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Legambiente: ridurre il prelievo di cava inoltre si può

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\"10 mila cave abbandonate e 5.725 in funzione. Per regolarne la gestione un regio decreto del 1927 e metà delle Regioni senza un piano cave. Tariffe di concessione bassissime, addirittura inesistenti nel Meridione, a fronte di un giro di affari di circa 5 miliardi di euro l’anno per il solo indotto creato dagli inerti. E’ la situazione delle cave in Italia nel 2009\".

Un panorama che, dalle Alpi Apuane alla Sicilia, passando per Caserta e l’alta Murgia, il far west calabrese e la costa toscana, riflette un preoccupante stato di caos e arretratezza amministrativi e degrado del territorio. La fotografia è stata scattata da Legambiente, in un dossier presentato ieri nell’intento di fare il punto su politiche e competenze e capire le spinte che muovono un settore strettamente intrecciato con quelli dell’edilizia e delle infrastrutture.



Nel 2006 in Italia sono state consumate quasi 47 milioni di tonnellate di cemento, per una media di 813 chili per ogni cittadino a fronte di una media europea di 625. Tra i grandi Paesi europei, solo la Spagna presenta una situazione peggiore della nostra. Tra il 1999 e il 2006 in Germania e Regno Unito il consumo di cemento diminuisce. La normativa nazionale di riferimento è ancora un Regio Decreto del 1927, un testo che rispecchia l’idea di un settore da sviluppare, sfruttando le risorse del suolo e sottosuolo al di fuori di qualsiasi considerazione territoriale, ambientale o paesaggistica. Le regole per l’attività estrattiva dovrebbero essere dettate dalle Regioni (che però non adeguano ancora i canoni) a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. In almeno metà del Paese, dunque, la situazione è di grave emergenza Sono pochissime, poi, le Regioni che escludono dall’attività estrattiva aree di rilevante interesse ambientale.



Nella nostra regione spiccano gli introiti modesti (meno di 1 milione di euro l\'anno) della regione se confrontati col volume d\'affari generato con la vendita del materiale. Per Legambiente ridurre il prelievo di materiali e l’impatto delle cave nei confronti del paesaggio è quanto mai urgente e possibile.



“Per uscire dalla crisi economica occorrono investimenti ma occorre anche promuovere riforme che spingano l\'innovazione nei settori– spiega Luigino Quarchioni, Presidente di Legambiente Marche -. Ridurre il prelievo di cava inoltre si può, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei e si deve evitare un impatto ambientale che altrimenti avrebbe un\'entità evidente. Le quantità più rilevanti di materiali estratti ogni anno nelle Marche sono utilizzati per l’edilizia e le infrastrutture: quasi il 60% di quanto viene cavato sono inerti, principalmente ghiaia e sabbia e altri materiali per il cemento. Occorre ridurre il prelievo grazie al riciclo degli inerti e rivedere profondamente i canoni di concessione. In molti Paesi europei il riciclo di inerti ha già superato il 90%; l’Italia è solo al 10% ma grazie a macchinari e centri di riciclo più grandi e organizzati può fare un salto di qualità a standard europei”.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-05-2009 alle 15:41 sul giornale del 28 maggio 2009 - 863 letture