a rischio idrogeologico e il fenomeno interessa tutte le cinque Provincie della Regione.

Il 77% delle amministrazioni che hanno risposto alle interviste ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 18% delle municipalità monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 48% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con grave rischio non solo per l\'incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Ancora, nel 9% dei casi presi in esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive turistiche, ad esempio alberghi o campeggi.

Sono alcuni dei dati emersi dal check-up sottoposto ai comuni marchigiani da Ecosistema Rischio 2009, l’indagine curata da Operazione Fiumi - la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico, realizzata nella tappa marchigiana in stretta collaborazione con la Regione Marche-Dipartimento Protezione Civile - presentata questa mattina in conferenza stampa, ad Ancona, da Paola Tartabini, portavoce Operazione Fiumi, Luigino Quarchioni, presidente Legambiente Marche, Leonello Negozi, responsabile fiumi Legambiente Marche, e Roberto Oreficini Rosi, direttore del Dipartimento Protezione Civile della Regione Marche.

Numeri che delineano il quadro di un territorio fragile, dove sono 243 i comuni a rischio frane o alluvioni, e che puntano il dito contro uno sviluppo urbanistico e un uso del territorio e delle acque poco rispettosi delle limitazioni imposte dal delicato assetto idrogeologico. Così, nonostante l’83% delle amministrazioni monitorate preveda nei propri piani urbanistici vincoli di edificabilità per le zone a rischio, un abbondante 77% dei comuni presenta abitazioni in tali aree. E le delocalizzazioni procedono a rilento: solo nel 7% dei casi, infatti, sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio e in appena l’1% dei comuni si è provveduto a delocalizzare strutture industriali. È evidente, quindi, che questi vincoli devono essere ulteriormente rafforzati.

Una regione, le Marche, con un sistema di Protezione Civile efficiente ed avanzato che sin dal terremoto del 1997, che colpì Marche ed Umbria, ha dimostrato tutta la sua capacità ed efficacia nell\'intervenire. In questi anni il sistema di Protezione Civile è maturato e migliorato fino a specializzarsi in stretta collaborazione con Legambiente, anche nell\'intervento della messa in sicurezza dei Beni Culturali, come ne è stata prova l\'azione congiunta in occasione del disastroso terremoto d\'Abruzzo.

Segnali positivi arrivano per quanto riguarda la pianificazione dell’emergenza e l’organizzazione della protezione civile locale. Un sostanzioso 86% dei comuni, infatti, ha predisposto un piano d’emergenza con il quale fronteggiare situazioni di crisi come frane e alluvioni, e il 51% delle municipalità ha aggiornato tale piano negli ultimi due anni. Buono anche il livello di organizzazione e diffusione del sistema di protezione civile, con il 65% delle amministrazioni che hanno attivato una struttura di protezione civile attiva 24 ore su 24.

Pesa sulla diffusa esposizione delle Marche al rischio idrogeologico, inoltre, una politica di informazione alla cittadinanza frammentaria e poco consistente. Sebbene l’informazione alla popolazione su quali siano i rischi, sui comportamenti individuali e collettivi da adottare in caso di calamità e sul piano d’emergenza predisposto dal proprio comune, rappresenti una delle principali attività di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, soltanto il 33% delle municipalità intervistate è attiva su questo fronte. Simile la situazione per quel che riguarda la realizzazione di esercitazioni: il 31% delle amministrazioni ne ha organizzata almeno una nel proprio territorio durante l’ultimo anno.

