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Senigallia: Gomorra, un brivido percorre la Fenice

4' di lettura 30/11/-0001 -
La forza cruda ed aspra di Gomorra, in scena sabato 26 Gennaio alla Fenice di Senigallia ad opera del Teatro Stabile di Napoli, ha toccato gli spettatori. La Camorra non si ferma a Napoli ed i suoi traffici arrivano a coinvolgere la nostra economia.

di Martina Moroni


Nel buio della sala due dita sfiorano il microfono: - "Si sente? Si sente? Bene si sente".

In piedi, un po' impacciato, con la sua camminata veloce e leggera, la parlata diretta e chiara, con le esitazioni e le ripetizioni del timido che parla in pubblico, l'attore Ivan Castiglione interpreta con la stessa enfasi e lo stesso sguardo arrabbiato il discorso che Roberto Saviano pronunciò il 26 Settembre 2006 a Casal di Principe contro il clan dei Casalesi.
Il suo discorso di indignazione e denuncia è il prologo che apre lo spettacolo teatrale "Gomorra" in scena sabato alla Fenice.

Ideato dall'attore Ivan Castiglione e dal regista Mario Gelardi Gomorra è tratto dall'omonimo libro di Roberto Saviano e documenta in maniera straordinaria il mondo della camorra e non solo. Il racconto-reportage di un ragazzo di soli 28 anni narra i meccanismi della camorra, del suo potere, dalla dimensione economica imprenditoriale a quella sociale ambientale. Primo romanzo di Roberto Saviano è stato pubblicato nel 2006 ed ha già superato 1 milione e 200 mila copie vendute in Italia, ha vinto numerosi premi ed è stato tradotto in 42 paesi ma è costato allo scrittore la sua libertà. Oggi Roberto Saviano vive costantemente sotto scorta lontano dalla sua terra.

La versione teatrale sceglie alcuni nodi scioccanti del libro e li espone come flash in una sequenza narrativa che non si limita a mostrare le proprie ferite, il dolore di fronte alla corruzione, al malaffare, all'assenza di futuro per le nuove generazioni ma dimostra che l'illegale sta alla base di ciò che appare legale.

Le cinque storie tratte dal romanzo sono intrecciate; Picatchu (interpretato da Francesco Di Leva) è capace di suscitare rabbia quando prende a calci un ragazzo per un'eccessiva dose di droga e suscita terrore quando punta la pistola in testa a Kit Kat ma anima pietà quando piange come un bambino per la morte del suo compagno.
A questi ragazzi non interessa sedurre quanto raccontare l'immateriale linea dei soldi, la mostruosa forza imprenditoriale che a Napoli fa più morti della strada (3700 vittime dal '79 ad oggi).

A fare da collante alle vicende dei protagonisti è proprio il personaggio Saviano: "Capire è l'unico modo che avete per difendervi" afferma il protagonista nel discorso che apre lo spettacolo.

In uno scenario che evoca un mezzo buio malsano, come se il sole non splendesse mai su questi luoghi corrotti, tra pilastri di cemento dissestati e tubi innocenti, si dipanano i due piani della scena quasi a rappresentare i due livelli, quello più basso della violenza animalesca armata di droghe scadenti e kalashnikov e quello più alto dei manager senza scrupoli che non si sporcano le mani, capaci di interrare tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia a poca distanza dai condomini e dalle loro stesse ville.

Un viaggio sconvolgente che si apre e si chiude nel segno delle merci, il porto di Napoli come centro. Tutto ciò che è merce transita da lì: tessile, armi, droga, turismo per finire con l'industria della "monnezza". Merci fresche e merci morte che sotto forma di scorie chimiche e scheletri umani vengono abusivamente riversate nelle campagne campane.
Un'analisi inquietante su cui riflettere perché abbiamo sviluppato l'erroneo pensiero che la mafia, la camorra, la 'ndrangheta non ci riguardano e sono legate solo a certe aree geografiche.

Portato in scena in modo reale, crudo, appassionato e brutale recitato da tutti gli interpreti con straordinaria intensità emotiva, Gomorra arriva al pubblico come un pugno allo stomaco, non ti fa star fermo sulla sedia, ti sbatte in faccia una verità che appartiene al nostro presente e non può non riguardarci.

Lo spettacolo si conclude con un messaggio che lancia un briciolo di speranza e che Saviano gira al pubblico: "Vengo da una terra in cui ai ragazzini insegnano che vita e morte sono la stessa cosa. Ma io so che vita e morte non sono la stessa cosa e che fino al termine di questa notte proseguirò questo viaggio. Non datevi pace".

Gli spettatori che sabato sera hanno riempito il teatro fino all'ultimo posto hanno portato a casa il segno di questo Gomorra come le 1000 impronte di sangue proiettate sulla scena e la difficile denuncia di un'omertà che coinvolge tutti poiché Gomorra non è un mondo a parte, i suoi traffici sono i nostri traffici.


Enzo Biagi intervista Roberto Saviano
Nel video l'intervista di Enzo Biagi all'autore del romanzo da cui è tratto lo spettacolo

   

EV




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 gennaio 2008 - 1154 letture

In questo articolo si parla di teatro, la fenice, redazione, senigallia, martina moroni

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