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Ancona: Neues vom tage e l'attualità del teatro

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Tra i pensieri ricorrenti capita spesso di avere quello, ossessivo, della novità.
Viviamo in un epoca nuova, profondamente diversa dal passato, per cui appaiono difficili i confronti con la mentalità e i problemi delle generazioni che ci hanno preceduto.
È una riflessione frequente, in tempi di globalizzazione e di internet, di velocità imposta alle parole e ai fatti, di notizie digerite con sempre maggiore voracità.
Poi ci s’imbatte in uno spettacolo in una sera d’inverno alle Muse e si scopre che, in realtà, molto poco si è inventato da settant’anni a oggi.

di Fabrizio Chiappetti
redazione@vivere.marche.it

È precisamente questa la sensazione che rimane dopo aver visto “Neues vom tage” di Paul Hindemith, nell’edizione curata magistralmente da Pier Luigi Pizzi. Le scenografie, sue anch’esse, immergono immediatamente lo spettatore nell’atmosfera della Germania degli anni della Bauhaus: un periodo insuperato nella creatività e nel design, reso ancora più affascinante dalle luci dalle tonalità compatte e decise.

Il dramma di Hindemith colpisce per la straordinaria attualità dei temi toccati, primo fra tutti l’immaturità delle relazioni tra uomo e donna, che vengono inserite all’interno di una società burocratizzata e cinica. Eduard (interpretato da Wolfgang Holzmair) e Laura (Gun-Brit Barkmin) non si sopportano più e decidono di divorziare. Ma le regole sociali impongono che si trovi una causa seria per il divorzio, ed ecco apparire la serissima agenzia del signor Hermann (Jon Ketilsson).

Quest’ultimo, incaricato di provocare l’incidente necessario alla causa, finisce per innamorarsi della volubile Laura e scatenare uno scandalo ancora più grande. E così i due coniugi si ritrovano al centro di un ciclone di spettacoli, interviste, articoli che raccontano ai quattro venti i loro affari privati. Fino al punto che non possono più smettere di essere quei personaggi litigiosi e vacui perché è proprio questo che il pubblico chiede: che Laura ed Eduard continuino a litigare.

Niente male per un’opera andata in scena per la prima volta nel 1929, e che critica così brillantemente il voyeurismo della società contemporanea. Ai cantanti va infine riconosciuto il merito di aver reso al meglio una partitura complessa, ricca di salti armonici, in cui anche la componente recitativa richiede grande attenzione.
Una prova certamente superata, e che potrà essere di nuovo ammirata nel corso della stagione estiva dello Sferisterio.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 31 gennaio 2008 - 1185 letture