“Regione, Province e Comuni delle Marche sembrano aver posto le politiche delle protezione civile tra le priorità di lavoro – commenta Paola Tartabini, portavoce Operazione Fiumi – mentre c’è ancora molta strada da fare sul fronte delle politiche di mitigazione del rischio di frane e alluvioni. Secondo Ecosistema Rischio 2009, infatti, soltanto il 35% dei comuni marchigiani svolge un lavoro positivo di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico. Occorre inserire nelle priorità dell’agenda politica locale, dunque, una seria politica di riduzione del rischio. Tenendo ben presente che intervenire non vuol dire definire un elenco di opere da fare, ma più concretamente scegliere la sicurezza della collettività”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Luigino Quarchioni e Leonello Negozi, rispettivamente presidente e responsabile fiumi Legambiente Marche. “Nelle Marche abbiamo un efficiente apparato di protezione civile. – spiegano congiuntamente Quarchioni e Negozi – Tutto ciò da un lato ci tranquillizza ma dall\'altro i dati del Dossier ci spingono a chiedere alle istituzioni, più coraggio in controlli ed investimenti per potenziare l\'attuazione di azioni preventive, utilizzando magari i volontari per un estensivo, continuo e costante monitoraggio del territorio. Per questo siamo convinti che intervenire per mettere in sicurezza il territorio e realizzare una corretta politica di manutenzione del sistema fluviale regionale è il modo più efficace per mitigare i danni connessi a eventi calamitosi come frane ed alluvioni. Tanto più in una Regione dal fragile assetto idrogeologico come le Marche dove manutenzione e messa in sicurezza del territorio potrebbe generare anche tanta buona e sana economia.”.

L’eccellenze regionale nella prevenzione e nella mitigazione del rischio idrogeologico è rappresentata da Pesaro. Nonostante la presenza di alcune strutture in aree classificate a rischio, infatti, l’amministrazione si è attivata per avviare interventi di delocalizzazione sia di abitazioni che di fabbriche. Inoltre, è stato realizzato un piano d’emergenza aggiornato e sono state organizzate iniziative d’informazione rivolte ai cittadini ed esercitazioni. Positiva anche l’esperienza di Monte Roberto (An), dove sono stati avviati interventi di delocalizzazione di abitazioni. L’altra faccia della medaglia, invece, è rappresentata dai comuni di Torre San Patrizio (Fm) e Montemaggiore (PU) nei quali, pur essendo presenti molte strutture in aree esposte a pericolo non sono stati avviati interventi finalizzati alla mitigazione del rischio.

Intervenuto alla presentazione di Ecosistema Rischio 2009, Roberto Oreficini Rosi, direttore del Dipartimento Protezione Civile della Regione Marche, ha sottolineato l’impatto dei mutamenti climatici in atto sul rischio idrogeologico. “In questi ultimi anni – ha spiegato infatti Oreficini Rosi - si è assistito ad una recrudescenza dei fenomeni alluvionali e di dissesto idrogeologico, causati anche dalla frequenza delle situazioni di condizioni meteorologiche avverse. È perciò indispensabile alzare la guardia, soprattutto rispetto alla necessità di assicurare la corretta gestione dei terreni agricoli e del reticolo idrografico minore, nonché la costante manutenzione degli apparati urbani di raccolta e convogliamento delle acque. Tutto questo è possibile anche grazie alla collaborazione delle organizzazioni di volontariato opportunamente formate, anche per l’informazione alle popolazioni interessate”. Il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, ha invece evidenziato che l’indagine ha ancora una volta messo in risalto l\'importante ruolo che svolgono i Sindaci nella nostra Regione, sia per la predisposizione e gestione dei piani comunali di protezione civile, sia per l’adozione delle misure di prevenzione necessarie a mitigare i rischi, sottolineando comunque la necessità che lo Stato metta a disposizione con urgenza le risorse necessarie per intervenire nei casi di maggior criticità.

Con Operazione Fiumi, Legambiente rilancia il suo impegno per la realizzazione di una seria politica di risanamento di un territorio che risulta ancora troppo fragile, per non dover mai più assistere a inondazioni annunciate. Oggi si chiude la tappa marchigiana della campagna, nel corso della quale l’equipaggio ha organizzato una giornata di informazione dedicata alle scuole, a Fermo, e una giornata di volontariato per la pulizia della foce del Tenna, a Porto Sant’Elpidio.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-10-2009 alle 17:01 sul giornale del 23 ottobre 2009 - 780 letture

In questo articolo si parla di attualità, jesi, legambiente, operazione fiumi





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