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Macerata: vertice per la bonifica del basso Chienti

3' di lettura 30/11/-0001 -
Giungere quanto prima alla definizione delle quote di riparto fra enti pubblici e privati e accelerare i tempi d’avvio della procedura della bonifica del basso bacino del Chienti, la cui falda acquifera è da molti anni inquinata a causa di solventi chimici utilizzati nell’attività industriale.

dalla Provincia di Macerata
www.provincia.mc.it


Queste le indicazioni emerse dalla riunione tecnica – operativa tenutasi nella sala del Consiglio della Provincia di Macerata e convocata dal presidente, Giulio Silenzi, per affrontare con gli enti pubblici coinvolti, ma anche e soprattutto con le associazioni di categoria e le imprese interessate, l’emergenza inquinamento del basso bacino del Chienti per la risoluzione della quale esiste già un progetto di massima, elaborato da Regione, Provincia e Arpam.

Nel corso dell’incontro Silenzi ha avanzato una proposta di riparto dei tre milioni di euro, previsti come costo di avvio della bonifica: un milione di euro a carico del Ministero, un altro milione a carico degli enti pubblici e il terzo milione di euro a carico dei privati. Com’è noto la Regione Marche ha affidato proprio alla Provincia di Macerata il ruolo di coordinamento degli interventi.

“Dobbiamo andare avanti e presentare al Ministero questioni concrete – è stato l’invito lanciato dal presidente della Provincia nel corso dell’incontro durante il quale Silenzi ha anche sottolineato – Vorrei incontrare al più presto Confindustria, le organizzazioni artigiane e le aziende private per definire le modalità di riparto degli interventi”. Ricordando il ruolo della Provincia di Macerata il presidente ha avuto modo di spiegare: “La funzione che svolgiamo non ci è propria ma è stata condivisa con la Regione che ci ha affidato il ruolo di coordinatori. Con la Regione stiamo anche scrivendo un documento in base al quale sarà definito un accordo di programma con il Ministero”.

Ad illustrare il progetto preliminare di bonifica predisposto da Regione, Provincia e Arpam è stato, nel corso della riunione, il direttore del Dipartimento provinciale dell’Arpam, Gianni Corvatta: “Su incarico del Ministero e della Regione – ha spiegato questi – abbiamo condotto un monitoraggio in zona che ci ha consentito di avere la chiara situazione del fenomeno. Sono stati individuate 23 sorgenti di contaminazione attiva in un’area di circa 26 chilometri quadrati. Lo stato dei luoghi alla data del novembre 2007 indica una contaminazione diffusa. Nel progetto che abbiamo predisposto abbiamo preso in esame le varie soluzioni tecniche possibili per intervenire: barriere idrauliche da sistemare a valle delle sorgenti di contaminazione, sistemi di pump and treat da installare in modo da poter procedere all’estrazione delle acque di falda e alla loro depurazione, predisposizione di trincee drenanti collegate a impianti di trattamento chimico fisico. Il costo stimato per il primo anno è di 3 milioni di euro”.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 20 dicembre 2007 - 956 letture

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