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Elezioni 2008: maggiore spazio per la montagna

montagna 3' di lettura 01/04/2008 - “Abbiamo bisogno che tutti i candidati al governo del Paese considerino politicamente, progettualmente ed economicamente la valenza di risorsa globale e di patrimonio nazionale della montagna, affermata nella Costituzione, articolata nella legge sulla montagna del 1997 e scandita, nel tempo e nello spazio, dall’Orologio dell’Appennino, custodito nel monastero di Fonte Avellana, le cui lancette reclamano significativi spostamenti in avanti”.

Con queste parole Teodoro Bolognini, responsabile del progetto “Vivere la montagna, vivere di montagna”, realizzato da Legacoop Marche insieme a sei partner fra Centrali cooperative ed organizzazioni professionali, ha presentato all’hotel Jolly di Ancona, insieme ad Agci Marche, le proposte dei firmatari della Carta di Fonte Avellana, siglata il 18 maggio 1996 per promuovere lo sviluppo sostenibile nel territorio montano marchigiano, ai candidati premier e ai candidati alla Camera e al Senato.


La lettera è stata sottoscritta dagli Enti, fra cui la Regione Marche, dalle associazioni, dalle organizzazioni di categoria e dall’Associazione Bartola, che avevano già aderito alla Carta di Fonte Avellana. “Siamo a chiedervi – ha spiegato Bolognini -, come elettori e come portavoce dell’esperienza della Carta, di riservare alla comunità di montagna ospitalità sociale, accoglienza politico-culturale, diritto di cittadinanza, opportunità di occupazione nei vostri progetti di governo.


Per noi, infatti, la più grande opera pubblica di cui ha bisogno il Paese è ancora la messa in sicurezza del territorio, per mettere così insieme le ragioni della montagna con quelle della città. Crediamo che valga sempre il detto ‘Montagne gestite, pianure sicure’. Ogni lavoratore della montagna costa, in media, 25-30.000 euro l’anno. Se in una Finanziaria fossero previsti 500 milioni per questa voce, potremmo creare, in un solo anno, almeno 15-20.000 nuovi posti di lavoro”.


Le montagne sono un terzo della superficie d’Italia, un quarto delle Marche, pari a 260.000 ettari di boschi. La regione è al terzo posto nazionale per indice di franosità, dopo Lombardia ed Emilia Romagna. Ai candidati, viene chiesto di pensare ad uno sviluppo sostenibile in cui il riassetto idrogeologico, la gestione delle foreste e dei suoli, la manutenzione del territorio, la multifunzionalità delle cooperative e delle imprese agricole nel gestire produzioni, paesaggio, ambiente concorrano alla difesa del suolo, alla regimazione idraulica, al miglioramento delle foreste, alla prevenzione degli incendi e delle alluvioni, alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, come richiesto dal protocollo di Kyoto.


Quello che continuiamo a sostenere – ha detto Dom Salvatore Frigerio, presidente Collegium Scriptorium Fontis Avellanae – è la necessità di intervenire per trasformare la montagna da problema ad opportunità. Dall’esperienza della Carta di Fonte Avellana è nata, in questi anni, una rete di relazioni e di concertazione con le pubbliche amministrazioni che sta costruendo opportunità di sviluppo, di tutela, di equilibrio ambientale.


La stessa tutela, che per secoli hanno garantito, sul territorio, i monaci benedettini, dovrebbe essere ottenuta tramite azioni di governo per il bene di coloro che abitano la montagna e di chi, in pianura, possa comunque goderne e non subire le conseguenze di una cattiva gestione”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-04-2008 alle 01:01 sul giornale del 01 aprile 2008 - 792 letture

In questo articolo si parla di regione marche, legacoop, politica, cooperative, montagna





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