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Jesi: pizzaiolo cubano ucciso con 14 coltellate. Catturati i presunti assassini

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Via Pastrengo, 3 a Jesi. Il luogo del delitto.

Ucciso per aver difeso la sua ragazza dalle avances e dai commenti troppo espliciti di due sudamericani incontrati poco prima in centro. Vittima e presunti carnefici si conoscevano. Pino Ariel Osvaldo Bravo, pizzaiolo di 33 anni, cubano residente a Jesi insieme alla fidanzata in via Pastrengo al civico 3 è stato massacrato a coltellate davanti al portone di casa.

I suoi presunti aguzzini, un 33enne dell\'Ecuador e un 25enne colombiano entrambi operai, sono stati fermati dai carabinieri. Oggi l\'interrogatorio di garanzia.


L\'omicidio si è consumato nella notte di sabato, intorno alle 2, in pieno centro. Dalla ricostruzione effettuata dai carabinieri di Jesi - coordinati dal comandante Carmelo Grasso - sembra che i fidanzati e i due aggressori si conoscessero. Le avances dei due operai nei confronti della donna erano continue, poi sabato sera l\'incontro casuale in centro.
All\'ennesimo inopportuno commento, Pino Bravo avrebbe risposto per le rime, allontanandoli.
Ne era scoppiata una lite, ma solo verbale.

Poi intorno alle 2, quando la coppia era rincasata, gli aguzzini sarebbero tornati in via Pastrengo. Con una scusa avrebbero chiesto all\'uomo di scendere, forse per chiarire quanto avvenuto poco prima. E invece, gli stavano tendendo una trappola mortale. Il cubano è stato raggiunto da una raffica di fendenti.

L\'arma del delitto, probabilmente un coltello da cucina della lama di 33 centimetri di lunghezza, rinvenuta vicino all\'abitazione dai militari. O forse, con un secondo pugnale, non ancora ritrovato. Gli esami del medico patologo sulle ferite da taglio presenti sul corpo del giovane cubano stabiliranno se a ucciderlo è stata una sola lama o se i pugnali erano due.


Ferito, sanguinante e allo stremo delle forze, il pizzaiolo si è trascinato fino a corso Matteotti, davanti alla Tabaccheria Grilli. Era ancora vivo e stava cercando forse di raggiungere la vicina caserma dei carabinieri. Ma i suoi aguzzini lo hanno finito con un altro fendente, affondato con inaudita violenza e che gli ha reciso un ramo dell\'aorta toracica.

Sembra che un testimone oculare abbia assistito alla scena e abbia poi raccontato tutto agli inquirenti. Nella sua ricostruzione compare un terzo uomo, straniero, forse un connazionale della vittima che mentre i due assassini si davano alla fuga in vicolo Consonni (che sbuca in via Dell\'Asilo e Mura Occidentali, davanti al bancomat e all\'ufficio postale) tentava invece di chiedere aiuto. \"Ho visto un ragazzo sanguinante - ha detto il testimone ai carabinieri - steso a terra, davanti alla tabaccheria. Un altro che a prima vista sembrava dargli un pugno all\'addome, poi mi sono reso conto che invece aveva in mano un coltello... e un altro ragazzo che, impietrito per lo choc, poco distante cercava di fermare le poche auto di passaggio in quel momento e chiedere aiuto. Poi sono arrivate le ambulanze\". Sono stati i carabinieri ad accorgersi di quanto accaduto e dare l\'allarme al 118. Ma quando i sanitari sono arrivati sul posto, il cubano era già in fin di vita.

Trasportato d\'urgenza al pronto soccorso dell\'ospedale al Viale della Vittoria, Pino Bravo è morto poco dopo mentre i medici stavano predisponendo la sala operatoria e le sacche di sangue per una trasfusione, nel disperato tentativo di salvargli la vita. La profonda ferita che ha reciso un ramo dell\'aorta toracica ha provocato uno choc emorragico e quindi l\'arresto cardiocircolatorio. La salma è stata trasferita nel vicino obitorio, a disposizione dell\'autorità giudiziaria che con ogni probabilità disporrà un esame autoptico.

Intanto la caccia agli assassini ha portato ai primi arresti. Sono finiti in manette un 33enne ecuadoregno, fermato appena venti minuti dopo il fatto e un 25enne colombiano, raggiunto poco dopo. Decisiva la testimonianza della convivente della vittima, del testimone oculare e di alcuni residenti della zona. I carabinieri hanno anche acquisito i filmati delle telecamere di sicurezza della banca e delle Poste, per confrontare orari e supportare le indagini in corso. Con ogni probabilità, oggi il magistrato procederà con l\'interrogatorio in carcere.

Sembra che nella tarda mattinata di domenica sia stata fermata anche una giovane donna di origine bulgara, forse la fidanzata o la convivente di uno dei due assassini. La sua posizione è ancora da chiarire. Ma da quanto si è potuto apprendere, sarebbe stata sottoposta a fermo di polizia giudiziaria con l\'accusa di favoreggiamento. La donna avrebbe cercato di confermare o fornire un alibi a uno dei due arrestati. Si trova ora rinchiusa al carcere di Villa Fastiggi di Pesaro in attesa dell\'interrogatorio di garanzia. Nelle prossime ore potrà incontrare il suo legale, l\'avvocato Moreno Giaccaglia di Jesi, che dovrà ricostruire le ultime ore di quella donna e stabilire le sue responsabilità nell\'omicidio che ha sconvolto la città di Jesi.



Via Pastrengo, 3 a Jesi. Il luogo del delitto.

Questo è un articolo pubblicato il 06-07-2009 alle 19:38 sul giornale del 06 luglio 2009 - 1249 letture