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comunicato stampa

La PFM a San Benedetto

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Toccherà alla Pfm “collaudare” il nuovo impianto di insonorizzazione del Palazzetto dello Sport.

Il 10 ottobre alle ore 21.30 la storica band del progressive rock italiano si esibirà nell’impianto di viale dello Sport. Canterà nella prima parte il meglio di Fabrizio De André, nella seconda parte dello spettacolo il repertorio classico. Lo show organizzato da Piceno Eventi è stato fortemente voluto dall’assessore alla Cultura Margherita Sorge che si è detta “onorata di ospitare il gruppo rock che meglio rappresenta l’Italia nel mondo, per inaugurare il Palazzetto insonorizzato”. I tecnici comunali sono soddisfatti dei lavori condotti dalla ditta Lino Marini di Castorano per l\'installazione di uno speciale controsoffitto insonorizzante. Il prof. Patrizio Fausti, docente di Fisica Tecnica all\'Università di Ferrara, deve valutare se sia necessario qualche ritocco dopodiché il Palasport sarà pronto ad ospitare concerti con tempi di riverberazione molto ridotti e quindi con un\'acustica migliorata. Anche le manifestazioni sportive, naturalmente, potranno svolgersi in un clima acustico più confortevole.

L\'intervento, coordinato dal Comune di San Benedetto, è stato possibile grazie ad un contributo della Carisap. I materiali, su indicazione del prof. Fausti, sono stati acquistati in Francia, presso la ditta Rockfon. Costo dei biglietti: 18 euro parterre, 20 euro gradinata. A chi acquista il ticket d’ingresso viene regalato un biglietto della lotteria della festa del patrono San Benedetto Martire. Info biglietteria 0736.981746 www.picenoeventi.it info@picenoeventi.it

Il 1979 fu l’anno dello storico tour Fabrizio De André-PFM Quello spettacolo diventò poi un doppio album, ancora oggi pietra miliare nella discografia della canzone d’autore italiana. In omaggio a Faber e dopo lo straordinario successo delle scorse tournée PFM ha deciso di suonare ancora, con gli arrangiamenti originali, le canzoni più significative di quell’evento. Nota di Franz Di Cioccio, cantante della Pfm: “Spesso non ci si rende conto del ruolo che si gioca nel momento in cui si “gioca”. Si fa quello per cui ci si sente predisposti, cercando di dare vita a tutti quei sogni e utopie che ci si porta dentro fin da ragazzi. Il rock italiano, quando la PFM era ancora I QUELLI, non esisteva ancora; La musica italiana poteva contare solo su cover o su alcuni buoni autori ed interpreti, come Battisti, e poeti cantautori dalla forte personalità come De André, che proseguiva la tradizione della cosiddetta scuola genovese. Noi della PFM, dopo una lunga gavetta come session man, decidemmo di far confluire in un unico stile immaginifico e psichedelico tracce di studi classici, influenze jazz, musica popolare e sano buon rock di matrice inglese. Lo si chiamava impropriamente pop, ma poi si scoprì essere rock progressivo. Noi volevamo solo suonare ciò che sapevamo suonare e ciò che ci piaceva. Volevamo dimostrare che l’Italia poteva esprimere la propria musicalità alla pari con le tendenze dell’epoca. Volevamo non essere più la periferia dell’impero. De André in quel decennio, sia come autore che come musicista, ebbe un ruolo primario.

Noi, come QUELLI, lo incontrammo al tempo de LA BUONA NOVELLA. Fabrizio incarnava ciò che di poetico ognuno di noi si portava dentro. Le sue storie erano frustate ai benpensanti, erano la lente per guardare in fondo alle nostre coscienze, erano lo specchio dove erano riflessi anche i destini degli ultimi e dei più emarginati. Fabrizio era capace di rimodellare la realtà sofferente e farla diventare poesia. Come musicista ha sempre cercato una sponda collaborativa insieme ai suoi compagni di viaggio, con l’idea di non essere schiavo di mode e modi, ma seguendo un percorso più vicino ai canoni dell’avventura e della curiosità. La non ripetitività nell’arte è sempre un buon esercizio per salvaguardare la creatività. Bisogna sempre spingere là dove ci sono zone inesplorate, dove si potrebbero incontrare difficoltà, per poter arrivare a scoprire qualcosa di eccitante. PFM ha sempre fatto ogni disco differente dal precedente e anche Fabrizio aveva questa strana sana attitudine. L’idea del tour venne a me. Mi ispirai ad alcuni ricordi e riflessioni della nostra ultima tourneé americana: la voglia di sperimentare la nostra capacità espressiva a servizio di canzoni e poesie, così le chiamo io, per dare ai colori della musica tutto il suo splendore. In Usa erano frequenti le collaborazioni, Dylan con The band, Jackson Brown con gli Eagles, insomma un modo di sublimare forme di espressioni musicali in un unico affresco.

Noi, artigiani della musica, (il nostro nome trae lo spunto dalla manualità. come in una bottega artigiana), ed il poeta cantante. Mi sembrava la più bella cosa per chiudere il decennio di utopia. Versi poetici, ma taglienti come lame, in uno scorrere di musica dolce e robusta, dove ogni colore incide direttamente sulle parole, facendole diventare, con la voce di Fabrizio, uno splendido affresco musicale. Non fu facile, ma il tempo ha saputo ricompensare la nostra e la spregiudicatezza di Faber”.


Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-10-2009 alle 14:08 sul giornale del 05 ottobre 2009 - 1274 letture